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La sentenza del tribunale argentino

Libera perché «persona non umana» Stiamo parlando di un orangotango

Libera perché «persona non umana» Stiamo parlando di un orangotango
Cronaca 29 Dicembre 2014 ore 10:35

Il 21 Dicembre scorso, con una sentenza a dir poco originale, un tribunale argentino ha stabilito che gli oranghi sono persone non umane», obbligando lo zoo di Buenos Aires a liberare la scimmia Sandra. Ripercorriamo la vicenda.

La protagonista. Si chiama Sandra, ha 29 anni, è un orangotango ed è rinchiusa da due decenni nello zoo di Buenos Aires. In tribunale è stata difesa dall’Afada (Associazione di funzionari ed avvocati per i diritti degli animali), secondo cui la scimmia avrebbe sufficienti capacità cognitive per non essere trattata come un oggetto.

Lo strumento legale. Per perorare la causa di Sandra è stato messo in campo uno strumento legale normalmente usato per richiedere la scarcerazione degli umani, l’habeas corpus. Si tratta di un istituto proveniente dal diritto anglosassone, serve per obbligare un’autorità pubblica a dare conto della detenzione di una persona ed è considerato uno dei più efficienti sistemi di salvaguardia della libertà individuale contro le detenzioni arbitrarie. I legali dell’Afada, dunque, hanno sostenuto che la detenzione di Sandra sarebbe illegittima in quanto l’orango è un «soggetto non umano» che, seppur non appartenente alla specie umana, è in grado di mantenere legami affettivi, percepire il tempo, imparare, comunicare e trasmettere quanto ha appreso.

La decisione. La Corte argentina ha accolto la tesi dell’associazione animalista, giudicando Sandra una «persona non umana» alla quale devono essere riconosciuti i diritti fondamentali, ivi compreso quello alla libertà. Il tribunale ha sottolineato che, «in base ad un’interpretazione giuridica dinamica e non statica si deve riconoscere all’animale il carattere di soggetto di diritti». Di contro, nella concezione tradizionale, i non umani sono considerati oggetto di proprietà privata e dunque privi dei diritti riconosciuti agli uomini.

L’orango sarà quindi portato in un rifugio per animali che ricostruisce il suo habitat naturale. «Questa sentenza – ha dichiarato l’avvocato di Afada – apre una strada non solo per gli altri oranghi ma anche per altri animali senzienti che sono ingiustamente e arbitrariamente privati della loro libertà in zoo, circhi, parchi acquatici e laboratori scientifici».

La difesa dello zoo. Lo zoo di Buenos Aires ha dieci giorni per fare appello contro la decisione. Adrian Sestelo, responsabile di biologia dello zoo, riferendosi alle accuse per cui l’animale si sarebbe depresso vivendo in cattività, ha affermato: «Gli oranghi sono animali solitari e tranquilli per natura, si mettono insieme solo se devono badare ai propri piccoli. Sostenere senza alcun motivo, perché non si conosce la biologia della specie, che questi animali soffrono abusi, sono stressati o depressi, significa fare uno degli errori più comuni: umanizzare i comportamenti animali».

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