In uscita martedì 9 settembre

Il nuovo libro di Henry Kissinger sulla fine dell’Ordine Occidentale

Il nuovo libro di Henry Kissinger sulla fine dell’Ordine Occidentale
30 Agosto 2014 ore 16:28

Su Amazon si può già prenotarlo, ma l’uscita ufficiale è prevista per martedì 9 settembre. È il libro di Henry Kissinger World Order, (L’ordine mondiale) Penguin Press HC. L’autore ne ha offerto un sommario di suo pugno su The Wall Street Journal del 29 agosto. Il passaggio più importante ci sembra il seguente:

“Gli anni tra il 1948 circa e l’inizio del nuovo secolo hanno segnato un breve momento della storia umana nel quale si poteva immaginare come prossimo l’avvento di un ordine mondiale globale fatto, insieme, di idealismo Americano e dei concetti di Stato e equilibrio delle forze proprie della tradizione Europea. Il fatto è che vaste regioni del mondo non hanno mai condiviso – e forse nemmeno tacitamente accettato – il concetto Occidentale di ordine. Queste riserve [concettuali e politiche] stanno adesso diventando esplicite, per esempio, nella crisi Ucraina e in quella del Mar Cinese Meridionale. L’ordine stabilito e formalizzato dall’Occidente si trova a un punto di svolta”.

È interessante, a questo riguardo, un episodio di carattere – diciamo così – commercial-bibliografico: su Amazon, chi ha prenotato il testo di Kissinger ha prenotato anche Political Order and Political Decay: From the Industrial Revolution to the Globalization of Democracy, dell’enfant terrible della politologia americana Francis Fukuyama, che uscirà il 30 settembre; The Innovators: How a Group of Hackers, Geniuses, and Geeks Created the Digital Revolution di Walter Isaacson (uscita prevista, 7 ottobre); e infine Asia’s Cauldron: The South China Sea and the End of a Stable Pacific di Robert D. Kaplan, uscito nel marzo scorso. Lo prendiamo come il segno che nella intelligentsia statunitense sta iniziando a farsi largo quella nozione di “fine della storia” che, proposta anni fa da Fukuyama e mai presa seriamente in considerazione, si presenta adesso come utile chiave interpretativa del caos in corso.

Fukuyama non intendeva, infatti, che la storia dovesse finire nel giro di pochi anni, ma che era entrata in crisi la nozione di storia in uso nel mondo occidentale da Erodoto in poi. Ed era entrata in crisi perché essa si era progressivamente costruita sullo sviluppo di pochi Stati (europei dapprima, ed euro-americani negli ultimi secoli) che si potevano permettere il lusso di ignorare del tutto – o almeno di considerare episodico o vagamente collaterale – quanto stava succedendo nei restanti due terzi del mondo. Questo modo di pensare, osserva Kissinger, ha smesso di funzionare. E perché ha smesso?

“Prima ragione: la natura stessa dello Stato – che è l’unità sostanziale e formale su cui si costituisce la vita internazionale – è stata soggetta a molte e diverse pressioni. L’Europa si è messa sulla strada di superare lo Stato e di realizzare una politica estera basata principalmente su principi di soft power. Ma esistono molti dubbi circa il fatto che rivendicazioni di legittimità separate da una strategia riconoscibile possano sostenere un ordine mondiale. E l’Europa non si è ancora fornita dei caratteri che fino ad ora caratterizzano gli Stati, e si trova quindi esposta ad un vuoto di autorità all’interno e ad una situazione di squilibrio di forze rispetto ai suoi confinanti [che hanno una catena di comando efficiente e sperimentata]”.

Sembra difficile sintetizzare meglio di così il problema politico all’origine dell’immobilismo dell’Europa: un non-ancora-Stato che si pensa, però, come se lo fosse, non riuscirà mai a prevalere (o quanto meno a contrastare) uno stato confinante – soprattutto se potente – che non abbia problemi a prendere decisioni in fatto di politica estera.

“Nello stesso tempo una larga parte delle regioni mediorientali hanno visto gli Stati dissolversi in una serie di gruppuscoli e di etnie in conflitto fra di loro: le milizie religiose e i gruppi di potere che le sostengono continuano a infrangere senza problemi confini e sovranità, producendo il fenomeno degli Stati cosiddetti “falliti” che hanno perso il controllo del loro territorio”.

E questo è un altro modo di mostrare l’insufficienza della nozione “Occidentale”di Stato. È il modo che Kissinger, sintetizzando, chiama Asiatico. Fino a concludere:

“L’Europa e l’Asia si trovano dunque alle prese con problemi opposti: i principi [occidentali] dell’equilibrio delle forze non vanno d’accordo con un concetto di legittimazione che sia condiviso [i paesi non-europei, infatti, lo ignorano], e questo fa sì che le ragioni del disaccordo portino dritte dritte al rischio di un confronto diretto”.

Vedremo i dettagli quando uscirà il libro, ma il quadro generale della situazione ci pare ben delineato.

Un’ultima osservazione ci permettiamo di avanzare: l’8 settembre del 1648, a Osnabrück, fu firmato il secondo dei trattati che costituiscono le Paci di Westfalia, che hanno dato origine alla nozione di Stato di cui Kissinger vede il disfacimento. È troppo machiavellico pensare che la data di uscita del libro abbia una qualche relazione con quell’evento?

Dr. Kissinger si presenta al termine dell’articolo semplicemente come Addetto alla Sicurezza nazionale e Segretario di Stato sotto la presidenza di Nixon e di Ford.

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia