«È la fine del bastardo», dirà Stalin

Utopia e sesso, alcol e spaghetti Le ultime 24 ore di Adolf Hitler

Utopia e sesso, alcol e spaghetti Le ultime 24 ore di Adolf Hitler
16 Aprile 2015 ore 09:00

È uscito in questi giorni in Inghilterra, e presto sarà disponibile anche la versione italiana, un libro che racconta le ultime 24 ore di Adolf Hitler e di tutto il suo staff. Il titolo non lascia scampo ad equivoci, Hitler’s last day: minute by minute: gli autori, gli scrittori e storici Jonathan Mayo e Emma Craigie, hanno voluto ripercorrere l’ultimo giorno di vita del Fuhrer con estrema precisione, prima che si suicidasse con un colpo di pistola, il 30 aprile 1945.

Nel bunker, con Eva Braun e tutto lo staff. La Germania aveva ormai perso la guerra, abbandonata dai Paesi dell’Asse, Italia e Giappone, e sovrastata dalle forze alleate. Hitler e i suoi più stretti collaboratori si erano rifugiati in un bunker a Berlino forse per tentare un ultimo, disperato salvataggio, o più probabilmente per decidere come porre fine alle proprie vite, per evitare di essere catturati. Siamo alla mattina del 29 aprile, e con una freddezza e una lucidità sconvolgenti, il Fuhrer, Eva Braun (l’amante presa in sposa solo un giorno prima) e i gerarchi più stretti decidono definitivamente di suicidarsi entro le successive 24 ore.

 

Adolf Hitler und Eva Braun auf dem Berghof

 

La mattina. Alle 11 del mattino, Hitler è nella propria camera personale, aiutato da Heinz Linge a sistemare la cravatta e con il barbiere di fiducia che gli regola i proverbiali baffetti. Questi ultimi, viene fatto notare dagli autori, erano stati pensati a quella guisa dal Fuhrer per nascondere le narici troppo grandi. Assunti i “medicinali” di rito (cocaina per quietare i dolori e pillole per contrastare il mal di stomaco e le eccessive flatulenze), Hitler si reca da Eva, per prepararsi insieme al pranzo. Nel frattempo, nel bunker regna il caos: molti dei collaboratori si danno all’alcol e al sesso più sfrenato per tentare di soffocare il dramma di quelle ore.

Un bunker di orge e alcool. Alle 14 viene servito il pasto, e Hitler e la Braun discutono su come avrebbero preferito morire. Il parere dei due è discordante: da un lato il Fuhrer voleva una morte rapida e indolore, quindi con una pallottola nella tempia; dall’altro, la donna voleva che il suo cadavere mantenesse comunque un aspetto dignitoso, quindi avrebbe preferito un avvelenamento. Prese le rispettive decisioni, venne testato il cianuro sul cane preferito di Hitler, Blondi, che in pochi secondo morì. Funziona. Nel pomeriggio e fino alle prime luci dell’alba del giorno dopo, il bunker divenne un immane caos fatto di orge, alcol e droghe.

 

 

 

Il giorno del suicidio. La mattina del 30 aprile, il tempo è interamente dedicato ai preparativi personali per il suicidio: la Braun indossa l’abito preferito da Hitler, nero con decorazioni di fiori bianchi, e chiacchiera amabilmente con una segretaria dei bei tempi che furono. Da par suo, Hitler convoca i generali nazisti, per impartire le ultime indicazioni e per spronare, un ultima volta, il morale dei suoi. Arriva l’ora del pranzo, l’ultimo. Vengono serviti spaghetti e insalata, e Hitler, noncurante del fatto che di lì a poco avrebbe posto fine alla propria vita, parla del futuro della Germania ai proprio commensali con grande enfasi. I quali, annoiati e insofferenti a questi continui sproloqui del Fuhrer, si ubriacano senza impegnarsi troppo per nasconderlo.

Gli ultimi saluti. Alle 14.45, l’addio finale: Hitler saluta in particolare Joseph Goebbels, fedelissimo gerarca, il quale compie un ultimo disperato tentativo di convincere il Fuhrer a non suicidarsi e a provare una fuga dalla città. Ma Hitler è irremovibile, invita Goebbels a scappare con la famiglia, qualora lo volesse, ma quest’ultimo afferma non solo di non volersene andare, ma persino che entro poche ore anche lui, la moglie e i figli avrebbero posto fine alla loro esistenza. Alle 15.15, Hitler ed Eva Braun entrano nell’ufficio del Fuhrer, per realizzare la loro decisione. Per la mezz’ora successiva vengono lasciati indisturbati: qualcuno, per stemperare la tensione, mette su un po’ di musica, e i generali ballano con le infermiere, come fosse una tranquilla e spensierata festicciola. Alle 15.40, Heinz Linge e Martin Bormann aprono la porta dell’ufficio, e trovano Hitler seduto sul divano con il cranio fracassato da un proiettile e la Braun al suo fianco con il volto distorto dall’assunzione di cianuro. Entrambi, naturalmente, morti. Entro poche ore, anche l’intera famiglia Goebbels, marito, moglie e tutti e sei i figli, ingoieranno cianuro, e moriranno. La notizia ufficiale della morte di Hitler viene data via radio solo il giorno dopo, 1 maggio 1945, e pare che da Mosca un soddisfatto Stalin abbia dichiarato: «È la fine del bastardo».

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