Ma sul testo ci sono dubbi

Tasse, donne e violenza Ecco l’Isis raccontato dall’Isis

Tasse, donne e violenza Ecco l’Isis raccontato dall’Isis
05 Marzo 2015 ore 13:28

Sessantaquattro pagine in italiano perfetto. Un testo ricco di immagini, tanto che sembra di sfogliare una guida turistica dove si spiegano tutte le caratteristiche dello Stato Islamico: questo è il file che gira in rete da alcuni giorni, dal titolo “Lo Stato islamico, una realtà che ti vorrebbe comunicare” (qui il documento completo). Una vera e propria enciclopedia sul Califfato, presentato come una nazione vera e propria dove ci sono delle leggi, si è pronti a batter moneta e in ogni città c’è un corpo di polizia che regola il quieto vivere cittadino. «Ho deciso di scrivere questo testo – scrive l’autore del file, un certo Mehdi – per cercare di presentare in modo riassuntivo una realtà di cui si parla molto, che tutti conoscono tramite i media accusatori ma non tramite i media degli accusati (quelli dello Stato Islamico, appunto)».

La versione dell’Isis. E incalza: «La maggior parte dei Musulmani ha giudicato l’entità dello Stato Islamico prestando attenzione solo agli accusatori ascoltando decine di fatawa di ‘ulamaa, leggendo decine di articoli e ascoltando centinaia di notizie accusanti lo Stato Islamico, contemporaneamente però, ignorando totalmente qualsiasi tentativo di difesa da parte delle organizzazioni mediatiche del Dawla al-Islamiya. Dobbiamo esser sinceri: quanti di noi han mai letto una dichiarazione ufficiale dello Stato?». E allora, anche noi, attraverso un’approfondita lettura del depliant, abbiamo cercato di scoprire la vera natura e il progresso raggiunto da questo moderno califfato islamico. Scorrendo le pagine del testo sembra che i terroristi dell’Isis, quando si tratta di governare città e stati si trasformino in abili e intelligenti amministratori. O almeno, questo è quello che traspare dal testo. In brevi punti, ecco alcuni estratti del documento che spiegano i pilastri fondamentali su cui poggia questo Stato.

La giustizia. «Per grazia di Allah sono stati istituiti vari tribunali Islamici nei territori controllati dallo Stato islamico, tribunali in cui la Shari’a viene applicata sui cittadini come sui soldati come sugli emiri fino ad arrivare ai più grandi comandanti. Non c’è differenza tra cittadino dello Stato Islamico o emiro, tutti vengono giudicati con equità: i Mujahidin dello Stato Islamico sono stati (e continuano) ad essere puniti in pubblico secondo la Shari’a per i crimini commessi o per il non rispetto della Shari’a».

La polizia. «Lo Stato Islamico ha formato vari organi di polizia differenti per poter esercitare il potere esecutivo: è stata istituita la Hisba, una tipologia di polizia Islamica atta ad ordinare il bene e proibire il male; sono stati distribuiti nei checkpoint in Iraq e nello Sham poliziotti specializzati nel controllo degli accessi delle città e dei villaggi, garantendo, con il permesso di Allah, sicurezza ai cittadini. Un altro tipo che può esser citato ancora è la Shurtat murur, polizia organizzata per la gestione della circolazione del traffico».

Finanziamenti. «Tutti i servizi offerti dallo Stato Islamico sono supportati dalle casse dello stato stesso, alcuni Musulmani si chiedono: “Da chi sono supportati economicamente?”, molti altri si limitano direttamente ad accusare i Mujahidin di essere supportati e finanziati dai miscredenti. Ebbene dobbiamo temere Allah ed obbedirGli secondo il versetto soprascritto, lo Stato Islamico dalla data della sua formazione (13 ottobre 2006) è sempre stato uno stato che supporta le sue spese (militari e non) attraverso il fay’ (bottino di guerra) oltre che dai Musulmani benevoli che adempiono all’obbligo del Jihad combattendo con i loro beni».

Libertà religiosa. «Uno dei compiti più importanti della Hisba è quello di eliminare qualsiasi forma di Shirk (politeismo) dai territori controllati dallo Stato Islamico, in modo tale da rendere il culto solo ad Allah. A questo scopo la Hisba procede a distruggere qualsiasi tempio o tomba in cui viene adorato qualcun altro all’infuori di Allah, informando prima i Musulmani sull’importanza di quest’obbligo Islamico e chiarendo il tutto con le prove contenute nel Corano e nella Sunna».

Campagne contro fumo, alcool e droghe. «Lo Stato Islamico non si limita solamente a proibire e distruggere le sostanze intossicanti ma aiuta anche i suoi cittadini a capire che bisogna allontanarsi da ciò che Allah odia e avvicinarsi a ciò che Lo compiace. Per questo fine sono state create in giro per le città nell’Iraq e nel Levante delle graziose grafiche di propaganda contro tali sostanze».

