Incidente sul lavoro

Leonardo Scarpellini, morto a 24 anni al Volvo Truck Center: quali le responsabilità dell'ad?

Nell'ultima udienza del processo, datata 21 febbraio, che vede imputato l'amministratore delegato, si cerca di capire cosa è accaduto

Leonardo Scarpellini, morto a 24 anni al Volvo Truck Center: quali le responsabilità dell'ad?
Pubblicato:
Aggiornato:

«Perché Leonardo Scarpellini lo ha fatto?». È questa la domanda che il pm Raffaella Latorraca ha fatto al capo meccanico preposto alla sicurezza sul lavoro della officina Volvo Truck, dove il giovane Leonardo di Verdellino morì a soli ventiquattro anni il 19 gennaio 2017. Nell'ultima udienza del processo, datata 21 febbraio, che vede imputato l'amministratore delegato di Volvo Group Retail Italia, si cerca di capire le sue responsabilità all'interno della tragica vicenda.

Leonardo Scarpellini aveva solo ventiquattro anni quando morì sei anni fa, vittima di un incidente sul lavoro. L'esplosione di un compressore che stava usando per gonfiare i pneumatici all'interno del Volvo Truck Center di Corso Europa a Boltiere non gli lasciò scampo. Era stato assunto a tempo indeterminato soltanto una settimana prima, il 12 gennaio 2017.

Dalle ricostruzioni, pare che il giovane abbia spinto una molla aiutandosi con dell'aria compressa, quando invece la procedura prevede che il cassone venga sollevato con dei cric idraulici e l'aria tolta completamente. Come riporta Corriere Bergamo, il capo meccanico (che ha patteggiato otto mesi, così come il manager service) ha spiegato in aula che chi non seguiva le procedure corrette veniva richiamato. E che tutti i giovani affiancavano un anno i colleghi più esperti, oltre a seguire corsi di formazione.

Non vigilò la procedura, secondo le imputazioni

Il ventiquattrenne pare avesse effettuato l'operazione già altre volte, prima di quella fatale, senza difficoltà: l'aria compressa, ha spiegato il capo meccanico, veniva usata solo per pulire o svitare i bulloni. Tuttavia, i colleghi di Scarpellini avrebbero raccontato il contrario. Ovvero che l'aria compressa veniva usata per spingere le molle, proprio come il giovane Leonardo aveva fatto il giorno dell'incidente. Il nodo, quindi, resta sulle responsabilità dell'ad.

Le imputazioni parlano di violazione del dovere: l'amministratore delegato non richiese ai suoi lavoratori in officina di osservare le indicazioni, né vigilò la procedura o curò un'adeguata formazione dei dipendenti. La sentenza finale, affidata al giudice Patrizia Ingrascì, potrebbe arrivare alla prossima udienza, prevista il 28 marzo.

Seguici sui nostri canali