#MaturitàMolaMia

L’Unione degli Studenti critica Confindustria: «Vogliono “comprare” noi maturandi»

Gli industriali hanno donato all'Ufficio Scolastico provinciale un kit anti-contagio. Per l'Uds, però, è solo un gesto per «ripulirsi le mani dopo le diverse complici responsabilità nel disastro Covid»

L’Unione degli Studenti critica Confindustria: «Vogliono “comprare” noi maturandi»
22 Giugno 2020 ore 13:08

Un comunicato duro, che va ad alimentare la schiera di chi sostiene che la posizione di Confindustria Bergamo contraria alla introduzione di una zona rossa in Val Seriana tra fine febbraio e inizio marzo abbia concretamente aiutato la diffusione del virus sul nostro territorio. Per questo l’Unione degli Studenti di Bergamo ha criticato aspramente la donazione di un “kit” degli industriali alle scuole per permettere agli studenti di affrontare in sicurezza la maturità.

Il kit destinato ai maturandi bergamaschi

«Per ripulirsi le mani – dopo le diverse complici responsabilità nel disastro Covid – Confindustria Bergamo tenta di “comprare” noi maturandi con dei kit per affrontare l’esame attraverso una campagna di marketing dal nome “#maturitàmolamia” con il sostegno dell’Ufficio Scolastico Territoriale – scrive l’Unione degli Studenti di Bergamo -. La scuola deve essere un luogo libero e scevro da dinamiche automatizzanti e spersonalizzanti, deve essere un luogo che ci permetta di costruire un pensiero critico che ci sappia far compiere delle scelte, un luogo di formazione e non di aziendalizzazione.

Abbiamo il diritto di essere liberi di autodeterminarci e di formarci lontano dagli interessi delle aziende private.

“Vogliamo poterci immaginare un diverso modello di scuola – aggiunge Luca Prascina di UdS Bergamo – libera dagli interessi delle aziende, che ponga le sue radici nella conoscenza e nei diritti”. Pensiamo che le scuole non debbano elemosinare dai privati ma essere realmente pubbliche e rifinanziate, che possano garantire un reale diritto allo studio a tutti e tutte, che guardino al futuro e non allo sfruttamento e al precariato.

Per questo oggi abbiamo deciso, come studentesse e studenti di Bergamo, di alzare la voce e dire basta a queste speculazioni!».

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