Si è dimesso l'ad Winterkorn

Le Volkswagen truccate inquinano quanto le fabbriche del Regno Unito

Le Volkswagen truccate inquinano quanto le fabbriche del Regno Unito
23 Settembre 2015 ore 07:00

Anche oggi è stata una giornata piena di novità sul caso Volkswagen. Lo scandalo che ha colpito il produttore numero uno al mondo di automobili sta avendo ripercussioni anche in politica, in seguito alle accuse del giornale tedesco Die Welt, convinto che a Berlino fossero a conoscenza della possibile “truffa” del colosso di Wolfsburg. Al contempo, i ministeri italiani e coreani hanno rilasciato nuove dichiarazioni in merito, mentre l’Unione Europea si sta muovendo per impedire che si possa verificare di nuovo uno scandalo del genere. Sono anche arrivati risultati più dettagliati in merito alla quantità reale di emissioni delle vetture che, se sommate, rivelano un danno ambientale enorme. E infine, nel tardo pomeriggio, la notizia più imprevista: le dimissioni dell’amministratore delegato Martin Winterkorn.

L’addio di Winterkorn. L’annuncio era del tutto inatteso, invece il manager più pagato di Germania ha lasciato l’incarico «scioccato dagli eventi degli ultimi giorni». Nel comunicato si dichiara «stupito che un errore di queste dimensioni sia stato possibile in un gruppo come Volkswagen» e ribadisce la sua totale estraneità ai fatti. Winterkorn aveva da poco acquisito la leadership dell’azienda, scavalcando il rivale Ferdinand Piech grazie alla fiducia della maggioranza dei membri del consiglio d’amministrazione. Prima del congedo ha rivolto ai suoi collaboratori un’indicazione in merito al lavoro da svolgere «il processo di chiarificazione e trasparenza deve continuare. È l’unico modo per riottenere la fiducia».

L’accusa. Il governo tedesco era al corrente delle irregolarità commesse da Volkswagen. È la tesi, pesante come un macigno, che Die Welt sostiene, basandosi su un’interrogazione parlamentare dei Verdi al Ministro dei Trasporti, avvenuta lo scorso 28 luglio. Il ministro aveva dichiarato che era «in corso il lavoro sull’ulteriore sviluppo del quadro normativo comunitario» con l’obiettivo di ridurre «le reali emissioni» dei veicoli. Il passo azzardato dal quotidiano tedesco a qualcuno appare troppo lungo, in ogni caso il governo continua a dichiararsi estraneo ai fatti «Non eravamo a conoscenza dell’utilizzo di una tecnologia sui controlli delle emissioni», ha fatto sapere alla stampa.Non si esclude che in seguito sarà chiamato a difendersi da accuse ben più mirate.

 

INFOGRAFICA: VOLKSWAGEN

 

L’Unione Europea. Quanto all’Unione Europea, la reazione all’esplosione dello scandalo è stata repentina. Per evitare nuovi pasticci, visto che le misure di Bruxelles sono molto meno efficaci di quelle americane, e i test sono di fatto lasciati in mano alle case automobilistiche, sono state preparate nuove misure per il controllo delle emissioni. Da gennaio 2016 saranno effettuati i controlli con i test su strada in modo da provare le emissioni in condizioni reali. La Commissione Europea non ha alcun potere per inserirsi nella questione, ma ha fatto sapere di seguire con attenzione il corso degli eventi e di aver richiesto spiegazioni al gruppo Volkswagen.

Italia. Dal governo italiano arrivano le dichiarazioni del Ministro dell’Ambiente Galletti «Ho chiesto a Volkswagen Italia rassicurazioni sul mercato italiano. Vogliamo vederci chiaro». L’ipotesi più accreditata, nel caso si accertassero disparità tra le emissioni dichiarate e quelle reali, è lo stop della vendita delle auto. Anche Fiat Chrysler Automobiles si è mossa di conseguenza allo scandalo. In una nota resa pubblica ha fatto sapere di non aver applicato nessun dispositivo simile a quello di Volkswagen alle proprie auto. Sta inoltre collaborando con l’EPA e altre associazioni private per verificare che il livello dei propri gas di scarico risulti in linea con le normative vigenti.

 

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Resto del mondo. In tutto il mondo intanto si stanno adottando le misure necessarie per capire se le vetture tedesche siano a norma o meno. Il colosso di Wolfsburg ha ammesso di aver 11 milioni di auto “truccate” e ogni governo sta valutando se e come reagire all’imbroglio. Francia e Regno Unito rimettono la decisione nelle mani della Commissione Europea, chiedendo una linea comune in tutti gli stati dell’Unione. In Australia è stato chiesto se le vetture avessero in dotazione o meno il software civetta al pari di quelle americane. La Corea del Sud sta eseguendo test su numerosi modelli delle auto in questione, e valuta l’opportunità di ritirare le auto in caso di risultati altamente negativi. Il quotidiano inglese Guardian nel frattempo ha fatto una stima dell’inquinamento reale prodotto dagli 11 milioni di vetture truccate; i dati sono impietosi. Un milione di tonnellate di inquinamento atmosferico in più ogni anno. Più dell’inquinamento totale di industrie e fabbriche di tutto il Regno Unito.

L’inchiesta non si ferma. Dall’America fanno sapere che non hanno alcuna intenzione di sospendere i controlli. Anzi, di fronte all’ipotesi che ci possano essere trucchi anche nei motori di altre vetture, sia le associazioni private che quelle governative sono intenzionate ad intensificare i test. «Non abbiamo intenzione di starcene seduti preoccupandoci che altri abbiano barato. Li scopriremo», ha dichiarato in un’intervista al Wall Street Journal Gina McCarthy dell’Agenzia per la protezione ambientale (Epa). «Al momento stiamo intensificando le nostre attività per capire cosa dobbiamo fare con altri veicoli». Intanto sul fronte giuridico è stata avviata un’inchiesta penale per verificare le responsabilità dei singoli. Volkswagen garantisce la massima disponibilità alla collaborazione ed alla trasparenza, ma restano ancora tanti i punti oscuri sulla vicenda, a cominciare dal presunto coinvolgimento dei vertici dell’azienda.

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