Un impiego per i richiedenti asilo

L’uovo di Colombo del sindaco Gori «Facciamo lavorare gli immigrati»

L’uovo di Colombo del sindaco Gori «Facciamo lavorare gli immigrati»
19 Dicembre 2016 ore 12:39

Nel luglio 2015, il sindaco Giorgio Gori partecipò, insieme ad altri settanta primi cittadini da tutto il mondo, a un convegno promosso dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali sul tema delle politiche di contrasto della povertà. In quell’occasione, fu molto criticato per come parlò del rapporto di Bergamo con l’immigrazione. In particolare quando affermò che nel capoluogo orobico i migranti vengono «sempre più spesso visti con paura».

Gori torna sul tema. A distanza di oltre un anno, il 10 dicembre scorso Gori è tornato in Vaticano per un nuovo convegno promosso dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali il cui tema, questa volta, era proprio legato all’accoglienza dei migranti. E il primo cittadino bergamasco è tornato a parlare dell’argomento, abbandonando però la visione locale per concentrarsi invece su quella nazionale: «Alla fine del 2016 saranno circa 175mila, il 14 percento in più rispetto al 2015, i migranti approdati sulle coste italiane – ha dichiarato Gori in apertura di discorso -. Si tratta di un fenomeno strutturale e che non può più essere affrontato con gli strumenti del passato».

 

Con i sindaci in Vaticano sull’accoglienza dei rifugiati. Potete seguire qui gli interventi (il mio tra 2 minuti): https://t.co/qbDoF3U9uc

Pubblicato da Giorgio Gori su Sabato 10 dicembre 2016

 

Queste prime parole riassumono alla perfezione una delle battaglie che negli ultimi mesi Gori sta portando avanti con maggior insistenza e che, come quella contro il gioco d’azzardo, non può fermarsi ai confini bergamaschi. Infatti, in quel del Vaticano, il primo cittadino ha detto: «La geografia pone l’Italia di fronte ad un bivio: o si soccorrono i migranti o li si abbandona alla morte in mare. Un Paese civile, di fronte a questa scelta, non ha dubbi, e l’Italia non ha avuto tentennamenti». Fin qui, l’analisi del problema, la sottolineatura di una questione che non può più essere snobbata.

Il Migration Compact, risultati a lungo termine. Ma Gori fa di più: propone alternative, avanza proposte, pensa soluzioni. Lo fa da mesi nelle sedi istituzionali e negli incontri informali con amici del mondo della politica, lo ha fatto anche in Vaticano davanti ad altri ottanta sindaci da tutto il mondo. Innanzitutto ha rilanciato il cosiddetto “Migration Compact”, che prevede di «offrire a questi Paesi (quelli coinvolti dal fenomeno migratorio, ndr) investimenti finalizzati allo sviluppo in cambio di una serie di azioni finalizzate a un più efficace controllo delle frontiere, alla riduzione dei flussi illegali, alla gestione in loco dello screening dei titoli di effettiva protezione internazionale». Più specificatamente, la proposta «prevede l’emissione di eurobond per finanziare le politiche migratorie europee». Il “Migration Compact”, però, al momento è fermo. E comunque, spiega Gori, anche una sua applicazione porterebbe a risultati apprezzabili soltanto dopo molti anni.

 

 

Quattro problemi importanti. Che fare, dunque, nell’immediato? Per quanto riguarda l’Italia, secondo Gori, bisogna cambiare l’ottica con cui osserva la questione: «Non è un’emergenza. Siamo di fronte a un fenomeno di lunga durata, mosso da variabili che nei prossimi anni non smetteranno di esercitare la loro spinta. La situazione nelle città italiane è infatti sempre più difficile. C’è innanzitutto un problema di distribuzione dei richiedenti asilo sul territorio nazionale». In altre parole, bisogna convincere più Comuni ad ospitare i richiedenti asilo e, per farlo, serve un «efficace meccanismo di incentivazione».

A questo problema di fondo se ne sovrappongono tre ulteriori: un’attesa troppo lunga per la risposta alle richieste di protezione (arriva anche dopo due anni), l’elevata percentuale di risposte negative a queste richieste e la difficoltà di effettuare i rimpatri di quei soggetti le cui richieste sono state respinte. «Paradossalmente – ha dichiarato Gori – la zelante applicazione dei criteri di riconoscimento dei profughi dettati sul Trattato di Dublino trasforma il sistema di accoglienza dei richiedenti asilo in una “fabbrica di clandestini”».

 

Il sindaco Gori a Le Iene: “Basta migranti a far niente, facciamoli lavorare” – VIDEO https://t.co/5aL41fG1RG

Pubblicato da Giorgio Gori su Martedì 6 dicembre 2016

 

E la proposta già proposta. È a questo punto che il sindaco di Bergamo torna a illustrare una proposta che già più volte ha avanzato nei mesi scorsi: «È necessario cambiare, dall’inizio, il sistema dell’accoglienza sui nostri territori, fondandolo su formazione e lavoro. Serve un percorso strutturato, che faccia di formazione e lavoro di utilità sociale la regola di base dell’accoglienza. […] Impegnare i richiedenti asilo (al pari dei rifugiati) in attività finalizzate al contrasto del dissesto idrogeologico, al recupero di aree per la coltivazione e il pascolo, alla pulizia dei boschi e dei corsi d’acqua, ma altresì attività svolte al presidio e alla vigilanza dei luoghi pubblici, anche all’interno delle città». Tutto questo, però, «comporta il superamento della distinzione tra “rifugiati” e “migranti economici”, del resto sempre più opinabile».

Gori ha poi chiuso l’intervento anticipando quella che già sapeva sarebbe stata la critica mossa alla sua proposta: «Molti si opporranno a questa prospettiva di integrazione, alimentando ogni tipo di paura e provando ad affermarne l’impraticabilità, basata sull’idea che “i migranti ci rubano il lavoro”. Si tratta di un luogo comune molto diffuso, e tuttavia infondato». Forse è veramente arrivato il momento di abbassare le armi ideologiche degli schieramenti politici e discutere seriamente del futuro del nostro Paese, che passa inevitabilmente anche (se non soprattutto) dal tema dell’immigrazione. E Gori lo sa bene.

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