La risposta della Nord

L’operazione sulla droga e gli ultras (ma la Curva c’entra veramente?)

L’operazione sulla droga e gli ultras (ma la Curva c’entra veramente?)
10 Marzo 2017 ore 06:30

Alle 11 di martedì 7 marzo, alla Questura di Bergamo si è tenuta la conferenza stampa relativa all’operazione anti-droga denominata “Mai una gioia”, avviata alle prime luci dell’alba dalla squadra mobile di Bergamo con il supporto del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato. Oltre cento agenti hanno eseguito, tra città e provincia, 26 misure cautelari firmate dal gip: undici persone sono state arrestate e sono finite in carcere, sette ai domiciliari, tre sono state sottoposte a obbligo di dimora e cinque alla presentazione alla polizia giudiziaria. Sono state anche avviate le procedure per trenta Daspo e quelle di sospensione della licenza, dai 7 giorni ai 3 mesi, per dieci locali pubblici (nove in città e uno in provincia). I soggetti coinvolti sono ritenuti responsabili a vario titolo di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, rapina e resistenza a pubblico ufficiale.

 

 

Tutto parte dalla movida. Il comunicato stampa diffuso dalle forze dell’ordine in mattinata, recava un sottotitolo molto chiaro: «Operazione della Polizia di Stato contro gli spacciatori del tifo violento dell’Atalanta». Oltre la metà delle persone coinvolte, infatti, sono legate al mondo della tifoseria atalantina e buona parte delle prove (anche video) sono state raccolte in ambienti legati alla galassia ultras e in occasione di tre partite della stagione 2015/2016: Atalanta-Napoli, Atalanta-Genoa e Atalanta-Inter (soltanto in seguito all’ultima di queste, sottolineano però le autorità, ci sono state violenze). Non c’è da stupirsi, dunque, se gran parte dei media locali e nazionali abbiano, sin da subito, “gridato” al binomio ultras nerazzurri-droga, dando ampio risalto alla questione.

In apertura di conferenza stampa, però, il questore di Bergamo Girolamo Fabiano ha subito fatto una precisazione: «L’indagine di cui vi stiamo parlando è un’indagine sullo spaccio. Lì nasce e lì finisce. C’è coinvolto anche un piccolo gruppo di tifosi, ma non scambiamo le due cose. I tifosi sono tanti, l’Atalanta sta vivendo una stagione incredibile e i tifosi si stanno comportando benissimo. Non stiamo quindi parlando di tifosi, ma di un’operazione contro spacciatori e assuntori di sostanze stupefacenti». La conferma arriva quando a prendere la parola è Giorgio Grasso, capo della Squadra Mobile di Bergamo: dopo aver esposto i passaggi più tecnici dell’indagine, Grasso ha precisato come «tutti i soggetti coinvolti, con rare eccezioni, sono giovani bergamaschi frequentatori della movida locale. La prima fase dell’indagine, infatti, è partita proprio dalle aree più frequentate della movida bergamasca, come Borgo Santa Caterina. Solo successivamente, quando ci siamo resi conto che buona parte dei soggetti coinvolti erano anche abituali frequentatori dello stadio, s’è ampliata anche in quella direzione».

 

 

Il video e la Curva. Le indagini sono state avviate nel settembre 2015 e sono continuate sino ai primi mesi del 2016. Grazie all’utilizzo massiccio delle intercettazioni e di microcamere nascoste, è stato possibile «acquisire gravi elementi indiziari a carico di un gruppo di italiani – si legge nel comunicato della Questura -, nonché di un albanese e di un serbo». Nonostante anche il procuratore capo di Bergamo, Walter Mapelli, sottolinei come l’indagine sia stata «una sorta di “intervento chirurgico”. È importante non generalizzare: siamo in presenza di spacciatori che sono anche tifosi, non viceversa», durante la conferenza stampa viene mostrato un filmato realizzato dalla Polizia di Stato che si apre con una ripresa larga della Curva Nord piena di gente. Le immagini successive sono invece quelle riprese dalle telecamere nascoste installate dagli agenti in alcuni dei locali coinvolti dalle indagini. In esse, «legate a tre partite specifiche dell’Atalanta della passata stagione, giocate contro Napoli, Genoa e Inter» spiega Grasso, si vedono decine di persone intente, nei bagni, a comprare e consumare droga. Immagini che parlano da sole e che raccontano di come, per qualcuno, la partita dell’Atalanta diventasse soltanto un pretesto per drogarsi. Alla movida, invece, vengono dedicati soltanto gli ultimi cinque secondi del filmato, sebbene sia proprio da quel filone che è partita tutta l’indagine.

