La corsa per l'Eliseo

Macron, il golden boy di Francia che potrebbe diventare presidente

Macron, il golden boy di Francia che potrebbe diventare presidente
22 Aprile 2017 ore 11:27

Vincere le elezioni francesi senza mai aver partecipato a una sola campagna elettorale è un po’ come vincere lo scudetto salendo direttamente dalla promozione. Ad Emmanuel Macron, domani in lizza alle presidenziali per l’Eliseo e da tutti dato come grande favorito, potrebbe accadere questo e davvero finire sul libro del Guinness. Nella sua carriera politica c’è molto lavoro da dietro le quinte, escluso l’ultimo mandato come ministro dell’Economia del governo Walls, dal 2014 sino allo scorso anno. Faceva parte di un esecutivo socialista, ma si sono visti pochi socialisti sui palchi dei suoi comizi: Macron è di fatto un candidato senza partito, come lo era stato un altro giovanissimo presidente della Repubblica francese, Valery Giscard d’Estaing. Chi lo ha voluto paradossalmente è il più grande degli sconfitti, colui che non ha potuto neanche pensare di scendere in lizza, per evitare una sicura e umiliante batosta: l’attuale presidente Hollande. Non a caso i suoi denigratori lo hanno ribattezzato “Emmanuel Hollande”.

 

 

Formazione e maestri. Macron è un politico dal profilo anomalo. È laureato in filosofia, con professore il grande Paul Ricoeur. È un politico nato nel laboratorio di due vecchi volponi dell’establishment francese: Alain Minc e Jacques Attali. Due tecnocrati visionari che nel chiuso delle loro stanze riescono a elaborare e imporre strategie affidate poi a esecutori fedeli. Macron è l’ultima loro creatura, perfetto golden boy della meritocrazia francese, primo della classe in tutto, ma decisamente impacciato a livello comunicativo. Non funziona nei comizi, non ha la battuta pronta, si affida a polpette retoriche preconfezionate, che poco si addicono alla sua mascella decisionista. Nonostante questo Macron nei sondaggi ha sfondato e se, come tutto lascia pensare, andrà al ballottaggio con Marine Le Pen, è destinato a vincere facile nel secondo turno, tra 15 giorni.

Una moglie e due figli più vecchi di lui. Sulla sua strada è stato facilitato dallo sfaldamento dei socialisti e dalla débacle privata del candidato della destra François Fillon, che era il naturale vincitore per l’Eliseo, ma che sta arrancando dietro l’accusa di soldi pubblici girati alla moglie.

 

 

A proposito di mogli, anche Macron è sposato e anche il suo matrimonio ha qualcosa di anomalo: Brigitte Trogneux ha infatti ben 25 anni più di lui (64 appena compiuto contro 39) e si è portata in dote tre figli e ben sette nipoti. Brigitte aveva cominciato presto a metter su famiglia con un medico di Amiens, poi aveva conosciuto questo ragazzo che era suo allievo prediletto al laboratorio teatrale del liceo della Providence di Amiens, e aveva deciso di ricominciare la sua vita. Così all’Eliseo, se tutte le cose andranno come devono andare, avremo un presidente con due figli più vecchi di lui… Anche questa è roba da Guinness.

Ovviamente non sono mancati pettegolezzi rispetto a una seconda vita di un marito tanto più giovane, ma il settimanale che aveva pubblicato la notizia è stato costretto a ritirare tutte le copie: non fu così quando Hollande venne sorpreso uscire in motorino dall’Eliseo per andare dalla sua amante. Del resto è stata Brigitte, oggi bella sessantenne, ancora in piena forma, a spingere il marito a scendere in campo subito, anche se all’inizio poteva sembrare scelta prematura. Con molto realismo disse: «En 2022 son problème sera ma gueule». Nel 2022 (la carica all’Eliseo dura 5 anni), il suo problema potrebbe essere la mia faccia.

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