Retroscena inquietanti

L'enigma della Corea del Nord

L'enigma della Corea del Nord
Cronaca 24 Agosto 2017 ore 09:15

In questi giorni è della minaccia nucleare e della tensione Usa-Corea del Nord che si parla, ma c’è ben più di questo di cui preoccuparsi a Pyongyang. Quando poco più di due mesi fa morì Otto Warmbier, studente americano di 22 anni rilasciato dalla Corea del Nord dopo mesi di lavori forzati, il mondo aprì – brevemente – gli occhi sul Paese. Era stato proprio per curiosità che, tramite un viaggio organizzato, Otto era arrivato fino a Puongyang. Una telecamera, però, lo aveva ripreso mentre staccava una targa della propaganda per portarsela a casa, souvenir di un Paese del quale all’esterno non si sa quasi nulla. “Atto ostile”: questa l’accusa mossa da un tribunale barzelletta che ha poi condannato lo studente a 15 anni di lavori forzati. Otto è stato liberato grazie agli sforzi diplomatici internazionali ma pochi giorni dopo l’arrivo a casa è morto, quasi sicuramente per i maltrattamenti subiti.

 

 

L'università dell'élite. Nello Stato restano intanto altri tre americani illegalmente detenuti, tutti cittadini statunitensi di origini coreane: due docenti alla Pust (la Pyongyang University of Science and Technology) e il presidente di un’azienda commerciale. Tutti accusati di spionaggio. La Pust è, del resto, l’unica università privata in Corea del Nord, la sola con docenti stranieri, un'università cristiana attiva da 15 anni con l'accondiscendenza del regime, che tra i suoi banchi ha spedito i figli dell'élite, ragazzi scelti dal governo con l’idea di formare una classe dirigente in grado di muoversi in ambito internazionale. Ci si arriva solo in auto e l’accesso agli esterni è solitamente vietato. Gli allievi possono uscire solo una volta all’anno, per tornare a casa. Il campus è l’unica struttura universitaria dove – sotto la stretta sorveglianza dei docenti coreani – gli studenti hanno accesso al web.

L'economia militare. Anche sulle condizioni economiche della Corea del Nord c’è un alone di mistero. Nemmeno la Cia (che ha un database con informazioni per quasi tutti i Paesi del mondo) è riuscita a farvi luce. I dati raccolti si fermano infatti al 2014, quando il Pil nordcoreano era pari a 40 miliardi di dollari, con un’economia basata principalmente sull’industria militare e una diversificazione limitatissima, provata dalla chiusura esterna e da cinquant’anni di sanzioni.

 

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Gli scenari di conflitto. Così, mentre l’Onu approva nuove risoluzioni economiche contro Pyongyang, il presidente Kim Jong-Un se ne infischia, rimarcando il suo diritto a un programma di difesa nucleare. Di conseguenza, l’escalation verbale e militare con gli Stati Uniti continua. Il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, intanto, ha richiesto di essere consultato prima che Trump prenda qualsiasi decisione. Un attacco alla Corea del Nord, infatti, per quanto mirato e limitato, si tradurrebbe in un conflitto nell’intera penisola, e la prima a farne le spese sarebbe proprio la Corea del Sud, la cui capitale è soli 50 chilometri dal confine. Se si scatenasse una guerra si arriverebbe immediatamente a una destabilizzazione nell’area orientale, una grave minaccia per la Cina che dovrebbe far fronte a un’emergenza umanitaria e finanziaria di vasta portata. I test nucleari nordcoreani, però, non sono una novità. Nessuna amministrazione statunitense, del resto, a parte, forse, quella di Bush Junior, si è impegnata in un programma diplomatico per attutire le tensioni con Pyongyang.

 

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Un film a Venezia. La Corea del Nord, resta, perciò, un Paese chiuso al mondo, sui cui comportamenti si giocano gli attuali equilibri asiatici. E non solo. Una terra imperscrutabile, di cui all’esterno trapela pochissimo, spesso solo grazie ad alcuni reportage di nicchia o quando un grande regista come Kim Ki-Duk decide di farci un film. Così è nato Geomul, presentato al Festival del Cinema di Venezia del 2016. La storia di un pescatore nordcoreano che per errore attraversa il confine marittimo tra Corea del Nord e del Sud, diventando la pedina di un gioco di potere tra le due ideologie. A farne le spese sarà proprio il pescatore, fedele al sistema di valori di un paese che di lui si cura solo come strumento conto l’odiato vicino.