Mercato. «La polizia effettua anche dei controlli a sorpresa nei mercati per verificare la corretta taratura delle bilance in modo che queste siano precise e non avvengano truffe tra i Musulmani. L’organizzazione della Hisba provvede anche al controllo dei prezzi delle merci che vengono vendute affinché si mantengano dei prezzi ragionevoli, questo perché dall’inizio della rivoluzione siriana molti venditori alzavano e abbassavano i prezzi delle merci in maniera del tutto casuale».

Pubblica sicurezza. «Grazie all’applicazione della Shari’a e delle punizioni regolate dal Libro di Allah, si è instaurata reale sicurezza per i cittadini dello Stato. Abbiamo visto in precedenza che la polizia Islamica raccoglie ed elabora dati e statistiche, ed è provato che in poco tempo i crimini si abbassano generalmente del 90% nei territori da loro controllati, favore da parte di Allah».

Tasse. «Le tasse sono illecite in uno stato Islamico, la Zaqat (la decima) non è una tassa ma una quantità di beni che Allah ci ha imposto di versare in modo da purificare i nostri beni ed aumentare il nostro rizq. Questo tipo di dovere è fard ‘ayn, cioè obbligatorio su ogni singolo Musulmano maturo e sano. Lo Stato Islamico non ha imposto nessuna innovazione in tutto ciò, questo è l’ordine di Allah».

Enti caritatevoli. «Lo Stato Islamico ha creato panifici e distribuito punti di distribuzione del pane per i suoi cittadini. Nonostante le molteplici difficoltà tra bombardamenti della coalizione, del regime di Bashar e di Maliki in Iraq, lo Stato cerca comunque di prestare aiuto ai suoi cittadini e in modo particolare ai poveri e ai bisognosi».

Istruzione. «Nel Dawla tutti ricevono istruzione, di tipo religioso o formativo per una professione, che sia il Musulmano giovane o meno giovane, maschio o femmina. È il primo stato veramente Islamico anche dal punto di vista dell’istruzione: ad-Dawla al-Islamiya ha modificato e ritoccato tutti i programmi delle varie scuole in modo che non venga insegnato nulla che vada contro i principi Islamici».

Produzione energetica. «Lo Stato ha in suo controllo anche molteplici raffinerie di petrolio. Solamente dopo l’assalto sulla seconda città più grande d’Iraq (Mosul), sono state liberate 4 raffinerie nella provincia di Ninawa. La popolazione ha tratto grande vantaggio da queste conquiste, Musulmani e non Musulmani cittadini del Dawla. Lo Stato Islamico ha ridotto significativamente il prezzo della benzina e distribuisce in modo gratuito gas e benzina alle famiglie bisognose».

Gestione cittadina. «In questo testo è stato ripetuto decine di volte il termine “Stato” perché appunto ad-Dawla alIslamiya è un vero e proprio stato per grazia di Allah, e uno stato necessita di infrastrutture efficienti al servizio dei suoi cittadini, così anche ad-Dawla al-Islamiya provvede a costruire, ristrutturare, pulire e anche abbellire le sue strade e generalmente i suoi quartieri».

La figura della donna. «La donna dal punto di vista islamico è considerata una regina, un gioiello da preservare, così lo Stato Islamico ha voluto sottolineare questo aspetto creando grafiche (manifesti in giro per le città) dedicate alle sorelle».

Le banche. «Lo Stato Islamico è il primo stato dell’epoca moderna ad usare un sistema finanziario che vieta qualsiasi tipo e forma di interesse. Nello Stato Islamico non esistono banche».

La moneta. «Lo Stato Islamico comunica in modo attivo ai suoi cittadini, così ha prodotto ed esposto cartelloni e grafiche in giro per le strade per informare i Musulmani sul futuro impiego della nuova valuta in shaa Allah. È una benedizione da parte di Allah il ritorno del sistema economico adoperato dai Salaf. I Musulmani possono iniziare ad avere una completa indipendenza da qualsiasi Paese o unione nazionale applicanti leggi all’infuori di quelle di Allah».

Al momento l’Antiterrorismo non ha ancora potuto verificare se la traduzione sia stata effettivamente compiuta dal centro propaganda del Califfato. In caso contrario, questa lungo file non sarebbe altro che un’iniziativa spontanea di qualche fedele che, mosso dal sogno di vedere al più presto un califfato sempre più numeroso di cittadini, ha voluto far conoscere alla comunità musulmana i principi fondanti dello Stato Islamico. «È un segnale che preoccupa – dicono voci dell’intellicence citate da Repubblica – anche se non va enfatizzato». «Non ci risulta – precisano fonti degli 007 – che l’Isis abbia tradotto i propri documenti in altre lingue».

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