Intervista a "El Mundo"

L’ennesimo mea culpa di Gori: «Abbiamo sottovalutato la situazione, abbiamo sbagliato»

Al quotidiano spagnolo, il sindaco ha raccontato questi mesi difficili, partendo dagli errori di valutazione dell'inizio. Ha detto di aver agito sempre in buona fede, anche perché non aveva informazioni su quanto stava realmente accadendo

L’ennesimo mea culpa di Gori: «Abbiamo sottovalutato la situazione, abbiamo sbagliato»
Bergamo, 29 Giugno 2020 ore 16:49

Un mea culpa, l’ennesimo. Perché, al di là di quel che dice la Lega cittadina (che ha lanciato una campagna contro di lui intitolata “Gori è il momento delle scuse“), il sindaco di Bergamo Giorgio Gori in più di un’occasione ha ammesso di aver sbagliato, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, a sottovalutare il coronavirus e la pandemia. Ora però ha voluto farlo anche su una scala decisamente più grande dei media locali e delle ospitate in tv: lo ha fatto in un’intervista rilasciata al quotidiano spagnolo El Mundo e pubblicata (online, ma a pagamento) domenica 28 giugno.

El Mundo, grazie al giornalista Javier Espinosa, ha pubblicato diversi reportage sulle conseguenze della pandemia nel nostro Paese e, in particolare, nel Nord Italia. In questa intervista, il giornale spagnolo ha prima tracciato un profilo di Gori e poi dato voce al sindaco, pubblicando l’articolo proprio nel giorno in cui Bergamo ha voluto ricordare le oltre seimila vittime causate dal Covid in provincia con il Requiem del Donizetti suonato davanti al monumentale, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e trasmesso in diretta su Rai1.

«Abbiamo sottovalutato la gravità della situazione. E abbiamo sbagliato», ammette nell’intervista il primo cittadino di Bergamo. Quando Espinosa gli ricorda la campagna “Bergamo non si ferma“, sostenuta insieme agli industriali locali, Gori dice di aver fatto «tutto in buona fede», precisando che se avesse avuto «un decimo delle informazioni su quanto stava accadendo non avrei sostenuto quella campagna». Gori ha poi aggiunto di aver capito realmente ciò che stava accadendo soltanto il 5 marzo, quando ha sentito un medico di un ospedale che «aveva informazioni di cui non ero in possesso» sul tasso di diffusione del virus. È stato allora che «ho capito che il sistema sanitario aveva fatto crack».

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