Il legame tra lo spaccio e il mondo ultras, chiaramente espresso dal comunicato delle forze dell’ordine (e in parte “ammorbidito” dalle parole pronunciate in conferenza stampa), torna anche nel modo in cui è stata denominata l’operazione: “Mai una gioia”. Si spiega: «Una frase ripetuta come un mantra, riportata anche in uno striscione in curva». Al riguardo, però, elementi della tifoseria organizzata nerazzurra precisano come nessuno striscione ufficiale della Nord (quelli che, per intenderci, vengono solitamente appesi ai pali della curva o esposti all’ingresso in campo delle squadre) rechi quella frase e che, tutt’al più, si può trattare di un cartellone esposto di propria volontà da qualche singolo tifoso. Va anche sottolineato come il detto “mai una gioia” sia ormai diventato un modo di dire molto diffuso tra i giovani, anche tra quelli non legati al mondo della tifoseria atalantina.

La rapina e l’estorsione. Oltre all’attività di spaccio, le forze dell’ordine hanno anche imputato ad alcuni dei soggetti sottoposti a misure cautelari una rapina ai danni di un corriere della droga – il quale, durante un’intercettazione, affermava: «Ci hanno preso a sprangate» – e atti riconducibile all’estorsione nei confronti dei clienti che non pagavano le dosi. In particolare, a commettere quest’ultimo reato sarebbe stato soltanto uno dei soggetti arrestati, che si affidava a un amico e tifoso atalantino ex pugile per “riscuotere” i propri crediti.

 

 

Esiste il binomio droga-ultras? Dopo tutto questo, la domanda sorge spontanea: esiste, dunque, un intrinseco legame tra mondo ultras e spaccio? La risposta, come già sottolineato, l’hanno data questore e procuratore capo durante la conferenza stampa: no. «Non spetta a noi dire se c’è qualche capo ultras tra i soggetti coinvolti – ha risposto Mapelli a esplicita domanda di un giornalista -. Noi non conosciamo i cosiddetti vertici della Curva». Certo, più della metà delle persone sottoposte a misure cautelari frequentavano abitualmente lo stadio, erano tifosi dell’Atalanta, alcuni erano anche membri della Curva già noti alle forze dell’ordine. Ma, ogni due domeniche, sono migliaia i supporters che riempiono la Pisani e generalizzare non aiuta di certo. Soprattutto se a farlo sono gli stessi inquirenti con un comunicato che poi, in conferenza stampa, viene in larga parte smentito dalle loro stesse parole.

 

 

Il comunicato della Curva. Alle 16 circa dello stesso 7 marzo, è la stessa Curva Nord ad esporsi attraverso un comunicato stampa rivolto «alla città di Bergamo e alla tifoseria atalantina», diffusa attraverso la seguitissima pagina Facebook Sostieni la Curva. Lo riportiamo di seguito integralmente:

«La Curva Nord ribadisce per l’ennesima volta dei concetti fondamentali:

1) lo spaccio di droga e men che meno rapine ed estorsioni non sono mai state parte del tifo organizzato nerazzuro nei suoi oltre 45 anni di attività. Anzi la Nord ha sempre odiato curve avversarie diventate schiave di questi problemi.

2) lo spaccio è opera di singoli e non può in alcun modo fatto passare come un’attività organica alla Curva Nord.

3) solo una minima parte degli indagati risulta essere tifoso atalantino ed inoltre nessuno di questi è componente attiva del direttivo della Nord.

Restiamo delusi nel vedere come a Bergamo gli inquirenti, solo per poter avere enorme visibilità, non perdano occasione di accostare il nome della Curva Nord a svariate indagini che riguardano ben altri contesti. Considerato che questa inchiesta vede soprattutto interessata la movida, perché nel comunicato della questura si fa riferimento unicamente agli ultrà, aggiungendo nel titolo anche reati come rapina ed estorsione? Il gioco è facile: far passare il messaggio che gli atalantini della Nord sono rapinatori, spacciatori e criminali della peggior specie ottiene un risalto nazionale. Siamo infatti certi che un comunicato per una serie di arresti per droga nella movida cittadina non avrebbe avuto la prima notizia sui siti dei principali giornali e nei tg nazionali.

É stato messa la maglia della Curva Nord e dell’Atalanta su un’azione di contrasto allo spaccio che non é assolutamente organizzata dalla tifoseria ultrà. Ognuno si prende le proprie responsabilità di ciò che fa nella vita, ma non per questo deve essere coinvolta la Curva in ogni occasione.

Riteniamo sconcertante il provvedimento di chiusura di ben dieci locali e ancor più il collegamento dello spaccio legato alla partita: alcuni bar sono a chilometri di distanza dallo stadio, altri addirittura chiusi la domenica pomeriggio.

Come si possono collegare gli incidenti con l’Inter di un anno fa con lo spaccio? Sono due fatti ben distinti.

Questa inchiesta risale a fatti rilevati tra il 2015 e l’inizio 2016; è un caso che si proceda agli arresti e all’accostamento alla Curva a ridosso della sentenza per il processo sull’associazione a delinquere della Nord?

Andiamo fieri dei nostri valori che non sono certo spaccio, rapine ed estorsioni.
Lunga vita agli ultras. Solo Atalanta».

Curva Nord Bergamo 1907

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia