I numeri dell'Eurostat

Siamo i più anziani in Europa (e con sempre più bamboccioni)

Siamo i più anziani in Europa (e con sempre più bamboccioni)
05 Maggio 2015 ore 13:10

Chissà cosa direbbe Tommaso Padoa Schioppa di fronte ai dati pubblicati da Eurostat sui giovani italiani. Nell’ottobre 2007, l’allora Ministro dell’Economia e delle Finanze, aveva utilizzato il termine “bamboccione” per indicare tutti i soggetti, compresi tra i 15 ed i 30 anni, che decidono di restare a vivere in casa con i genitori. La battuta del ministro venne all’epoca aspramente criticata sia dai sostenitori della destra che della sinistra, in quanto scherniva in maniera esagerata generazioni di giovani che, a causa della crisi economica, faticavano ad ottenere una chiara indipendenza. L’espressione riprendeva un termine usato per la prima volta nel 1997 in Giappone dal sociologo Masahiro Yamada per definire i giovani tra i 20 ed i 35 anni, rifacendosi al modo di vivere “parassitario” di alcuni piccoli insetti. Otto anni dopo però, dati alla mano, quella semplice affermazione si rivela più azzeccata che mai: l’Italia è il Paese dell’Unione Europea dove ci sono più “bamboccioni”.

 

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Le statistiche. Eurostat ha pubblicato alcune informazioni (qui riprese dal Sole 24 Ore) in merito ai comportamenti dei giovani d’oggi proprio in corrispondenza della Settimana Europea della Gioventù (che terminerà il prossimo 10 maggio). I criteri utilizzati nei diversi sondaggi tenevano in considerazione diverse caratteristiche come lo stato di salute, il livello d’istruzione, le opportunità professionali, le condizioni di vita e l’utilizzo dei moderni mezzi tecnologici. L’Italia dai risultati è il Paese più vecchio tra i 27 Stati membri dell’Unione Europea, con un’età media di 44,4 anni, parecchio superiore ai 41,9 di media continentale. All’interno della popolazione poi il nostro Paese è quello con la percentuale di giovani più bassa, solo il 15,3 percento, a fronte di una media europea che si attesta sui 17,4 percento.

Il dato però più clamoroso è quello che riguarda la percentuale di giovani che vivono ancora con i genitori: con il 77,6 percento, infatti, l’Italia “primeggia” in questa particolare classifica, seguita dalla Spagna con il 71,8 percento; la media europea è di 50,8 percento e, tra gli altri Stati, spicca la bassa percentuale francese del 35,3 percento. Tra le cause si potrebbero indagare la mancanza di prospettive occupazionali e gli alti affitti delle città con migliori opportunità lavorative. Lettura conseguente a quest’ultima invece riguarda i giovani sposati che per l’Italia sono solo l’11,3 percento, a fronte di una media del 22,9 percento. Il tasso di disoccupazione e di abbandono scolastico si aggirano attorno rispettivamente al 22,3 percento e al 17 percento, ed in queste categorie la posizione peggiore è occupata dalla Spagna con il 32,2 percento ed il 23,5 percento. Anche se il dato certamente più allarmante è quello che riguarda i giovani a rischio povertà o esclusione sociale: Italia, Spagna e Regno Unito sono i Paesi con le percentuali più alte (31,9 percento e 32,4 percentoa fronte di una media europea del 27,6 percento).

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La Settimana Europea della Gioventù. Anche per cercare di prevenire i molteplici fenomeni analizzati dai dati sopraccitati, la Commissione Europea sostiene iniziative come la Settimana Europea della Gioventù, giunta alla sua settima edizione ed apertasi il 27 aprile. Nel corso degli eventi, la maggior parte dei quali organizzati a Bruxelles dall’Agenzia Nazionale per i Giovani, si cercherà di perseguire due scopi: liberare il potenziale dei giovani e favorire la partecipazione di questi alla vita lavorativa e alla società in generale. Per farlo i Dipartimenti della Comunità Europea che si occupano delle politiche giovanili hanno creato una serie di momenti come conferenze, dibattiti, mostre e laboratori dove vengono messe a tema le difficoltà proprie dei ragazzi di oggi a livello di inserimento lavorativo e professionale; l’obiettivo è quello che, dal confronto con professionisti che hanno maturato una certa esperienza nel mondo del lavoro, possano essere messi a disposizione consigli ed elementi utili per una crescita futura della società in generale.

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