Un paradosso tutto italiano

L'incredibile caso del Foresta

L'incredibile caso del Foresta
Cronaca 09 Settembre 2017 ore 16:38

Le Rems, ovvero le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, sono nate nel 2015 con l'obiettivo di sostituire gli Opg, cioè gli ospedali psichiatrici giudiziari. Stiamo parlando di strutture con un ruolo medico ma soprattutto sociale molto importante: accogliere persone con malattie psichiche ritenute pericolose per la comunità e che necessitano, quindi, di cure e controllo. Il passaggio dagli Opg alle Rems è stato pensato anche in un'ottica tutelativa per gli stessi malati, affinché potessero essere ospitati in strutture maggiormente attente ai loro bisogni di malati prima che di soggetti pericolosi. Ma, come ahinoi spesso accade in Italia, un conto sono le premesse, un altro i dati di fatto. E così, delle Rems previste, ad oggi pochissime sono operative. Si prenda la Lombardia, ad esempio: dovrebbero essere otto, in realtà ce n'è soltanto una in funzione, quella di Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova.

 

 

È proprio in questa residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza che, dallo scorso 18 agosto, dovrebbe trovarsi Karim Seck, meglio noto come "Il Foresta", senegalese di 48 anni da tempo sul territorio bergamasco e che "viveva" in una sottospecie di baracca costruita nel boschetto tra via Europa e la Circonvallazione. Il passato è d'obbligo, visto che dal maggio scorso la sua casa è diventata una cella del carcere di via Gleno dove è stato portato in seguito all'arresto avvenuto per aver aggredito, al rondò di Campagnola, degli agenti di polizia con un paio di forbici, ferendo anche un'agente. Seck, nella colluttazione, s'era beccato anche un proiettile sparato da un poliziotto nel polpaccio sinistro. Chi frequentava la zona, conosceva di vista il 48enne e sapeva che ha dei problemi psichici, del resto ravvisabili anche a occhio nudo e senza particolari perizie. Poiché, però, la giustizia necessita (giustamente) di prove, dopo un breve periodo di degenza all'ospedale Papa Giovanni di Bergamo per curare la ferita, Seck è stato sottoposto a ben due perizie psichiatriche, che hanno emesso lo stesso verdetto: il senegalese non è capace di intendere e di volere e, proprio per questo motivo, è pericoloso per sé e per gli altri.

 

 

Da qui la necessità di portarlo in una struttura come i Rems. Il processo nei suoi confronti è stato fissato per il 16 novembre, ma il Tribunale aveva avanzato sin da subito richiesta affinché l'uomo venisse accolto nell'unica residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza attiva sul territorio lombardo, ovvero quella di Castiglione delle Stiviere. Richiesta che, il 18 agosto scorso, è stata approvata. Qualche giorno dopo, però, il cambio di rotta: la direzione della struttura mantovana, infatti, ha scritto una lettera al ministero della Giustizia, al Tribunale di Bergamo e al penitenziario di via Gleno, in cui revocava la disponibilità. Motivo? «La nostra priorità va a coloro che hanno la residenza in Lombardia e poi per quelli senza fissa dimora» ha spiegato a Bergamonews la dottoressa Maria Gloria Gandellini, responsabile della Rems. In altre parole, Seck è in lista d'attesa. Per quanto non si sa, forse fino a metà ottobre, forse più in là. Del resto, al momento la struttura mantovana accoglie già 142 persone a fronte di 120 posti. Dovrebbe venire ampliata, ma per ora nulla si muove. Risultato: un soggetto ritenuto incapace di intendere e di volere, pericoloso per sé e per gli altri, potrebbe finire nuovamente libero. Dati i risultati delle perizie, infatti, è molto probabile che il processo del 16 novembre prossimo si concluda con un'assoluzione e un nuovo invito a un ricovero in un Rems. Nel qual caso il ricovero non fosse possibile, di certo Seck non potrebbe restare in carcere. Un paradosso tutto italiano, che viola il diritto del soggetto in questione di essere curato e mette a rischio l'incolumità di tutti noi cittadini. Una situazione presente in Lombardia così come in molte altre parti d'Italia, come testimonia un articolo dell'aprile 2017 di Avvenire. «Parliamo di soggetti fragili, dovremmo riflettere su questo» ha commentato a Bergamonews la dottoressa Maria Gloria Gandellini. Come sempre, però, ci troviamo costretti a riflettere a posteriori.