Cronaca
il caso

Malato terminale morì al Bolognini dopo la sedazione, no al processo per l'anestesista

I fatti risalgono al 2016. La donna era accusata di aver spento il ventilatore, la difesa sosteneva che avesse spento solo l'allarme collegato al macchinario

Malato terminale morì al Bolognini dopo la sedazione, no al processo per l'anestesista
Cronaca Seriate, 10 Dicembre 2021 ore 12:07

Il pubblico ministero aveva chiesto il rinvio a giudizio, il Gup ha invece accolto la richiesta della difesa e stabilito il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste. Non andrà a processo l’anestesista dell’ospedale Bolognini accusata di omicidio colposo per la morte di Roberto Antonetti, un malato terminale di 31 anni deceduto nella struttura ospedaliera nel 2016.

L’uomo, come riporta L’Eco di Bergamo, all’epoca era stato trasferito da Alzano Lombardo nel reparto di terapia intensiva di Seriate per l’aggravarsi delle sue condizioni respiratorie. Non c’era possibilità di guarigione e i medici lo avevano sottoposto a una terapia che, grazie alla somministrazione di farmaci sedativi, lo accompagnasse dolcemente alla morte.

Il giorno del trapasso i familiari si erano ritrovati nella stanza di Roberto per potergli dire addio quando all’improvviso ha avuto un sussulto, ha detto di non respirare più e pochi secondi dopo è morto. Una morte traumatica e non dolce, che ha spinto la moglie, i genitori e gli altri familiari a chiedere spiegazioni in merito, ritenendo possibile un errore da parte della dottoressa. I testimoni avevano raccontato agli inquirenti che l’anestesista aveva iniettato all’uomo una massiccia dose di morfina, poi spento il ventilatore per la respirazione.

La donna, invece, mai sottoposta a procedimenti disciplinari, ha spiegato di aver disattivato l’allarme del macchinario, per non generare ulteriore angoscia. Il sussulto, secondo la difesa, sarebbe stato quindi dovuto a una non sufficiente sedazione, ragion per cui la dottoressa aveva fatto l’iniezione di morfina ma dopo la crisi respiratoria e non prima.

Inoltre, nella consulenza chiesta all’epoca dal pm Carmen Pugliese il medico legale scrisse che la morte sarebbe sopraggiunta con uguali tempistiche e intensità indipendentemente dal fatto che il ventilatore fosse acceso o spento.