Cronaca
Un articolo del National Geographic

Le ragioni per cui la «Laudato si'» andrà di traverso ai potenti

Le ragioni per cui la «Laudato si'» andrà di traverso ai potenti
Cronaca 22 Giugno 2015 ore 10:35

Papa Francesco ha scritto un’enciclica il cui titolo, Laudato si’, è palesemente una citazione del Santo da cui ha preso il nome. Ma anziché parlare di questioni strettamente spirituali, ha affrontato una questione su cui la Chiesa, finora, si è espressa poco, soprattutto a livello così pubblico – così politico, potremmo aggiungere. Robert Draper, un giornalista della rivista americana National Geographic, ci apre gli occhi sulle reazioni della società statunitense: indignazione, prudenza (o pruderie) repubblicana e la consapevolezza, da parte dei leader, del fatto che Papa Francesco dica esattamente quello che pensa, che è poi quel che in pochi dicono, ma che è anche quello che sarebbe giusto dire.

 

Papa Francesco sarà una voce potente sul cambiamento climatico

L’efficace enciclica, che riflette le visioni spirituali e personali del pontefice, mira a influenzare le decisioni-chiave, a livello internazionale, sui gas serra.
- di Robert Draper

Sebbene sia stata largamente anticipata e pronosticata da precedenti comunicati del Vaticano, l’enciclica del Papa sull’ambiente, la prima in assoluto, è tuttavia dotata di una forza radicale. Il discorso sull’ambiente è emotivamente carico, talvolta getta uno sguardo caustico al modo in cui il genere umano ha abbandonato la cura della Terra in favore di una cultura usa-e-getta. Ma, di nuovo, Papa Francesco ha fatto rendere al meglio la potenza del suo straordinario pulpito.

Il linguaggio vigoroso del pontefice fa presagire che intende lanciare un’urgente campagna per fare pressione sui leader mondiali, al fine di combattere il riscaldamento globale, possibilmente includendo un invito ad un Congresso degli Stati Uniti decisamente sotto l’influenza degli scettici per quanto riguarda il cambiamento climatico. L’immensa popolarità del Papa, la diffusa buona volontà che ha ispirato e la sua predilezione per affermazioni potentemente semplici e molto dirette riguardo al suo credo lo renderanno una voce autorevole.

 

Italy Pope Holy Shroud

 

Non dovrebbe sorprendere nessuno il fatto che Francesco sia intervenuto con una terminologia così decisiva. In un discorso precedente di quest’anno, da molti considerato come un’anticipazione dell’enciclica, il Cardinale Peter Turkson ha chiarito molto bene che Francesco aveva tutte le intenzioni di influenzare il dibattito globale sull’ambiente. «La tempistica dell’enciclica è significativa», ha affermato Turkson, il presidente del Concilio Pontificio di Giustizia e Pace, che è stato anche un membro del gruppo non ufficiale di esperti sulle questioni ambientali, interno al Vaticano. Il papa ha prestato attenzione ai decisivi summit sull’ambiente che si sono tenuti quest’anno, inclusa la conferenza delle Nazioni Unite a Parigi, che ha cercato di elaborare un accordo vincolante. Ciò che sorprende è quanto enfaticamente il Papa leghi l’attività umana al riscaldamento globale. Nel suo discorso, durante la scorsa primavera, Turkson ha asserito che gli umani hanno l’obbligo di prendersi cura del pianeta, senza badare a ciò che la scienza potrebbe dire riguardo alla loro colpevolezza, atteggiamento che, nei fatti, mette da parte il problema. Francesco non si comporta così, poiché scrive che «un gran numero di studi scientifici indica che gran parte del riscaldamento globale nelle ultime decadi è dovuto alla grande concentrazione di gas serra (diossido di carbonio, metano, ossidi di nitrogeno e altri), rilasciati come risultato dell’attività umana».

 

 

Come Turkson mi ha fatto notare, l’appropriazione da parte del papa del nome di San Francesco d’Assisi immediatamente «rivelò il suo interesse nell’ecologia». Il titolo dell’enciclica, Laudato si’, è prelevato dal famoso omaggio poetico alla natura scritto quasi ottocento anni fa dal santo patrono di tutti coloro che studiano e lavorano nell’ambito dell’ecologia, secondo il documento. Allo stesso modo del suo omonimo, l’autore dell’enciclica considera la relazione dell’uomo con le creature di Dio come un legame duraturo e inseparabile. Ma Francesco scrive, in Laudato si’, «non abbiamo mai ferito e trattato male la nostra casa comune come negli ultimi duecento anni».

