Una delicata situazione politica

Maldive turbolente. Cosa succede

Maldive turbolente. Cosa succede
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La Maldive, le isole dell’Oceano Indiano a sud ovest dell’India, universalmente considerate un'attrazione turistica senza pari, stanno attraversando un momento complicato al punto che è stato dichiarato lo stato di emergenza per trenta giorni. Una misura che ha determinato l’avviso della Farnesina a rimandare i viaggi «nella capitale Malé e in altre isole al di fuori di quelle che ospitano i resort». Il comparto turistico, stando alle notizie che arrivano dai tour operator e dal locale ministero del Turismo, funziona regolarmente e non ci dovrebbero essere pericoli per i turisti, ma le preoccupazioni rimangono dato che la situazione politica sta vivendo una continua e imprevedibile evoluzione. Anche perché il transito dalla capitale, o meglio dal suo aeroporto, è tappa obbligata per chiunque voglia soggiornare in uno dei molti resort sparsi sui vari atolli che compongono l’arcipelago, e dove sono aumentate le misure di sicurezza.

 

Mohamed Nasheed

 

La proclamazione dello stato di emergenza. Lo stato di emergenza è stato dichiarato dal governo maldiviano dopo il ritrovamento di un deposito di armi ed esplosivi che, secondo gli inquirenti, doveva servire ad un attacco armato contro la presidenza. Il tutto arriva dopo un periodo di tensioni che hanno causato proteste, disordini e tensioni molto accentuate nel Paese. Gli Stati Uniti chiedono la revoca immediata del provvedimento, che implica la sospensione delle libertà civili e i diritti fondamentali, anche se tale prassi è prevista dall’articolo 254 della Costituzione delle Maldive. Avendo proclamato lo stato di emergenza, il presidente Abdulla Yameen, al governo dal 2013, ha attribuito maggiori poteri alle forze di polizia, tra cui quello di arrestare le persone sospettate di compiere attività che possono minacciare la sicurezza nazionale, e ha sospeso sette articoli della Costituzione tra cui quelli sulla libertà di movimento e di riunione. Una situazione preoccupante che aumenta l’instabilità politica della zona e che avrà serie ripercussioni sull’economia dell’arcipelago, che vive quasi esclusivamente di turismo.

 

[Il presidente Abdulla Yameen]

Yameen Abdul Gayoom

 

Gli ultimi fatti di cronaca. Il 24 ottobre il vicepresidente Ahmed Adeeb è stato arrestato con l’accusa di alto tradimento, per essere a capo di un complotto volto a rovesciare il presidente Yameen. Nei suoi confronti è stato chiesto anche l’impeachment. Un mese prima, precisamente il 28 settembre, c’è stata un’esplosione a bordo dell’imbarcazione che trasportava il presidente di ritorno da un pellegrinaggio in Arabia Saudita, da cui quest’ultimo è uscito illeso. Pochi giorni fa, inoltre, l’esercito maldiviano ha dichiarato di aver disinnescato una bomba trovata vicino alla residenza del presidente. Ma prima ancora, a febbraio il capo dell’opposizione, Mohamed Nasheed è stato arrestato con l’accusa di terrorismo. Un susseguirsi di tensioni arrivate fino agli ultimi giorni, quando è scattato lo stato di emergenza per il ritrovamento degli esplosivi che erano stati sottratti alle armerie di stato.

 

[Ahmed Adeeb]

Ahmed Adeeb

 

La delicata situazione politica. Va sottolineato che la proclamazione dello stato di emergenza arriva alla vigilia di una imponente manifestazione di protesta contro il governo, organizzata dal Partito Democratico Maldiviano, principale forza di opposizione del Paese, che chiede la liberazione di Nasheed. Alle Maldive il potere è in mano al Partito Progressista, che a differenza di quanto dice il nome si colloca su posizioni conservative di stampo islamista sunnita. Il Partito Progressista è al potere dal 2013 mentre prima c’erano i democratici di Mohamed Nasheed, che è stato presidente per quattro anni con ideologie di centro-sinistra. Nasheed è stato il primo presidente eletto democraticamente da quando esistono le Maldive, tanto che era soprannominato il Mandela delle Maldive. È stato costretto a dimettersi nel 2012 perché accusato di aver esercitato un potere che non gli competeva, avendo fatto arrestare un giudice con l’aiuto dell’esercito, reato per cui viene applicata la legge antiterrorismo. Non per questo, però, non era amato dal suo popolo, che lo rielesse alle elezioni del 2013. Un voto che venne annullato per presunti brogli.

La figura di Nasheed. Il reato di cui si sarebbe macchiato Nasheed gli è costato una condanna a 13 anni di prigione, criticata dalle varie organizzazioni che difendono i diritti umani e dalle Nazioni Unite. In realtà non sono in pochi a pensare che l’arresto del giudice sia stato solo un pretesto per arrestare Nasheed, che poco prima di essere arrestato aveva chiesto alla comunità internazionale di imporre delle sanzioni contro il governo Yameen. In un simile contesto la dichiarazione dello stato di emergenza assume i contorni di una precisa strategia della tensione volta a mantenere un potere in bilico.

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