A oltre dieci mesi dall'arresto

Bossetti rinviato a giudizio Il processo al via il 3 luglio

Bossetti rinviato a giudizio Il processo al via il 3 luglio
25 Aprile 2015 ore 09:00

Massimo Giuseppe Bossetti è stato rinviato a giudizio. Il processo inizierà il 3 luglio. Lo ha deciso il Giudice per le indagini preliminari Ciro Iacomino al termine dell’udienza di questa mattina. L’uomo accusato di aver ucciso Yara Gambirasio era giunto in tribunale verso le 8.30 per comparire davanti al giudice del l’udienza preliminare, che doveva decidere se rinviarlo a giudizio o proscioglierlo. Il suo difensore Claudio Salvagni è entrato in aula alle 8.52, pochi minuti dopo è arrivata anche la pm Letizia Ruggeri. Il secondo piano del tribunale era off limits: guardie giurate e carabinieri hanno tenuto lontani giornalisti e curiosi. All’esterno del tribunale invece c’è stato il prevedibile assedio mediatico, tra telecamere e fotografi. Bossetti è però entrato dal retro a bordo di un cellulare della penitenziaria. Insieme alla famiglia di Yara, si è costituito parte civile anche Massimo Maggioni, il calunniato da Bossetti.

Durante l’udienza è emersa una novità: l’avvocato Salvagni ha detto che sul corpo di Yara sarebbe stato trovato uno spermatozoo. Per accertare questo come altri particolari, la difesa di Bossetti ha chiesto di tenere l’incidente probatorio sul dna. In sostanza, Salvagni ha chiesto di ripetere l’estrazione della traccia biologica dai vestiti di Yara, alla presenza delle parti, ma il gup ha respinto la richiesta perché nel frattempo sarebbero scaduti i termini della custodia cautelare. Alle 13.23 l’udienza è finita. Il giudice si è ritirato in camera di consiglio e alle 14.20 la decisione: Bossetti andrà a processo.

(In aggiornamento)

A dieci mesi e rotti dall’arresto, dunque, la pm Ruggeri chiederà il rinvio a giudizio, la difesa il non luogo a procedere. Difficile, infatti, che all’ultimo momento l’avvocato Claudio Salvagni ripieghi sul rito abbreviato, che consentirebbe la riduzione di un terzo della pena e la celebrazione del processo senza pubblico. Bossetti infatti ripete dal primo giorno la sua innocenza, grida la sua estraneità totale ai fatti. A inchiodarlo c’è però la “prova” del dna trovato sugli slip di Yara Gambirasio, massacrata il 26 novembre 2010.

Secondo la procura l’assassino è lui, senza alcun dubbio. Ormai è storia arcinota: al profilo genetico di Bossetti si è arrivati salendo in alta Valle Seriana, all’autista di Gorno, per poi ridiscendere a Brembate Sopra. I Bossetti erano andati lì ad abitare dopo aver lasciato Parre, dove – dice la scienza – la signora Ester Arzuffi avrebbe allacciato una relazione con Giuseppe Guerinoni, padre naturale del presunto killer. Quella che sembrava la caccia a un fantasma si è rivelata la via maestra per risolvere il caso: il figlio illegittimo alla fine è saltato fuori e per la procura la partita è chiusa. Anche perché Bossetti è stato visto gironzolare con il suo furgone attorno alla palestra di Yara per almeno un’ora. Ma quello ripreso dalle telecamere è proprio il suo Daily? Solo in un caso, secondo la difesa. È il suo, tagliano corto gli investigatori. Si vedrà in aula. Così come si vedrà se Yara è realmente salita sul cassonato di Bossetti. I Ris hanno trovato fibre del sedile addosso agli abiti della tredicenne, ma Salvagni non si scompone: quel tipo di tappezzeria è montata su milioni di veicoli, persino treni.

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La battaglia si gioca tutta sul dna. Per la difesa non si può ricondurre a Bossetti, perché manca la parte mitocondriale. C’è quella nucleare, e tanto basta secondo l’accusa, ma Salvagni e i suoi esperti ribattono: non esiste in natura, è come una targa senza i numeri finali. Dunque ci dev’essere un errore. Si preannuncia un processo scientifico, oltre che mediatico. Al netto di tutte le piste seguite e abbandonate nella prima fase dell’inchiesta, tra cui una che tirava in ballo la criminalità organizzata. Tutte ipotesi inconsistenti, secondo quanto accertato dal pool investigativo. Come dimenticare anche la famosa “pista del cantiere”, che portò all’arresto in alto mare di Fikri? I carabinieri erano convinti che sapesse qualcosa, ma il marocchino è uscito di scena dopo l’accertamento di un errore nella traduzione di un’intercettazione. Il primo interprete capì “Allah perdonami, non l’ho uccisa io”. E scattò il blitz. Ma successive e ripetute traduzioni, le prime affidate anche a tre nordafricani di passaggio per caso in procura, chiarirono che in realtà Fikri aveva detto: “Allah, fa che risponda”. Sotto i riflettori, alla fine, è rimasto soltanto lui, Bossetti. “Ignoto 1”, nonostante esistano anche Ignoto 2 e Ignoto 3. Già, perché altre due tracce biologiche trovate sui vestiti di Yara restano senza proprietario. Non erano in punti sensibili come gli slip, dunque sono state accantonate. Ma sul cadavere sono stati trovati anche numerosi peli che non appartengono al muratore. E allora? La risposta dovrà scriverla la Corte d’Assise, in caso di rinvio a giudizio. La famiglia Gambirasio attende giustizia. “Vogliamo “il” colpevole, non “un” colpevole” hanno sempre ripetuto tramite il loro legale. Che sia Bossetti, è tutto da dimostrare.

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