In arrivo uno studio da Oxford

Il riscatto dei mancini ricchi di geni Leonardo ed Einstein insegnano

Il riscatto dei mancini ricchi di geni Leonardo ed Einstein insegnano
01 Ottobre 2019 ore 09:10

«Per colpa di chi?», ritornella una nota canzone di Zucchero. Prendiamo a prestito la domanda per chiederci come mai, per «colpa di chi» insomma, alcuni nascono destrimani e altri mancini. Un problema di propensione, di ereditarietà, di comodità o di che altro? La risposta sembra nascosta nei geni, «architettati» in maniera particolare nel cervello. La scoperta, solo ipotizzata o senza chiare spiegazioni finora, trova evidenza in un recente studio dell’Università di Oxford, in Inghilterra, finanziato dal Medical Research Council, pubblicato sulla rivista internazionale Brain.

 

 

C’entra il Dna. O, meglio, la concatenazione di alcuni geni in particolari regioni del genoma. «Legami» che sarebbero in grado di influenzare diverse funzioni del nostro corpo, come ad esempio l’uso della mano, determinando cioè l’abitudine della persona a scrivere e ad agire specificatamente con la sinistra. Inoltre le caratteristiche del Dna di queste stesse regioni, dicono gli esperti inglesi che sono venuti a capo di questo link fra i geni, avrebbero potere di azione anche su altre attività del cervello, essenzialmente il linguaggio. L’ipotesi che l’inclinazione all’uso della mano potesse dipendere dal Dna era già stata sospettata, poi evidenziata da ricerche condotte su gemelli in cui le variazioni tra destrimani e mancini, nel 25 per cento dei casi, è risultata associata e attribuibile ai geni. Tuttavia non erano ancora chiari i meccanismi che «dentro» il Dna davano adito allo sviluppo di questa propensione. Oggi la scienza pare averlo capito: c’entra l’ingegneria strutturale messa a punto dagli stessi geni.

Lo studio. È vasto e interessante. Ha infatti preso in considerazione i genomi, analizzandoli per filo e per segno, di circa 400.000 individui provenienti dalla Biobanca britannica, di cui oltre 38.300 di mancini. I ricercatori hanno poi identificato quattro regioni genetiche differenti, notando che tre di queste erano associate a proteine con un ruolo chiave nello sviluppo dell’«architettura» cerebrale. In particolare hanno notato che queste proteine erano correlata a particolari strutture, chiamate microtubuli che sono parte del citoscheletro e responsabili del funzionamento delle cellule nel corpo. Ma non solo: dall’analisi dell’imaging cerebrale, catturato in circa 10.000 persone, i ricercatori hanno potuto capire e scoprire che questi geni, associati a una differente struttura cerebrale, erano anche in diretta relazione con le aree che regolano la capacità di linguaggio.

 

 

I vantaggi e limiti di essere mancini. Il primo punto a favore dell’essere mancini sarebbe la maggiore capacità di linguaggio: i ricercatori avrebbero infatti osservato una migliore coordinazione fra le aree linguistiche dei lati sinistro e destro del cervello, tale da favorire dunque lo svolgimento più agile di compiti verbali. Naturalmente è una indicazione «di massa», non imputabile a tutti i mancini, soggetti a variazioni e inclinazioni individuali, che possono alimentare, o meno, questa abilità. Usare la mano sinistra, secondo i ricercatori, darebbe poi una maggiore copertura dal rischio di sviluppare o, di contro, di esporsi a malattie neurodegenerative: ad esempio nei mancini diminuirebbero le probabilità verso il Parkinson, ma aumenterebbero quelle per la schizofrenia. Una informazione medica importante che potrebbe aiutare a mettere a punto azioni di prevenzione e/o cura verso queste problematiche cerebrali. Va detto però che i mancini, sulla popolazione globale, restano una minoranza: infatti dalla notte dei tempi circa il 90 per cento degli individui fanno uso per lo svolgimento delle azioni quotidiane della mano destra, che è dunque la dominante, usando solo saltuariamente e/o in casi eccezionali la mano sinistra.

Mancini storici e «falsi» miti. Mancini, reputatevi fortunati. Ci sono esempi nella storia di uomini geniali, tutti mancini appunto, che hanno dato importanti contributi a ogni ambito del sapere, fra questi Leonardo, Einstein o Mozart. Fino a personaggi dei nostri tempi come Barack Obama. Chi non vorrebbe essere al posto loro e avere cotanto «valore» cerebrale? Dunque va sfatato il mito storico che il mancino portasse sfortuna e/o che fosse addirittura pericoloso. Un retaggio che ci portiamo ancora dietro, stante il fatto che diverse lingue straniere hanno coniato le parole destra e sinistra su questa accezione. Lo studio inglese ha invece «riscattato» i mancini dimostrando che alla base esiste una motivazione scientifica: non il caso o la sfortuna, ma il particolare sviluppo biologico del cervello, in parte guidato dalla complessa interazione di molti geni. Rendendo, in qualche modo, vanto alla ricchezza e varietà della natura umana.

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