Dall'Europa 4 mld per la crisi umanitaria

L’impasse dei colloqui per la Siria (appena iniziati e già interrotti)

L’impasse dei colloqui per la Siria (appena iniziati e già interrotti)
Cronaca 04 Febbraio 2016 ore 09:05

I colloqui di pace sulla Siria a Ginevra sono stati sospesi, per dei raid dell’esercito regolare di Assad supportati dalla Russia nel nord di Aleppo. Riprenderanno forse il 25 febbraio. A comunicare la decisione è stato l’inviato dell’Onu per la Siria, Staffan de Mistura, che oggi era a Londra per la conferenza dei Paesi donatori: dall’Europa partiranno ben 4 miliardi per rispondere a questa catastrofe umanitaria che coinvolge 13 milioni di persone.

 

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I prerequisiti. In realtà i colloqui di Ginevra non sono neanche mai davvero cominciati. È dallo scorso giovedì che sono in corso gli incontri preliminari, ma di discussioni concrete non se ne sono ancora viste né sentite. Prima di tutto perché tra le parti in causa c’è una mancanza totale di rispetto e di intenzione a scostarsi dalle proprie posizioni. E poi perché il prerequisito fondamentale che i ribelli chiedevano per potersi sedere al tavolo delle trattative era che cessassero i bombardamenti e che Assad se ne andasse. Entrambe le cose non sono avvenute.

Necessario il cessate il fuoco. Inoltre l’avanzata delle forze governative e i raid russi nella provincia di Aleppo hanno fatto saltare tutto: anche De Mistura ha ribadito come il cessate il fuoco sia necessario per poter cominciare un qualsiasi dialogo. «Dall’inizio – ha tenuto a precisare il diplomatico italiano nell’annunciare la messa in stand by dei colloqui – avevamo detto che non saremmo venuti qui solo per il gusto di parlare. Se non ci sono risultati, bisogna andare più in profondità, ed è quello che ci proponiamo di fare con questa sospensione. Bisogna essere determinati ma anche realistici».

 

putin assad

 

Pioggia di critiche a Mosca. Dure critiche alla Russia per i bombardamenti vicino ad Aleppo sono arrivate anche da Washington e Parigi. Il Dipartimento di Stato sostiene che i bombardamenti russi puntano sugli oppositori di Assad più che sui miliziani dell’Isis, mentre il ministro francese degli Esteri, Fabius, ha accusato il governo di Damasco di voler minare intenzionalmente i colloqui di Ginevra.

La risposta delle parti in causa. Damasco, di fronte alla pausa annunciata da De Mistura, ha fatto subito sapere che deciderà in queste settimane di riflessione se sedersi di nuovo al tavolo dei negoziati. Idem i ribelli, che hanno riferito che non torneranno a Ginevra se non vedranno prima dei concreti progressi sul campo. Insomma, la guerra in Siria sembra essere la spirale più intricata e pesante in cui è precipitato il Medio Oriente e niente pare essere d’aiuto per riportare la pace in una terra che ha visto uno spargimento di sangue senza precedenti, con oltre 260mila morti, oltre la metà della popolazione costretta alla fuga e un Paese che si è ridotto a un cumulo di macerie.

 

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La battaglia di Aleppo. In particolare negli ultimi giorni l’attenzione è tornata su Aleppo, la seconda città siriana più popolosa, dove l’alta concentrazione di abitanti rende praticamente impossibile preservare le sorti dei civili in caso di bombardamenti. Nei giorni scorsi l’esercito governativo fedele al suo presidente Bashar al Assad ha sferrato la più pesante offensiva da quattro mesi a questa parte, che aveva l’obiettivo di tagliare la principale via di rifornimento degli insorti, quella che porta al confine turco, il cosiddetto corridoio di Aziz. Chiuso quello per i ribelli ci sarebbe poco da fare. Per il momento sembra che le truppe di Assad mietano successi, ma senza l’aiuto dei bombardamenti mirati da parte dei russi la strage di civili sarebbe una certezza.

 

 

La situazione a Homs vista da un drone. Se la battaglia che infuria su Aleppo può essere quella decisiva per il governo di Assad, che sta cercando di riconquistare un terreno che dal 2012 è in mano ai ribelli per la sua gran parte, ad Homs non è che le cose vadano meglio. L’agenzia russa Russianworks ha girato un documentario sulla città con un drone. L’accusa al video è di giustificare e promuovere il coinvolgimento di Mosca nella guerra, ma quello che emerge è un quadro desolante, con le immagini di una città devastata e totalmente distrutta. Un cumulo di macerie. Prima della guerra la città era la terza più grande della Siria e contava 650mila abitanti. Era il principale centro industriale del Paese. Oggi è una città fantasma.

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