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L’Eco e gli altri: come vanno le vendite dei quotidiani

L’Eco e gli altri: come vanno le vendite dei quotidiani
11 Giugno 2014 ore 11:14

Continua il calo inarrestabile della carta stampata. Forse è colpa della crisi globale che ha attaccato ogni settore della società. Forse dell’uso sempre più diffuso di internet e dei social network, dove ormai è semplicissimo trovare informazione su qualsiasi cosa, dovunque e in ogni momento. Forse dei costi di stampa e distribuzione. Forse dei finanziamenti pubblici che scarseggiano o della pubblicità che non è più quella di una volta. Sarà una di queste cose o tutte quante insieme, sta di fatto che i giornali vendono sempre meno. Questo è l’unico dato certo. Eppure sono ancora loro che reggono il sistema dell’informazione.

Tra martedì 10 e mercoledì 11 giugno si sono riuniti al Lingotto oltre mille editori, manager e direttori di giornali, per la 66ma edizione del World Newspaper Congress. I temi erano il calo costante dei ricavi cartacei e le nuove prospettive offerte dell’informazione digitale. John Elkann, presidente dell’Editrice La Stampa, ha invitato l’informazione a puntare  sulle opportunità offerte dalla telefonia mobile, dato che «2 miliardi di persone sono connessi a internet via smartphone e tablet». Ma c’è un problema. Nonostante la quota di mercato che i giornali hanno cercato di ritagliarsi in questi anni in Internet, la loro presenza è ancora molto debole rispetto ai colossi del web. Il risultato è che, nonostante anni di impegno sul digitale, ancor oggi a livello globale  il 93% dei ricavi del mondo dei giornali resta ancorato alla carta.

I dati di vendita cartacea più digitale tra aprile 2013 e aprile 2014 parlano da sé.
Quotidiani nazionali – Il Corriere della Sera rimane il quotidiano più letto e venduto d’Italia, ma perde comunque una consistente fetta di lettori. Se l’anno scorso le vendite si aggiravano attorno alle 420mila copie, all’aprile di quest’anno sono scese a 392.021, registrando una perdita pari al -7.9%. Anche La Repubblica perde l’ 8.5%, passando da  378.200 a 345.961 copie vendute. In lieve calo pure La Stampa (-9%, da 230.672 a  209.918 copie) e Il Messaggero (-5.8%, da 144.878 a 136.506 copie). Il Tempo, l’altro giornale storico di Roma, è sceso a 35.272 copie, oltre 6.000 copie in meno di quelle che L’Eco di Bergamo vende ogni giorno. Anche i quotidiani sportivi attraversano un periodo difficile, con La Gazzetta dello Sport che segna un negativo pari al 6% (da 214.093 a 201.172 copie) e il Corriere dello Sport con meno 8,8% (da 118.904 a 108.436 copie). Tuttosport perde il 4.2% (da 66.444 a 63.685 copie). Ma nella situazione più delicata ci sono i quotidiani più schierati. In caduta libera, con la fine del berlusconismo, troviamo Il Giornale (-20,7% con una perdita di quasi 30mila copie, da 121.243 a 96.131), Libero (-30.4%, da 90.536 a 63.035 copie), e, paradossalmente, Il Fatto Quotidiano (-15.3%, da 66.597 a 58.440 copie) e l’Unità (-28.2%, con la modestissima cifra di 21.000 copie) e Il Manifesto (-21.2%, da 15.254 a 12.026 copie). In controtendenza, il Sole 24 Ore registra un incremento pari al 13% (oggi vende 309.880 copie, nel 2013 erano 269.507). In questo trend positivo rientra anche l’Avvenire con una crescita più contenuta (3.4%, da 115.001 a 118.899 copie), ma davvero considerevole visti i tempi che corrono.  Fra i giornali economici, ha registrato un consistente calo Italia Oggi, meno 15.3%, che perde 10.000 copie in un anno.

 

Quotidiani regionali e locali- Se a livello nazionale la carta stampata non se la passa molto bene, lo stesso accade per quella regionale e locale.

Rispetto a tanti altri, L’Eco di Bergamo registra perdite più contenute: meno 5.7% dei lettori rispetto all’anno scorso, passando da 44.018 a 41.508 copie vendute, che paragonate alle 50.874 del Mattino di Napoli danno l’idea della forza che ancora possiede il giornale dei bergamaschi. Altro confronto favorevole è quello con Il Giorno, il cui destino sembra ormai segnato, e che perde quasi l’8% (-7.9%) e vende, a livello regionale, poco più di quanto L’Eco di Bergamo realizza in una sola provincia (da 50.990 a 46.939 copie). Gli altri due giornali del gruppo Poligrafici, Il Resto del Carlino e La Nazione di Firenze registrano perdite fra il 6% e il 9%. L’azienda si appresta a varare un nuovo stato di crisi, per ridurre il costo del lavoro. Il Secolo XIX di Genova, che copre gran parte della Liguria, perde il 10.8%, da 59.428 a 53.039. L’Unione Sarda perde l’8% (da 51.275 a 47.157 copie), La Nuova Sardegna meno 8.5% (41.889 copie). Il Tirreno perde il 9% (da 59.198 a 53.878 copie).  In Sicilia, i giornali registrano un vero e proprio crollo: La Sicilia perde oltre il 16% e si attesta sulle 22.653 copie, mentre il Giornale di Sicilia passa, in un solo anno, da 45.049 a 28.000 copie, meno 35.9%. Fra i locali, il più venduto resta il Dolomiten (45.226 copie), meno 4.3%, seguito dal Messaggero Veneto, che però vende in più di una provincia, da L’Eco, dall’Arena di Verona (37.133 copie, meno 5.5%), dal Giornale di Brescia (34.353 copie, meno 8.9%), dal Giornale di Vicenza (33.129 copie, meno 7.2%) e dalla Gazzetta di Parma (32.360 copie, meno 4.5%). L’altro giornale del gruppo SESAAB, La Provincia (Como, Lecco, Sondrio) è sceso a 28.596, meno 13.5%.

Riproponiamo l’infografica interattiva di Humanhighway, che presenta i dati di ADS a partire da gennaio 2013, pubblicati con regolarità da Prima Comunicazione. [Puoi agire sui dati selezionando i filtri, muovendo i cursori, cliccando col mouse sui grafici o selezionando col mouse intere aree nei grafici.]

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