Produzione in calo dal 30% all'80%

L’olio del 2014 sarà poco e caro Tutta colpa di una mosca

L’olio del 2014 sarà poco e caro Tutta colpa di una mosca
15 Ottobre 2014 ore 10:30

È notizia di pochi giorni fa che la produzione vinicola, quest’anno, vedrà un calo del 30-50% e oggi si scopre che, purtroppo, anche la produzione di olio non andrà meglio. Se per i vigneti i veri problemi li hanno creati le piogge e le grandinate inattese di agosto, per gli uliveti i prodromi di un’annata no risalgono già all’inverno 2013, un inverno decisamente più mite del solito e privo di gelate. Infatti, questo clima “tropicale”, non ha fatto altro che favorire il nemico numero uno degli ulivi, ovvero la Bactrocera oleae, più comunemente detta mosca olearia. Questo piccolo insetto, noto ai coltivatori di ulivi sin dai primi del ‘900, è sempre stato combattuto con relativa facilità, ma quest’anno i suoi attacchi sono risultati decisivi per molte raccolte.

La mosca olearia cresce solitamente in inverno, poi, con l’inizio della primavera, gli esemplari adulti si riproducono e le larve dell’insetto vengono deposte all’interno dei boccioli delle olive. Le larve, crescendo, prosciugano l’oliva stessa che nasce già secca e cade dalla pianta.

 

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Un esemplare di Bactrocera oleae, comunemente detta mosca olearia.

 

Una mosca aiutata al clima. Come detto, alleato della mosca olearia si è rivelato il clima delle scorso inverno. Le gelate abituali decimavano le pupe della Bactrocera, facilitando la sua eliminazione nell’estate successiva; il clima mite dell’inverno 2013, invece, ha permesso alle pupe di sopravvivere e di arrivare in massa alla primavera. Come se non bastasse, l’enorme quantità di pioggia caduta all’inizio della primavera e durante tutta l’estate, hanno permesso alla mosca olearia, amante del clima umido e poco caldo, di riprodursi in quantità mai viste prima. Naturalmente la situazione varia da zona a zona, ma non c’è stata una Regione produttrice che si sia salvata dagli attacchi della Bactrocera: la Toscana rischia di vedere la propria produzione ridotta del 50% (con punte anche più alte nella provincia di Firenze); in Cilento va leggermente meglio, ma il calo è sensibile; il Salento e la Puglia, invece, sono completamente in ginocchio e molti coltivatori temono un calo addirittura dell’80% della produzione media.

Una vera strage, che neppure i larvicidi sono riusciti a limitare: la pioggia, infatti, ha spesso annullato l’azione di prodotti chimici e pesticidi e ancora peggio è andata alle coltivazioni biologiche, che fanno affidamento su rudimentali “trappole”, inutili quest’anno data la mole di insetti che si è riscontrata. Gli esperti hanno spiegato che, solitamente, le mosche olearie attaccano circa il 10% degli ulivi di una coltivazione, ma nel 2014, a fine giugno, la percentuale è salita addirittura al 50-60% delle piante. Inoltre, nel passato, si era abituati a sapere che ogni femmina deponeva un solo uovo per oliva: quest’anno, ogni oliva attaccata, conteneva circa 20 uova. Un quantità enorme, che ha costretto i coltivatori a confrontarsi, in soli due mesi, con quattro o cinque generazioni di Bactrocera.

 

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Un esempio di come diventano le olive dopo essere state attaccate dalla mosca olearia.

 

Anche sul Garda e nel Sebino tremano. Nel Nord Italia hanno combattuto strenuamente contro la mosca sia i coltivatori del Garda che quelli del Sebino, territori da sempre noti per l’olio di altissima qualità prodotto. Sebbene le olive rimaste “sane” si stiano dimostrano di qualità pregevole e in grado di offrire un olio di ottima fattura, purtroppo anche qua la mosca olearia ha lasciato il segno. Sul Garda il calo di produzione si stima intorno al 30%, con picchi del 50% per i coltivatori biologici. Oltre ai terribili attacchi a ripetizione della Bactrocera e al clima inadatto, diverse coltivazioni sul Benaco sono state anche vittima del ritorno della lebbra dell’olivo. Sul Sebino si stanno aprendo proprio in questi giorni i frantoi, ma l’entusiasmo è decisamente poco perché la raccolta si sta rivelando deludente, decisamente in calo rispetto al 2013. È anche vero però, come spiegano i più ottimisti, che ciò può favorire la qualità del prodotto finale: un tempo ridotto fra raccolta e frangitura migliora nettamente la qualità dell’olio e le quantità minori rendono più stretti i tempi di lavorazione. Staremo a vedere, ma il rischio è che l’olio di qualità prodotto quest’anno avrà costi decisamente superiori al solito, essendo meno che in passato.

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