Via libera alla Camera

Legge Zan, la Lega scrive al vescovo: «No alla propaganda ideologica gender nelle scuole»

Il provvedimento si pone come obiettivo il contrasto alla violenza e alla discriminazione per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Dura l'opposizione delle minoranze parlamentari

Legge Zan, la Lega scrive al vescovo: «No alla propaganda ideologica gender nelle scuole»
06 Novembre 2020 ore 17:08

Via libera alla Camera con 265 sì, 193 no e 1 astenuto il testo della cosiddetta “legge Zan” sul contrasto alla violenza e alla discriminazione per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Il ddl è stato promosso dal deputato Dem Alessandro Zan e sostenuto dagli onorevoli Laura Boldrini, Ivan Scalfarotto, Mario Perantoni e Giusi Bartolozzi. L’obiettivo è di estendere anche alle minoranze sessuali la disciplina penale contro i crimini e i discorsi d’odio già vigente in Italia a tutela delle minoranze razziali, etniche, nazionali e religiose.

L’approvazione della legge ha scatenato la dura opposizione delle minoranze parlamentari e, in particolare, della Lega tanto che il deputato bergamasco Daniele Belotti ha sostenuto sui social che la legge «obbliga tutte le scuole, comprese le elementari, a parlare di Lgbt. Di fatto si apre alla teoria gender ai bambini». E proprio i parlamentari bergamaschi del Carroccio Daniele Belotti, Rebecca Frassini e Simona Pergreffi hanno inviato una lettera al vescovo di Bergamo Francesco Beschi, evidenziando la scelta dell’Eco di Bergamo di pubblicare la notizia «in un colonnino dal titolo “Omofobi in carcere, via libera dalla Camera” non cogliendo l’aspetto più discusso di questa norma: l’educazione dei bambini a scuola». Decisione diametralmente opposta a quella del quotidiano cattolico Avvenire.

L’appello lanciato al vescovo da Belotti, Pergreffi e Frassini è di intervenire in modo deciso «a favore dei più deboli che in questo caso non sono le categorie che la legge Zan intende tutelare, ma le famiglie e soprattutto i bambini». Di seguito il testo integrale della lettera:

Il vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi

Caro Monsignor Francesco,

ieri alla Camera è stato approvato il testo della Legge Zan “contro omofobia, lesbofobia, bifobia e transfobia”. Pur avendo a cuore le libertà individuali, comprese quelle sessuali, riteniamo la legge non solo inutile da un punto di vista giuridico, ma “liberticida e ideologica”. Non siamo gli unici a dirlo. Il quotidiano Avvenire, che questa mattina dedica un’intera pagina ospitando pareri tutt’altro che favorevoli, definisce il testo “discutibile”. Una scelta diversa rispetto a l’Eco di Bergamo, il suo giornale, che oggi riporta la notizia in un colonnino dal titolo “Omofobi in carcere, via libera dalla Camera” non cogliendo l’aspetto più discusso di questa norma: l’educazione dei bambini a scuola.

Ci rivolgiamo a Lei proprio per chiederle un intervento deciso a favore dei più deboli che in questo caso non sono le categorie che la Legge Zan intende tutelare, ma le famiglie e soprattutto i bambini.

La maggioranza ha deciso di impegnare per ben quattro giorni il Parlamento a discutere di transomofobia mentre all’esterno del Palazzo, nella vita vera, milioni di italiani rischiano la fame a causa del lockdown e della pandemia. Abbiamo passato quattro giorni in Aula per questa legge invece di occuparci di temi più urgenti quali i provvedimenti per salvare intere categorie in ginocchio per i Dpcm e milioni di lavoratori che rischiano il posto di lavoro. Il tutto, salvo poche eccezioni, in un assordante silenzio dei mass media e delle TV.

A parte il metodo e il momento, ciò che preoccupa è l’art.5 del testo unificato in questione che istituisce “la giornata nazionale, il 17 maggio, contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia” che comporterà celebrazioni pubbliche nel mondo della cultura e in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado. Una legge volta alla propaganda ideologica nelle scuole, fin dalle elementari.

È su questo punto che Le chiediamo, in qualità di referente delle decine di istituti scolastici cattolici della nostra provincia, di intervenire per tutelare i bambini, e in particolare gli studenti delle scuole paritarie, da questo indottrinamento discriminatorio e pericoloso. Non possiamo accettare che bambini dai 6 agli 11 anni vengano costretti ad affrontare temi a sfondo sessuale come lgbt, trans fobia o bifobia che andrebbero discussi in altre sedi, soprattutto in famiglia.

I nostri bambini saranno così indottrinati secondo l’ideologia di genere, che i genitori siano o meno d’accordo. Ci sono famiglie che hanno scelto di far studiare i propri figli nelle scuole cattoliche magari a fronte di grossi sacrifici economici proprio per garantire loro un’educazione all’insegna del rispetto di tutti ma senza strumentalizzazioni ideologiche, come le teorie gender, e ingerenze nei ruoli della famiglia.

Nella speranza che possa cogliere lo spirito di questa ns lettera, Le porgiamo i ns più cordiali saluti.

I parlamentari bergamaschi Daniele Belotti, Rebecca Frassini e Simona Pergreffi

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