Un animale con cui dovremo convivere

L’orso bruno sulle Orobie

L’orso bruno sulle Orobie
01 Ottobre 2014 ore 07:00

È inequivocabile ed ormai noto a tutti che il territorio orobico è sempre più interessato dalla presenza di esemplari di orso bruno. È notizia di pochi giorni fa infatti il ritrovamento a Piazzatorre, in Val Brembana, di diverse impronte lasciate nel terreno bagnato da un plantigrado. È solo l’ultima di una serie di segnalazioni iniziate nel 2008, quando i danni provocati a un alveare nel comune di Castione della Presolana avevano lasciato presagire la presenza dell’orso bruno sulle Orobie. A quell’epoca chi avesse affermato di aver visto un orso sarebbe stato preso per un pazzo visionario. Oggi invece disponiamo non solo delle sue tracce, ma anche di elementi biologici quali pelo e fatte che, analizzati all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), hanno accertato attraverso il dna che si tratta proprio di questo animale. Inoltre il numero crescente di trappole fotografiche collocate sugli alberi o su altri appostamenti predisposti ha permesso di  immortalarlo più volte.

Da dove arrivano gli orsi del ceppo alpino. Quelli presenti sulle Orobie sono esemplari di orso di seconda generazione, nati sì in Italia ma figli di esemplari importati dalla Slovenia, dal parco paesaggistico Mašun, una riserva dove l’orso bruno è presente in maniera considerevole, e portati in Trentino allo scopo di rinsanguare una popolazione locale ormai sull’orlo dell’estinzione: gli ultimi orsi italiani del ceppo alpino infatti, da non confondere con quello marsicano che si trova in Abruzzo, erano ridotti a poche unità, quasi tutti imparentati fra loro. Quest’operazione, nota come Life Ursus e sostenuta da finanziamenti dell’Unione Europea, ha portato ottimi risultati e la deriva genetica è stata fermata: le femmine di orso importate dalla Slovenia e quelle poche rimaste in Italia hanno dato alla luce chi due chi tre piccoli che ora si stanno irradiando dal Trentino a tutto l’arco alpino. Gli orsi che si spostano sono normalmente degli esemplari giovani, che si muovono sia verso occidente, quindi verso la Lombardia, sia verso oriente, quindi verso la valle dell’Adige, la Svizzera, l’Austria, la Germania.

Il progetto Life Ursus. Partito nel 1996 e conclusosi nel dicembre 2004 dopo una seconda fase di finanziamenti europei , il Progetto Ursus – tutela della popolazione di orso bruno del Brenta è stato un successo: l’incremento numerico degli orsi presenti in Trentino è infatti pure accompagnato dall’espansione territoriale della specie, che viene segnalata anche in aree distanti dall’area di rilascio. Dal 1999 al 2002 sono stati liberati 10 individui, tutti dotati di un radiocollare e di due marche auricolari trasmittenti. Questi dispositivi hanno consentito di monitorare gli spostamenti degli animali, sottolineando un’espansione territoriale che lascia ben sperare per un eventuale futuro ricongiungimento di tutte le popolazioni alpine, anche se il pericolo di estinzione non può ancora dirsi scongiurato.

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Due orsi in territorio bergamasco. Sono ben due gli orsi di cui è accertata la presenza nel nostro territorio: uno tra Bergamo e Brescia e uno tra Bergamo e Sondrio. Con ogni probabilità è proprio quest’ultimo l’esemplare che dalla Valtellina è giunto a Piazzatorre, in località Monte Secco, dove appunto sono state ritrovate le sue impronte e fatte. In questo periodo gli orsi sono in continuo movimento, alla ricerca costante di cibo poiché hanno bisogno di accumulare le riserve energetiche (grasso sotto cute) necessarie ad affrontare il lungo periodo di letargo che avverrà da fine novembre a marzo. L’orso è onnivoro e pertanto ricerca prevalentemente bacche, frutta selvatica, una buona quantità di erbe, lombrichi, lumache, scarafaggi. È chiaro che qualche esemplare girovagando possa imbattersi in una capra o in una pecora o in un asino e cibarsene.

Le altre segnalazioni. L’ultima segnalazione di un orso nel nostro territorio non è recentissima, visto che risale all’aprile 2013, a Taleggio, sempre in Val Brembana. Ma precedentemente almeno sei sono gli orsi passati dalla nostra provincia, a partire da “JJ5”, che fra il 2008 e il 2009 era balzato alle cronache locali per gli assalti a pollai e greggi che avevano provocato le proteste degli allevatori. Triste la fine di “JJ5”, morto nel luglio 2012 nei boschi del Trentino: dati i suoi spostamenti turbolenti il team che gestiva il progetto Life Ursus aveva deciso di catturarlo e di mettergli un radiocollare per controllare meglio i suoi spostamenti. L’animale però non ha retto all’anestesia e non si è più risvegliato. Un caso che ci ricorda quello recentissimo di Daniza, l’orsa morta sempre in Trentino dopo essere stata narcotizzata insieme a uno dei suoi cuccioli. Un fatto che ha suscitato numerose polemiche e che è balzato alle cronache fin da agosto, quando era cominciata la caccia all’orsa dopo che aveva aggredito un cercatore di funghi.

Una difficile ma doverosa convivenza. Questi fatti ci mostrano quanto sia difficile la convivenza con un animale così ingombrante. D’altra parte il suo ritorno certifica senza ombra di dubbio l’alto grado di naturalità dell’ecosistema delle Orobie, un territorio in cui la biodiversità permette oggi la presenza di esemplari che si riteneva non sarebbero più ritornati. È facile prevedere che entro i prossimi dieci anni l’orso sarà costantemente presente in provincia di Bergamo e questo ci lancia una sfida importante, a cui non possiamo venir meno, se vogliamo continuare a parlare della bellezza e della qualità delle nostre montagne.

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