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Pierpaolo Marino lascia l’Atalanta «Grazie, spero di non avervi deluso»

Pierpaolo Marino lascia l’Atalanta «Grazie, spero di non avervi deluso»
06 Agosto 2015 ore 10:00

Un fulmine a ciel sereno: Pierpaolo Marino e l’Atalanta hanno risolto consensualmente il contratto che li vedeva legati dal 23 giugno 2011 e che sarebbe andato in scadenza il 30 giugno 2017. La notizia è arrivata la mattina di mercoledì 5 agosto, inattesa, attraverso un comunicato stampa diffuso dal sito ufficiale della società nerazzurra:

«Atalanta B.C. S.p.A. comunica di aver risolto, consensualmente con il Direttore Generale Pierpaolo Marino, che lo aveva richiesto, il contratto di lavoro in essere, in scadenza il 30 giugno 2017.

Il Presidente Antonio Percassi e tutta la famiglia Atalanta, nel ribadire i sentimenti di grande stima ed amicizia nei confronti di Pierpaolo Marino, che resteranno intatti per sempre, lo ringraziano per il fondamentale lavoro svolto in oltre quattro stagioni sportive di eccellenti risultati».

Il dirigente campano era in seno all’Atalanta da oltre quattro anni. Con l’arrivo di Giovanni Sartori e il passaggio della responsabilità del mercato nelle mani dell’ex Chievo-Verona nell’agosto 2014, Marino era rimasto il riferimento istituzionale del club nerazzurro. Nel pomeriggio di oggi l’ex direttore generale ha tenuto una conferenza stampa per salutare Bergamo e spiegare le ragioni del suo addio.

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LA CONFERENZA STAMPA, PAROLA PER PAROLA

«Vi ho convocati oggi per salutarvi. Mi sembrava brutto andarmene senza ringraziarvi; spero di non avervi deluso. Devo ringraziare innanzi tutto il presidente Percassi e la sua famiglia; poi tutti i collaboratori dell’Atalanta che mi hanno sempre aiutato, soprattutto mettendosi a mia disposizione in quell’estate in cui sono arrivato, torrida per quello che era il calore degli scandali. Ho ricevuto subito disponibilità totale da parte di tutti, che si sono affidati al pilota e hanno creduto al percorso che dovevamo intraprendere. È stato un momento fondamentale perché siamo passati da una retrocessione quasi annunciata ad un anno invece di successi e di record, grazie soprattutto al lavoro fatto nell’ultima settimana di calcio mercato, quando avemmo la certezza di partecipare al campionato di Serie A con una penalizzazione prima di 7, poi di 6 punti. Quindi il ringraziamento va a queste componenti della società.

Poi permettetemi di estendere il mio grazie a tutta la città di Bergamo che mi ha accolto e mi ha fatto sentire a casa mia. Lascio tantissimi amici, li saluto tutti. Poi il pubblico e i tifosi atalantini, in particolare la Curva Nord che mi è stata sempre vicina e collaborativa, nei momenti topici questi ragazzi hanno sempre fatto sentire il loro sostegno.

I primi tre anni sono stati particolarmente felici; sapevo di venire qui e trovare una piazza molto passionale e calda, poi mi ha convinto Percassi con la sua signorilità e anche la sua necessità di aiuto in quel momento particolare: vi assicuro che quando sono arrivato all’Atalanta c’era un grande scoramento, forse l’arrivo della mia persona ha aiutato a ritrovare la voglia di alzare la testa.

Vado via con tristezza, ma anche la soddisfazione di aver contribuito a quattro anni dell’Atalanta in cui i risultati hanno confermato il buon lavoro svolto. Poi devo ringraziare anche Andrea Lazzaroni ed Elisa Persico dell’ufficio stampa: con Elisa siamo stati in continuo contatto ed è una persona squisita. Andrea alla fine è un tifoso come voi, sono stato benissimo con lui, mi ha fatto conoscere tutti gli angoli del vostro carattere e della realtà bergamasca. Se sono qui a salutarvi col sorriso sulle labbra è anche grazie alla collaborazione di queste due persone.

Voglio sottolineare che questo addio è stato voluto da me; una persona che ha trentotto anni di carriera ha sviluppato una certa sensibilità e ha le antenne ben dritte. Quando arrivano certi segnali che un ciclo si è chiuso non può farli passare inosservati. Quindi per rispetto della mia linea professionale che ho avuto fin dall’inizio della mia carriera ho dovuto prendere questa decisione: anche a Napoli quando ho avvertito lo scollamento ho voluto farmi da parte. Quindi ritengo che sia giusto andare in questa direzione. Subito dopo la fine del campionato avevo cercato di risolvere il mio rapporto con la società, ma era un rapporto da dirigente e quindi non semplice; devo dire grazie ad Antonio Percassi perché siamo riusciti a risolvere la questione in modo consensuale. Inizialmente ha cercato di convincermi in tutti i modi a rimanere, ma io ho resistito nel tempo perciò la cosa è stata un po’ lunga. Nel frattempo mi sono liberato di quelle che erano le incombenze e alla fine sono riuscito a convincerlo che questa era la strada. Spero di lasciare come un pugile imbattuto, lasciando magari un buon ricordo. Poi questo sarà soggetto al vostro giudizio».

