Cronaca
Dietro c'è anche un buco da 115 mld

Le novità sulle casse di previdenza e il litigio tra Padoan e gli ordini

Le novità sulle casse di previdenza e il litigio tra Padoan e gli ordini
Cronaca 29 Ottobre 2015 ore 10:05

Fra le varie norme che comporranno il testo definitivo della legge di stabilità per il 2016 ce ne saranno diverse che andranno a toccare, naturalmente, il settore previdenziale. Un campo parecchio impervio e dissestato, quello delle pensioni, su cui gravano parecchie incognite e rispetto al quale è sempre più complesso trovare la giusta alchimia per far funzionare a dovere numeri e parametri. Fra i vari ritocchi alle norme vigenti che verranno senz’altro messi a punto, alcuni riguarderanno le casse previdenziali dei professionisti. Si tratta di quei 20 istituti che si occupano delle pensioni, e non solo, di circa il 10 percento dei lavoratori italiani, ovvero quelli che fuoriescono dall’area dell’Inps. Istituti che, numeri alla mano, dispongono di un capitale di circa 65 miliardi di euro. Tantissimi soldi, troppo spesso, se non esclusivamente, investiti nel settore mobiliare e finanziario, e troppo poco, se non mai, investiti nell’economia reale italiana. Una tendenza che il Governo vorrebbe cercare di invertire drasticamente, a cominciare proprio dalla finanziaria 2016.

 

 

Cosa sono le casse previdenziali. Per capire al meglio la questione, occorre far chiarezza su come funzionino le casse di previdenza. Si tratta di enti autonomi che gestiscono i regimi pensionistici dei liberi professionisti iscritti ai rispettivi albi di categoria. In Italia, le casse previdenziali sono 20, contano circa 1,3 milioni di iscritti e ciascuna ha un proprio regolamento specifico. A partire dal 1995, con la riforma Dini, è iniziato un processo di privatizzazione di questi enti, che ha lasciato in eredità istituti ibridi da un punto di vista gestionale e legislativo: si tratta comunque di enti pubblici, costantemente monitorati dai Ministeri, ma che vengono amministrati privatamente e che non rispondono alle norme pubbliche, ma a quelle di diritto privato. Come accennato, questi enti erogano prestazioni previdenziali e assistenziali (poiché, oltre alla pensione, si occupano anche di assegni famigliari, di disoccupazione, della copertura sanitaria, eccetera) in maniera slegata dall’Inps, e tutti i professionisti iscritti ad un determinato albo che prevede una cassa di previdenza sono tenuti ad adempiere agli obblighi relativi, in sostanza al versamento dei contributi alla cassa di categoria.

 

 

Gli investimenti delle casse. Come accennato, complessivamente le casse previdenziali dispongono di un patrimonio di circa 65 miliardi di euro, che naturalmente hanno la facoltà di investire al fine di incrementare le risorse e garantire maggior sicurezza agli iscritti: un principio identico a quello delle banche, insomma. I settori in cui le casse di previdenza storicamente preferiscono investire sono quello immobiliare e quello finanziario: una scelta criticata da più parti. La quota di immobili voluta dai gestori per dare solidità ai portafogli è molto alta: 11,5 miliardi, il 17,5 percento del totale, cui vanno aggiunti 7,6 miliardi di quote di fondi immobiliari e 693 milioni di partecipazioni in società immobiliari, per un totale del 30,5 percento delle risorse complessive a disposizione, la cui redditività è assai disomogenea e il cui valore non ha certo giovato degli ultimi 10 anni di calo del mercato. Per il resto, la quota più rilevante delle attività è investita in titoli di debito, pari a 19,6 miliardi di euro, che rappresenta il 29,8 percento del totale. Oltre i due terzi di tale componente sono rappresentati da titoli governativi, circa 13 miliardi, il 19,7 percento delle attività totali. L’idea che il governo accarezza, e che intende attuare attraverso alcuni sgravi fiscali, è però un’altra: che quel terzo di patrimonio oggi bloccato in immobili sia destinato a investimenti di sostegno all’economia. Come? Concedendo appunto bonus fiscali del 6 percento, a patto di mantenere i titoli acquistati per almeno 5 anni, per coloro che investiranno in infrastrutture, sanità, digitale, energia… Insomma nell’economia reale.

 

 

Dubbi e polemiche. Una strada interessante, senza dubbio, ma che presenta numerose incognite. Su tutte, il buco di 115 miliardi di euro che il sistema previdenziale italiano presenta nel rapporto fra contributi ricevuti e pensioni erogate: è giusto, in un contesto del genere, rischiare investimenti piuttosto che mantenere i fondi in mattone e titoli di debito (ovvero sotto il materasso) senza guadagnare ma almeno senza azzardare? Non è ancora chiaro cosa intenda fare il Governo alla prova dei fatti, e dunque al momento dell’approvazione del definitivo testo della finanziaria. Pare che però una bozza di decreto circoli già da alcuni giorni nei corridoi di Palazzo Chigi, il cui tenore può essere indovinato già ora leggendo le dichiarazioni del Ministro Padoan dei giorni scorsi in merito proprio agli investimenti delle casse previdenziali. Secondo il titolare del Mef «l’Italia è un buon posto per investire e oggi è un buon momento per farlo. Se ci sono Paesi in cui le prospettive di crescita a lungo termine vanno migliorando, questi sono i Paesi in cui è interessante investire, e l’Italia vi rientra». Parole che lasciano poco spazio ad equivoci. Lello Di Gioia, presidente della Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, ha già fatto sapere che intende, prima di presentare il decreto nella sua forma ufficiale, incontrare tutti i numeri uno delle varie Casse previdenziali, per confrontarsi insieme a loro. È facile immaginare la posizione che il Governo terrà: cari amici, siete un bacino da 65 miliardi di euro, non potete far finta di nulla in un momento e in un Paese che ha grande bisogno di investimenti interni. I grandi ostacoli saranno essenzialmente due: la forma ibrida delle casse, che dà allo Stato la facoltà di monitorare e riformare i fondi ma non di gestirli direttamente, e quindi di deciderne gli investimenti (trattasi, a margine, di un problema che sarà comunque necessario affrontare al più presto), e una posizione per il momento parecchio restia da parte delle casse stesse.

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