Il presidente ha 31 anni

Liberland, dove non ci sono tasse La patria di “vivi e lascia vivere”

Liberland, dove non ci sono tasse La patria di “vivi e lascia vivere”
24 Aprile 2015 ore 12:45

Una nuova Svizzera tra Serbia e Croazia, sulla riva occidentale del Danubio. È nato Liberland, il Paese dove non si pagano le tasse. Sembra impossibile, invece presto potrebbe essere realtà. Un fazzoletto di terra a forma di cuore, sette chilometri quadrati dove vige il motto di «Vivi e lascia vivere»: se dovesse essere riconosciuto, Liberland si aggiudicherà la medaglia di bronzo tra i Paesi più piccoli al mondo. Prima di lui, solo Città del Vaticano e Principato di Monaco.

 

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L’ordinamento di Liberland. Sebbene gli manchino ancora i crismi ufficiali di riconoscimento, il suo presidente Vít Jedlička ha le idee chiare. Politico ceco di 31 anni, membro del Partito Conservatore dei cittadini liberi e euroscettico convinto, ha deciso di fondare questa micronazione, che, come forma di governo, si vuole ispirare alla democrazia diretta elettronica. Ha già una sua bandiera, fondo giallo con striscia nera e in mezzo un emblema che rappresenta la libertà. Come prima lingua si parlerà il ceco, poi l’inglese, e per i pagamenti probabilmente si userà il bitcoin o un sistema analogo di criptomoneta. Jedlička dice altresì di voler puntare sull’autosufficienza energetica grazie ai pannelli solari, anche se non disdegnerebbe l’allacciamento alle reti elettriche dei Paesi vicini.

E le tasse? Ma l’elemento più sorprendente di Liberland è la questione fiscale, le tasse. Chi vorrà le pagherà con un contributo volontario, altrimenti va bene lo stesso. Il modello a cui il presidente Jedlička si ispira è la Svizzera, con la sola differenza del non obbligo di contribuzione fiscale. Tutti possono essere cittadini di Liberland, a patto di avere la fedina penale pulita, non essere né nazisti né comunisti e rispettare la proprietà privata e le opinioni degli altri, a prescindere dalla razza, etnia, orientamento e religione.

 

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Terra di nessuno. Liberland, prima di chiamarsi così, era una terra pressoché disabitata se si toglie una sparuta minoranza ceca, e soprattutto senza padrone. Era terra di nessuno, dato che né la Croazia né la Serbia ne hanno mai rivendicato la sovranità. È una zona non interessata da tutte quelle dispute di confine tra i due Paesi nate nel 1947, taciute durante il periodo di governo di Tito e alimentate dalla disgregazione della Jugoslavia. Di qui l’idea di proclamare una repubblica in quella porzione di terra chiamata anche Gornja Siga, che non desse fastidio a nessuno e che fosse una sorta di «fuga dall’inferno fiscale globale che sta diventando il mondo», per dirla con le parole di Jedlička. Le capitali di Serbia e Croazia sono già state ufficialmente informate, così come le Nazioni Unite, e il presidente spera in un tempestivo riconoscimento del suo ambizioso progetto per la creazione di un nuovo paradiso fiscale. Per ora la Croazia non ha preso troppo sul serio la proposta di Jedlička, ma c’è da scommettere che lui non si darà per vinto.

Il giallo della bandiera rubata. Dopo pochi giorni dall’annuncio della fondazione di Liberland, con tanto di bandiera piantata per simboleggiare la presa del territorio, qualcuno ha però rubato il vessillo. Molto probabilmente è stata la polizia croata. Sulla pagina Facebook di Liberland, che conta 100mila iscritti, è stato lanciato un appello per il suo ritrovamento. In un post del 18 aprile si legge: «Abbiamo appena scoperto attraverso media croati che la nostra bandiera è stata rubata». Segue una richiesta di donazioni in denaro per aiutare la causa: in premio si riceverà una bandiera di Liberland. E per quanto Liberland nella sua Costituzione non preveda l’esistenza di un esercito, ironicamente, qualcuno ha fatto notare che anche la più liberista delle nazioni ha bisogno di forze di polizia.

 

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Il sito internet, per chiedere la cittadinanza. Liberland ha già il suo sito internet, dove viene spiegato l’ordinamento del nuovo Stato, la sua Costituzione, alla cui base c’è la tutela della libertà personale ed economica dei cittadini, limitando in modo significativo il potere dei politici in modo che non possano interferire troppo nella libertà della nazione. Sul sito è presente anche un modulo per le richieste di cittadinanza, che verranno esaminate a tempo debito. In meno di una settimana, sono 250mila le persone che hanno chiesto di diventare liberlandesi. Non essendoci al momento un ufficio postale le richieste si possono mandare solo via mail.

Il perché di una tassazione su base volontaria. Alla base del concetto secondo cui le tasse non devono essere obbligatorie c’è la convinzione che ogni cosa che viene imposta dall’alto viene fatta malvolentieri e quindi si cerca in ogni modo di evitarla. In un’intervista rilasciata a un giornale ticinese il presidente del neostato è convinto che chi abiterà a Liberland avrà voglia di pagare le tasse. Testualmente dice: «Penso che avremo il problema contrario: la gente non vedrà l’ora di avere un governo del genere e pagherà molto più volentieri che non se fosse obbligata sotto minaccia della prigione. Funziona così anche nella vita privata: se provi a forzare qualcuno a fare qualcosa per te normalmente finirà per non farla, se glielo chiedi gentilmente, invece, hai molte più probabilità che accetti di collaborare con entusiasmo».

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