Poco si sa sul come o sul quando il Papa abbia sviluppato il suo interesse per San Francesco o per l’ambiente, ma questo era già evidente al tempo in cui era cardinale a Buenos Aires, Argentina, dove è cresciuto. Il “vecchio” Jorge Bergoglio ha presieduto un comitato di vescovi latinoamericani nel 2007, il quale aveva realizzato un report che criticava aspramente le industrie estrattive, per il loro ruolo nella degradazione della foresta pluviale amazzonica. Durante il suo ritorno al continente natale nel 2013, Papa Francesco ha detto ai vescovi latinoamericani che la protezione del bacino amazzonico rappresentava «una prova del nove per la chiesa e la società in Brasile». E lo scorso anno, durante un discorso nella regione italiana del Molise, ha lamentato: «Quando guardo l’America, che è anche la mia patria, vedo così tante foreste, tutte rase al suolo, che sono diventate tutte terreni… che non possono più dare vita». In altre parole, l’ambiente è una questione che il Papa non prende solo spiritualmente, ma personalmente. Forse questo è il motivo per cui, come mi ha riferito Turkson, «il modo in cui è in grado di articolare questi problemi ha indotto tutti ad alzarsi in piedi e a prestare attenzione».

 

 

Recenti indagini indicano che i cattolici sono largamente d’accordo sul fatto che il pianeta stia diventando più caldo, nonostante siano ancora meno della metà quelli che considerano gli umani come la causa principale. Persino più significativa, anche se meno conosciuta, è la crescente preoccupazione tra i capi della Chiesa di tutto il mondo che il cambiamento climatico abbia già raggiunto proporzioni critiche. Come mi ha detto Turkson, «abbiamo avuto vescovi dalle isole del Pacifico che ci hanno riferito che il terreno che usavano per coltivare è ora sott’acqua». Ironicamente, l’unica istituzione ad essere meno incline a considerare Laudato si’ come una pubblicazione controversa è il Vaticano, i cui tradizionalisti hanno in altri casi sopportato le uscite di Francesco con evidente disagio. Come l’enciclica s’incarica di sottolineare, Francesco non è il primo papa “verde”. Più recentemente, il suo predecessore conservatore Benedetto è stato altrettanto esplicito nell’asserire che il cambiamento climatico è stato causato prima di tutto dall’insostenibile stile di vita dei Paesi industrializzati.

Sebbene lo scopo dell’enciclica papale sia quello di offrire una guida morale al clero cattolico, il pubblico preferenziale di Laudato si’ evidentemente si estende ai leader eletti, ai grandi dirigenti, alla comunità scientifica e ai media. I capi conservatori negli Usa, che hanno già precedentemente manifestato di preferire che il papa stia lontano dalle questioni calde come il cambiamento climatico, stanno già prestando attenzione e si stanno già indignando. Come si è espresso poco tempo fa il candidato presidenziale repubblicano Rick Santorum – un devoto cattolico autodefinitosi «un grandissimo fan» di Francesco -, «La Chiesa ha qualche volta preso degli abbagli sui temi scientifici, e penso che faremmo molto meglio a lasciare la scienza agli scienziati e a focalizzarci su ciò in cui siamo veramente bravi, cioè la teologia e la moralità». Ma poiché il papa ha trattato la questione ambientale come una tematica sia teologica che morale, sta effettivamente lanciando una sfida a quelli che, come Santorum, affermano in altri contesti di appoggiarlo, affinché riformulino il loro pensiero sulla questione.

[Il portavoce della Casa Bianca, John Boehner]

John Boehner

 

Proprio per questo, il portavoce della Casa Bianca John Boehner, un altro cattolico praticante, potrebbe vivere con il rammarico di avere invitato Francesco a parlare al Congresso il prossimo 24 settembre, cosa che lo renderà il primo papa nella storia ad averlo fatto. Il comitato elettorale repubblicano di Boehner include numerosi scettici sul cambiamento climatico, e lui stesso si è dimostrato evasivo sul tema.

Altri capi politici hanno già imparato la dura lezione che il Papa non usa queste occasioni per scambiare convenevoli. Nel 2004, il presidente argentino Nestor Kirchner partecipò alla messa nazionale annuale conosciuta come il Te Deum, durante la quale, tradizionalmente, parla l’arcivescovo di Buenos Aires. Dopo essere salito sul pulpito, Jorge Bergoglio ha proseguito accusando il governo per la sua mediocrità e decadenza morale. Da quella volta Kirchner ha smesso di partecipare all’evento. Allora come ora, comunque, Francesco avrebbe da dire la sua.

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