 

LE DOMANDE DEI GIORNALISTI

Finisce in maniera dolorosa la sua esperienza qui?

«Molto, perché io a Bergamo sto bene, stavo bene. Fin da quella partita col Palermo (18 settembre 2011) c’è stata una svolta nella mia permanenza a Bergamo. Era la prima partita in casa, ci fu un nubifragio ed io sentivo tutti i giocatori che volevano giocare, era importantissimo quel risultato; mi sono messo in mezzo al campo a cercare di drenare l’acqua, se avessi potuto l’avrei bevuta tutta. Questo ha fatto subito capire che persona era arrivata e quanta voglia aveva di salvare l’Atalanta. Credo che quel gesto sia rimasto come emblema di tutta la stagione. Da allora per me con Bergamo, l’Atalanta e gli atalantini c’è stato solo feeling, un affetto smisurato che io ricambio e per cui ringrazio tutti. Secondo me rimarrà intatto, così come l’amicizia e la stima reciproca con Percassi. Ricambio gli stessi sentimenti che il Presidente ha messo nel comunicato, anzi il comunicato mi ha commosso».

Oltre alle motivazioni che ci ha dato, c’è stata qualche offerta da altri club?

«Non vado via perché domani mi trovate su un’altra piazza. Sicuramente per un periodo starò fermo. In questi quattro anni delle tentazioni sono arrivate, però non ho mai pensato di lasciare l’Atalanta anche di fronte alle offerte di buone squadre. Per me un presidente come Antonio Percassi e una piazza come Bergamo valgono una squadra medio-alta; l’Atalanta non è una piccola e nemmeno una medio-piccola. Non c’era squadra che mi attirasse di più».

Quindi si prenderà un anno sabbatico?

«Almeno i primi sei mesi. Anche perché a me non restano molti anni di carriera. Non nascondo però che qualche messaggio è arrivato».

Il rapporto col direttore Sartori ha avuto un peso nella decisione che ha maturato?

«Oggi non mi va di parlare di singoli, perché per me nell’Atalanta esiste la famiglia Percassi, in particolare Antonio e Luca; poi esiste il contesto Atalanta che mi ha dato una grande mano. Ho parlato dei presenti, ma non posso non parlare di Lele Zamagna, un professionista straordinario a cui si deve la grande vendita di Benalouane, portato a Bergamo ad un prezzo basso grazie all’amicizia di Zamagna con Ranieri e il suo staff; diamo ribalta e merito a chi ne ha diritto, Zamagna è stato per me un grandissimo collaboratore. Posso parlare delle persone con cui ho collaborato: oltre a questi, il direttore amministrativo Valentino Pasqualato e tanti giovani che ho trovato qui, ai quali ho lasciato assorbire la mia esperienza. Non che io abbia qualcosa da insegnare, non ho proprio nulla da insegnare, dico sempre che sono uno che trasferisce esperienze».

Ha parlato della fine di un ciclo, di segnali ambientali. Come si sono manifestati?

«Non so dire. È una sensibilità che acquisisci con gli anni. Il nostro è un mestiere particolare: io ricordo sempre che quando alle elementari chiedevano a mio figlio che lavoro facesse il padre, lui rispondeva “È direttore generale del Napoli”, piuttosto che dell’Udinese; allora gli dicevano: “Ah che bel lavoro, ma in cosa consiste?”. Il direttore generale di una società di calcio non deve mai depauperare il suo carisma, se è forte all’interno della società la navicella va. Altrimenti se viene meno la sua credibilità totale si finisce per fare del male alla società. E in questo caso io non vorrei mai fare il male dell’Atalanta. Preferisco uscire così, in buoni rapporti con Percassi e Bergamo».

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LA STORIA DI MARINO ALL’ATALANTA

L’avventura di Pierpaolo Marino a Bergamo era iniziata il 23 giugno del 2011. Il caos calcio scommesse era appena scoppiato, la società decise di affidarsi ad un dirigente navigato e molto esperto per gestire il primo campionato di serie A della seconda era Percassi. Durante quella concitata estate, la squadra nerazzurra si ritrovò con un clamoroso -6 in classifica appioppato dalla giustizia sportiva che regalò un campionato complicatissimo, ma allo stesso tempo entusiasmante per la salvezza conquistata.

Verso la fine del mercato, Marino chiuse con l’Udinese l’operazione Denis per una cifra veramente ridotta (si parla di poco più di 3,5 milioni di euro) e proprio il Tanque resta l’acquisto più importante e prolifico della recente storia nerazzurra. All’inizio del campionato del -6, dopo la prima partita giocata a Genova contro i rossoblù e pareggiata per 2-2, l’Atalanta vince 1-0 in casa con il Palermo e la gara rischiò di essere sospesa per un clamoroso nubifragio che colpì la zona dello stadio. PierPaolo Marino scese in campo e coordinò i giardinieri dando indicazioni per il drenaggio: il pubblico restò stupito da quel gesto e forse proprio lì iniziò il bel rapporto tra la piazza e il futuro direttore generale.

