Per l'indipendenza della Catalogna

Ecco perché una marea umana ha riempito le strade di Barcellona

Ecco perché una marea umana ha riempito le strade di Barcellona
11 Settembre 2014 ore 16:10

È tempo di rivendicazioni indipendentiste, in Europa. Mentre la Scozia si appresta ad andare alle urne, il 17 settembre, la Catalogna manifesta in piazza, reclamando un referendum che il governo di Madrid non vuole concedere. Per legge costituzionale, infatti, soltanto il primo ministro spagnolo ha la facoltà di autorizzare un referendum, e non i governi locali. Secondo la polizia urbana, le persone scese in piazza sono state un milione e 800 mila. Hanno gremito la Gran Via e la Diagonal, fino a formare una gigantesca e rossogialla “V” (di vittoria, di voto, di volontà). Da anni le celebrazioni dell’anniversario della caduta di Barcellona nelle mani dell’esercito borbonico, avvenuta nel 1714, sono congiunte alle diadas (giornate) dell’indipendenza catalana. Tra i privati cittadini che hanno manifestato, c’erano anche i rappresentanti dell’Associazione Nazionale Catalana /Omnibus e i politici dei maggiori partiti, escluso, come è ormai tradizione, Arturo Mas, leader del CIU. Alle 17,14, accompagnato dalle note dell’inno Els Segadors, un ragazzo di sedici anni ha inserito una scheda elettorale nell’urna posta in Plaza de las Glorias. Le cassette elettorali erano 947, una per ciascuno dei municipi della regione.

Orial Junqueros, leader degli indipendentisti repubblicani, ha dichiarato che si è giunti a un «punto di non ritorno», mentre Arturo Mas ha assicurato che «tutto è pronto per la convocazione alle urne del 9 novembre». È invece categorico Rajoy, premier conservatore, il quale si oppone a un referendum illegale. I socialisti, più cauti, sarebbero invece favorevoli a una terza via, che potrebbe portare a una riforma costituzionale in senso federalista.

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L’80 percento del popolo catalano chiede che il 9 novembre si tenga un referendum che, come quello scozzese, decida dell’indipendenza della regione. Le statistiche, tuttavia, indicano che meno del 50 percento vorrebbe che la Catalogna diventasse uno stato sovrano tout court, perchè si ritiene che una secessione sarebbe troppo rischiosa. Madrid, che ha sempre negato il permesso di organizzare una simile consultazione, ha dichiarato che l’indipendenza della regione sarebbe illegale e provocherebbe un disastro economico. Alex Salmond, il capo del Partito Nazionale Scozzese, ha peraltro enfatizzato la differenza tra la situazione catalana e quella di Edimburgo, dove il voto è stato autorizzato da Londra. Dal canto loro, inoltre, l’Unione europea e la Nato hanno avvertito che una Catalogna indipendente sarebbe esclusa dai trattati.

Un po’ di storia. L’11 settembre 1714 la Catalogna, fino ad allora una nazione sovrana, venne conquistata dagli eserciti borbonici di Filippo V. Il nuovo regime vietò alla popolazione di parlare la sua lingua e di seguire le tradizioni locali, nella prospettiva di una più salda fusione con il centro, rappresentato dalle istituzioni madrilene. La regione, tuttavia, ha cominciato ad avanzare rivendicazioni già a partire dagli anni Trenta del Novecento. Queste furono gravemente e violentemente osteggiate dal regime franchista, ma dopo la morte del dittatore, nel 1975, il passaggio della Spagna alla democrazia costituì un frangente storico particolarmente propizio per la Catalogna. La Costituzione, approvata nel 1978, le concesse infatti l’autogoverno nell’ambito dei trasporti, dell’educazione, dell’industria, della cultura, della gestione del territorio, dell’ambiente e della salute. Il processo di decentramento, tuttavia, non venne portato a compimento, poiché la carta costituzionale evitava di esprimersi a chiare lettere in merito a una serie di competenze regionali, per le quali rimandava qualsiasi decisione a futuri accordi tra Madrid e Barcellona. Negli anni Novanta, la coalizione nazionalista e conservatrice Convergència i Unió (CIU) ottenne il trasferimento di altre competenze, relative all’autonomia fiscale e legislativa. Le istanze di decentramento sono però continuate fino agli anni 2000. Nel giugno 2006 è stato approvato un nuovo statuto, inficiato nel 2010 da una sentenza del Tribunale costituzionale. Da quel momento, le rivendicazioni nazionaliste sono entrate in una nuova fase di rimostranze e di manifestazioni, che hanno portato al governo della regione il CIU, sotto la guida di Arturo Mas.

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