Cronaca
Da un articolo de La Stampa

Le leggende su Oxford e Cambridge (che i due atenei smentiscono)

Le leggende su Oxford e Cambridge (che i due atenei smentiscono)
Cronaca 27 Marzo 2015 ore 13:13

Il ragazzo sudava, la sua voce era tremante. Si trovava a un passo dal sogno, l’ammissione a Oxford. Tra lui e la realizzazione del sogno l’ostacolo più difficile da superare: il colloquio con i professori, dal cui giudizio dipendeva il suo futuro. Davanti a lui nessuno lo guardava negli occhi. A un certo punto un professore alzò lo sguardo: «Cos’è, per lei, il coraggio?». Il ragazzo rimase fermo, zitto. Si potevano sentire i suoni dei suoi pensieri ad ascoltare con attenzione. Ad un tratto si alzò e disse: «Per me il coraggio è questo». Poi lasciò l’aula. Poco dopo venne raggiunto dal professore che gli aveva posto la domanda e fu ammesso all’università. Questa è solamente una delle tante leggende che si raccontano sui test di ammissione a “Oxbridge” (Oxford e Cambridge, le due università più prestigiose d’Inghilterra), nate per rendere chiaro a tutti che entrarci non è affatto una passeggiata, anzi.

Il problema è che ora, questi racconti tra il veritiero e il fantasioso, che contraddistinguono da anni le ammissioni a “Oxbridge”, si sono ripercosse contro i due famosi atenei, che devono correre ai ripari contro la crescita irrefrenabile delle rivali e il calo di iscrizioni. Stando ai più recenti dati sulle capacità delle istituzioni accademiche in termini di ricerca, infatti, le università di Londra sono le nuove regine in Gran Bretagna. La London School of Economics è l’ateneo con la più alta percentuale di ricerche d’importanza mondiale sul totale dei lavori svolti dal suo personale e, per la prima volta in assoluto, anche lo University College of London sta davanti a Cambridge per qualità degli studi portati avanti dai suoi ricercatori.

 

 

Per questi motivi Cambridge ha tentato di correre ai ripari, realizzando un video per convincere gli studenti che queste leggende non sono vere, mostrando come avvengono in realtà le interrogazioni dei candidati. Non c’è nulla di così stravagante o misterioso, ma le domande non sono comunque mai banali. “Oxbridge” non è per studenti qualunque e gli incontri mirano soprattutto a verificare come gli aspiranti rispondono a nuove idee. Lo racconta il giornalista Vittorio Sabadin su La Stampa, che ricorda però che il Telegraph ci ha tenuto a sottolineare come, in ogni caso, i test non siano una passeggiata: chi vuole studiare matematica può sentirsi domandare «quanta storia si può contare?», e chi studia letteratura «che cosa possono raccontarci i romanzi sul passato che altre fonti non possono dirci?».

Eppure, negli anni, sono tante e, per certi versi, meravigliose le leggende nate attorno alle ammissioni a “Oxbridge”. Oltre a quella sul coraggio che vi abbiamo già raccontato, c’è anche quella che racconta come all’improvviso, mentre sei seduto a riflettere su una domanda, qualcuno ti lanci una palla da rugby. Se la prendi sei ammesso, se però la rilanci indietro non solo ti ammettono, ma ti danno anche una borsa di studio. Oppure quella secondo cui i professori, per valutare uno studente, gli danno una pesca: verificano che cosa il candidato si inventerà per non macchiare di succo gli abiti e la scrivania, e soprattutto si faranno un’idea del suo senso pratico guardando alla fine dove mette il nocciolo. Queste storie nascono dall’idea che gli insegnanti cerchino sempre in qualche modo di prendere gli studenti di sorpresa, per valutarli in base a come reagiscono. In realtà il segreto di ogni ammissione a “Oxbridge” resta la preparazione e non il temperamento.

 

 

Ce n’è una, però, di leggenda che resiste a ogni epoca, ogni generazione, ogni video e ogni smentita: quella che il modo più sicuro per venir ammessi è avere un titolo nobiliare. E resiste probabilmente perché un fondo di verità c’è. I cognomi, a “Oxbridge”, contano e non è un caso che, dai tempi dei Normanni, la maggior parte degli iscritti si chiami Darcy, Percy, Montgomery o Mandeville, tipicamente riferibili a storiche casate britanniche. Insomma, se siete il più tipico e anonimo dei signor Smith (l’equivalente del nostro signor Rossi), non vi resta che studiare (QUI potete trovare l'esempio di un test per Cambridge). E, per non sapere né leggere né scrivere, allenarvi a prendere al volo una palla da rugby o a mangiare una pesca senza sporcare. In bocca al lupo.

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