Nel 2012 il passaggio alla Direzione Generale. Dopo la salvezza, il presidente Antonio Percassi decise di promuovere Marino ad un ruolo decisamente più importante come quello di Direttore Generale. Potere di firma a parte (quello è sempre rimasto nelle mani di Antonio Percassi e del figlio Luca), Marino passò dal controllo della parte tecnica alla conduzione della società nel senso più ampio del termine. Una sguardo al mercato e il controllo della società sono dunque diventate la routine per un dirigente che in carriera è sempre rimasto al centro delle decisioni e delle operazioni nelle piazze dove ha lavorato.

Nelle riunioni di Lega, nelle discussioni per i diritti televisivi, nella gestione “politica” dell’azienda Atalanta, Marino aveva moltissime responsabilità e fino alla passata stagione si occupava anche della parte tecnica con il ds Gabriele Zamagna, costantemente al suo fianco nelle operazioni di compravendita dei giocatori. Qualcuno gli rimproverava l’eccessiva amicizia con alcuni procuratori, come ad esempio quella con Leo Rodriguez, l’agente che ha certamente favorito le operazioni Denis, Maxi Moralez e Gomez, ma anche Parra e Matheu.

Il codice etico e le scommesse. A distanza di 3 anni dallo scoppio dello scandalo scommesse, e con l’Atalanta che aspetta ancora la chiusura del cerchio a Cremona, quando la società si è dotata del Codice Etico ed è stato stretto il contratto con Federbet, Marino era sempre al centro delle operazioni. Si dice che nei palazzi del calcio, l’esperienza pluriennale  del dirigente campano fosse stata preziosa, ma Bergamo ha anche sempre visto il direttore generale in prima fila alle presentazioni dei calciatori, alle conferenze stampa organizzate dalla società e negli appuntamenti con gli sponsor. L’ultimo episodio che lo ha visto al centro delle operazioni risale allo scorso aprile. Dopo il pugno di Denis a Tonelli e il parapiglia negli spogliatoi, toccò a Marino uscire in sala stampa e parlare con i giornalisti. In quell’occasione, come ogni volta che c’è stato bisogno di metterci la faccia per un torto arbitrale o per commentare qualche avvenimento, è toccato a lui.

L’ingaggio di Sartori. Dopo oltre 3 anni con un ruolo di comando a tutto campo, Marino è stato affiancato nell’agosto del 2014 da Giovanni Sartori. Fin dall’inizio, la presenza del nuovo responsabile dell’area tecnica arrivato dal Chievo è sembrata ingombrante a uno come Marino abituato a stare al centro di ogni operazione. Per un anno la convivenza  è andata avanti senza intoppi. Poi, nella ridefinizione dei ruoli, il mercato 2015/2016 è stato affidato in prima persona Sartori. È pur vero che Marino era presente a Castione della Presolana alla presentazione di Bassi e Kurtic, ma in ritiro e nell’amichevole inglese dell’Atalanta, il direttore generale non si è visto.

Colantuono–Reja. L’ultima operazione che ha visto Marino protagonista è stato l’ingaggio di mister Reja. Quando è stato esonerato Colantuono (la comunicazione è stata data dallo stesso Marino e da Antonio Percassi all’ex tecnico di Anzio), la scelta di Reja, che ha un’amicizia di lunga data con l’attuale allenatore, è sembrata la conferma più importante di quanto Marino fosse ancora decisivo all’interno dell’Atalanta. Oggi, 5 agosto 2015, l’Atalanta e il suo direttore generale hanno risolto consensualmente il rapporto di lavoro.

Resta sicuramente il grande rapporto costruito dal direttore generale con la tifoseria e con l’ambiente bergamasco. La nota ufficiale della società nerazzurra è molto cordiale e lo stesso Marino su twitter ha voluto ringraziare tutti senza distinzioni. C’è da scommettere che Marino non resterà a lungo senza un posto da protagonista nel mondo del calcio.

 

IL SALUTO DELLA CURVA

Marino ha affermato che «tra me, l’Atalanta e gli atalantini c’è stato solo feeling, un affetto smisurato che io ricambio e per cui ringrazio tutti». Parole di circostanza per qualcuno, ma non è così. Il rapporto tra il dirigente campano e la tifoseria, soprattutto la frangia più “calda”, quella della Curva, è sempre stato intenso. E a dimostrazione di ciò arriva il messaggio postato dalla pagina Facebook Sostieni la Curva, in cui gli ultrà nerazzurri hanno voluto dedicare qualche parola, un pensiero e «un grande in bocca al lupo». Emozioni riassunte in una foto.

Una riflessione.Sportivamente i risultati parlano per te quindi ogni parola sarebbe superflua. A livello umano abbiamo…

Posted by Sostieni la Curva on Mercoledì 5 agosto 2015

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