Cronaca
Le parole del procuratore Tommaso Buonanno

L'inquietante caso che rivela i link tra Bergamo e Messina Denaro

L'inquietante caso che rivela i link tra Bergamo e Messina Denaro
Cronaca 08 Luglio 2016 ore 04:30

Un mistero ancora senza risposta. Era il 10 giugno 2011 quando Michele Rodriguez Larreta, classe 1981 di madre bergamasca e padre spagnolo, se ne andò da Torre Boldone e sparì nel nulla. Residente a Valencia, il Comune della provincia di Bergamo era un po' la sua seconda casa. Precisamente quella di sua madre Maria Luisa, quella in cui lo stesso Michele aveva passato la sua infanzia e buona parte della sua giovinezza. Parlare al passato è d'obbligo, visto che è probabile che l'uomo sia morto coinvolto in un gioco molto più grande di lui: quello dello spaccio, della mafia, dell'ombra del super latitante Matteo Messina Denaro.

 

Scheda michele rodriguez larreta

 

La sparizione. A togliere la polvere (almeno quella mediatica) sul caso, è stato il procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Brescia, Tommaso Buonanno, durante la sua ultima audizione di fronte alla commissione parlamentare presieduta da Rosy Bindi. A ricostruire i fatti, seguendo le informazioni di Buonanno, ci ha pensato invece il sito Libera Informazione. Michele Rodriguez Larreta fu visto l'ultima volta a Torre Boldone. Era passato da casa prima di partire per una breve vacanza con destinazione finale Palermo. L'aveva contattato un amico di Acireale, con cui Michele si sarebbe dovuto incontrare una volta giunto in Sicilia. Ma all'aeroporto di Orio al Serio, l'italo-spagnolo non prese nessun aereo: noleggiò un’auto e viaggiò fino a Pisa, dove si incontrò con un’amica, abbandonò la vettura in un parcheggio e prese un volo Ryanair per il capoluogo siciliano. Il suo cellulare agganciò una cella telefonica a Palermo nella tarda serata dell’11 giugno, poi il nulla.

 

 

Le indagini e il silenzio. L'ipotesi dell'allontanamento volontario fu considerata, inizialmente, la più probabile secondo gli inquirenti. Ma dopo poco tempo venne esclusa. La madre dell'uomo si rivolse anche alla trasmissione Chi l'ha visto? alla disperata ricerca di qualche informazione sul figlio. Le indagini furono affidate al pm Letizia Ruggeri della Procura di Bergamo, nota soprattutto per aver coordinato l'inchiesta sulla morte di Yara Gambirasio. La Ruggeri decise di seguire la pista della droga: Rodriguez Larreta, qualche tempo prima, era infatti rimasto implicato in un giro di spaccio. Dopo poco tempo i riflettori sulla vicenda, almeno quelli mediatici, si spensero. E il fascicolo finì (nel 2013) sulla scrivania della Dda di Brescia. Del caso, sporadicamente, tornava a parlarne la stampa locale: lo ha fatto Bergamonews il 10 novembre 2010, poi Armando Di Landro per il Corriere della Sera Bergamo nel giugno 2013. Nessuna novità, però. Intanto il procuratore Tommaso Buonanno e il suo team continuavano a indagare, nel silenzio più assoluto.

 

antimafia dda

 

La rivelazione della Dda. Almeno fino all'11 marzo 2015, quando la Commissione parlamentare antimafia guidata da Rosy Bindi chiamò in audizione Buonanno. Nell'occasione si parlò del radicamento della criminalità organizzata nelle province di Brescia e Bergamo. Non solo ‘Ndrangheta, Camorra, Cosa Nostra, ma anche ecomafie, traffico di droga e mafie straniere. È Buonanno stesso a parlare apertamente del caso di Michele Rodriguez Larreta, rivelandone l'inquietante quadro in cui va inserito: «Nella Bergamasca si stanno svolgendo indagini connesse all’omicidio Larreta e sono oggetto di indagine appartenenti ad altra famiglia mafiosa, quella di Messina Denaro. Lo sfondo nel quale opera questa famiglia è quello del traffico internazionale di stupefacenti, di hashish in particolare, che interessa il territorio di Bergamo». Parole dure, che oggi tutti possiamo leggere visto che il verbale non è più segretato ed è stato pubblicato sul sito della Camera dei Deputati. Buonanno è chiaro: non si tratta di un caso di scomparsa, ma di «omicidio». Una morte maturata nell’ambito di un traffico di droga con proiezioni internazionali, probabilmente sulla rotta Spagna-Italia, con Bergamo a fare da epicentro e il clan di Matteo Messina Denaro a tirarne le fila. Un caso molto simile a quello che ha colpito Bergamo nelle scorse settimane, quando da Costa Volpino è sparito nel nulla Fabrizio Garatti, uomo che nel 2009 era rimasto coinvolto in un traffico di droga internazionale ed era in procinto di essere condannato in via definitiva. Anche qui ci potrebbe essere la longa manu della criminalità organizzata secondo gli inquirenti.

La mafia a Bergamo. A inquietare, però, è soprattutto il collegamento della provincia orobica con Messina Denaro, il latitante italiano più ricercato e l'uomo più potente di Cosa Nostra. Le parole di Buonanno, dette un anno fa ma rese note soltanto oggi, non fanno che confermare quanto più volte affermato da diversi esponenti nazionali dell'Antimafia: le ricche zone tra la Bergamasca e il Bresciano sono terra di conquista per la criminalità organizzata, desiderosa di prendersi, anche con la forza, una parte di torta. Soltanto pochi mesi fa, l'associazione Libera aveva diffuso un dettagliatissimo dossier dove sono riportati, anno per anno, tutti i punti di contatto tra Bergamo e le mafie. Scomparse misteriose, droga, corruzione, traffico di armi: quella che fino a qualche anno fa si poteva definire soltanto un'ombra, oggi, purtroppo, pare essere realtà.

Seguici sui nostri canali