La testimonianza

Lo sfogo e il pianto disperato di una donna fuori dall’ospedale di Alzano Lombardo

Cristiana Ferraris, 50 anni, si è presentata durante l'effettuazione dei primi test sierologici e ha raccontato la storia di sua suocera, vittima del virus, attaccando sindaco, Regione, Governo e Ats

Lo sfogo e il pianto disperato di una donna fuori dall’ospedale di Alzano Lombardo
Val Seriana, 23 Aprile 2020 ore 16:05

Stamattina (23 aprile), all’ospedale di Alzano e al Poliambulatorio in via Roma a Nembro, ci sarebbero dovute essere soltanto quelle persone che l’Ats ha contattato nel pomeriggio di ieri per l’effettuazione del test sierologico. Circa trecento persone, in totale. Ma c’è chi ha colto l’occasione anche per sfogare la sua rabbia contro i rappresentanti di quelle Istituzioni che, a suo parere, non hanno svolto al meglio i loro compiti. Ad Alzano, infatti, c’è stato qualche momento di tensione quando una signora (che non era tra i convocati per il test) è arrivata all’ospedale e ha iniziato a urlare contro il sindaco Camillo Bertocchi e il direttore generale di Ats Bergamo, Massimo Giupponi.

«Mia suocera è morta e la colpa è solo vostra!», ha gridato la donna, disperata. Il suo nome è Cristiana Ferraris, ha 50 anni ed è residente proprio ad Alzano. Prima ha urlato contro Bertocchi, poi se l’è presa con la Regione, col Governo e con l’Ats. Dopo lo sfogo, si è calmata e la rabbia si è trasformata in un pianto, quasi liberatorio. Ha raccontato la storia di sua suocera, 74 anni, per lei una seconda madre. Ricoverata all’ospedale di Alzano da metà febbraio per altri problemi di salute, l’anziana ha contratto il virus («È stata contagiata qui, ne sono sicura», ha detto indicando l’ospedale). Eppure, nonostante fosse risultata positiva, la 74enne venne dimessa. Le sue condizioni sono però peggiorate e a fine marzo fu nuovamente ricoverata. Pochi giorni dopo, purtroppo, è morta.

La signora Ferraris si era sempre presa cura della suocera, e lo ha fatto anche in quei giorni. Sicuramente, dunque, era entrata in contatto col virus. «Ho chiesto quattro volte il tampone, non me lo hanno mai fatto», ha detto stamattina. «Io sono stata bene, ma ho certamente infettato qualcuno. Ho portato in giro il virus. Eppure non mi hanno chiamato per essere qui oggi. Loro hanno lasciato morire mia suocera e tanti altri anziani senza fare niente, li hanno abbandonati a casa. Io e la mia famiglia non dormiamo più». La storia della signora Ferraris è la fotografia di quello che hanno provato molte altre famiglie (non soltanto della Valle Seriana) nell’ultimo mese e mezzo. Ed è una storia che le autorità non devono dimenticare se vogliono davvero rimediare agli errori che sono stati fatti nel recente passato.

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