Venerdì 9 ottobre

L’industria alimentare italiana incrocia le braccia per chiedere il rinnovo del contratto

Nella sola provincia di Bergamo il comparto conta oltre seimila lavoratori

L’industria alimentare italiana incrocia le braccia per chiedere il rinnovo del contratto
10 Settembre 2020 ore 13:54

Venerdì 9 ottobre l’industria alimentare italiana incrocerà le braccia, in occasione dello sciopero nazionale indetto per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro. «In un settore che non si è mai fermato, nemmeno nei giorni più tragici della pandemia, servono risposte per tutti gli addetti», hanno sottolineato questa mattina, giovedì 10 settembre, Valentino Rottigni di Flai-Cgil, Gianluigi Bramaschi di Fai-Cisl e Rossella Valente di Uila-Uil di Bergamo.

Alla fine di luglio i sindacati avevano siglato l’intesa sul rinnovo con Unionfood, Assobirra e Ancit, ma non con le altre associazioni datoriali coordinate da Federalimentare. «Per la federazione legata a Confindustria pareva troppo alto un aumento aggiuntivo di 13 euro al mese a partire dall’aprile del 2023 – aggiungono -. Consideriamo inaccettabile l’atteggiamento di Federalimentare. Nei giorni scorsi abbiamo inviato unitariamente la richiesta di adesione al rinnovo del 31 luglio alle imprese che ancora non lo hanno fatto. Ora, inizieremo le mobilitazioni nelle aziende non firmatarie fino alla data dello sciopero».

L’intesa raggiunta con Unionfood, Assobirra e Ancit prevede un aumento medio a regime di 119 euro al mese. «L’accordo, insieme alle diverse innovazioni sulla parte normativa, è davvero rilevante nel panorama dei contratti collettivi perché arriva in un momento in cui, in Italia, l’82 per cento dei lavoratori dipendenti ha un contratto di categoria scaduto».

Il settore alimentare italiano vede operare 56.750 imprese per un totale di 385mila addetti. Numeri che se si considera anche il settore artigiano raggiungono la quota di 62mila aziende e 457mila addetti, per un fatturato complessivo di 140 miliardi di euro. Numeri che fotografano un comparto che è al primo posto per ricavi complessivi, al secondo per numero di imprese e al terzo per valore aggiunto, rispetto a tutti gli altri del manifatturiero.

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