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Un mare di persone al Victoria Park

Il Primo Luglio a Hong Kong

Il Primo Luglio a Hong Kong
Cronaca 01 Luglio 2014 ore 10:10

Come ogni anno dal 1997, il primo luglio, Honk Kong festeggia il proprio passaggio dalla sovranità inglese a quella cinese. Ma quest’anno, come i precedenti, la celebrazione non ha visto solo manifestazioni ufficiali. Da un lato, c’erano un centinaio di persone che, fedeli al governo di Pechino, festeggiavano ordinate l’anniversario della ricorrenza. Al Victoria Park, invece, lo spettacolo era ben diverso. Le cifre non sono ancora precise, gli organizzatori prevedevano 500mila persone, c’è chi ne ha contate 200mila e chi 800mila, la polizia cinese parla di 92mila partecipanti, ma le foto di quello che è successo dicono ben altro. Un mare di persone che non si è fatta intimorire dalla pioggia tropicale che scendeva abbondante sulla città. Tutta questa di gente è scesa in piazza per protestare contro il proprio governo. I manifestanti chiedevano maggiore democrazia, in particolare per quanto riguarda la possibilità di poter scegliere liberamente i candidati da eleggere alla carica di governatore senza trovarselo nominato dal governo centrale di Pechino.

A organizzare la marcia è stato il “Fronte per i diritti umani e civili”, una coalizione di gruppi di cui fanno parte anche organizzazioni cattoliche, che oltre a chiedere il suffragio universale per l’elezione del capo dell’esecutivo e dei deputati del Territorio, vorrebbero la fine dell’egemonia delle corporazioni commerciali, che hanno causato un aumento crescente della disparità fra ricchi e poveri.

Dal 20 fino al 29 di giugno Honk Kong è stato teatro di un referendum non ufficiale il cui scopo era proprio quello di dimostrare che i cittadini dell’enorme metropoli vogliono maggior autonomia dal governo centrale. L’iniziativa è stata promossa da “Occupy Central”, un gruppo di attivisti fondato nel 2013 da Benny Tai Yiu-ting, professore di legge dell’università di Hong Kong. Al referendum, che non mai stato riconosciuto né dal governo centrale né da quello della provincia di Hong Kong (lo hanno definito “illegale e invalido”), hanno partecipato 792.808 persone. La richiesta principale era di poter eleggere liberamente il proprio governatore. Come spiega Post.it, in risposta alle richieste di autonomia, il governo cinese ha promesso che dal 2017 permetterà che ci siano elezioni locali per l’amministrazione della provincia ma che i candidati saranno scelti da una commissione di 1200 persone nominate dal governo. I promotori del referendum vogliono cancellare questo passaggio e ottenere candidature libere. Inoltre si invitava i votanti a scegliere fra tre diverse possibilità, presentate da associazioni di cittadini e partiti, per selezionare i candidati alle future elezioni provinciali.

Asianews.it spiega che la manifestazione del primo luglio è ormai diventata un evento annuale in cui il popolo esprime tutto il suo malcontento sulle questioni sociali e politiche. Nel 2003 più di 500mila persone si sono unite alla marcia per fermare una legge sulla sicurezza, chiedendo le dimissioni di alcuni alti dirigenti pubblici. Il governo centrale di Pechino teme questo appuntamento perché porta avanti richieste democratiche che interessano tutta la popolazione.

Hong Kong è una delle due regioni amministrative speciali della Repubblica popolare cinese insieme a Macao. In base al principio “un paese, due sistemi”, Hong Kong possiede un sistema politico diverso dalla Cina continentale. La magistratura adotta il modello di ordinamento del Common law, ossia della consuetudine giurisprudenziale. La Hong Kong Basic Law, il suo documento costitutivo, stabilisce che la regione goda di un alto grado di autonomia in tutti gli aspetti, tranne che nelle relazioni estere e nella difesa militare. Hong Kong, che accoglie oltre sette milioni di abitanti, è uno dei centri finanziari internazionali più importanti del mondo vantando una grande economia capitalistica basata sul settore terziario e caratterizzata da una bassa imposizione fiscale e dal libero scambio.

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