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Maxi frode fiscale nell'edilizia: 79 indagati, 67 società coinvolte e oltre 8 milioni sequestrati

Le sedi delle società si trovano principalmente nella Bergamasca. Gli indagati sono stati denunciati per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, al riciclaggio e all'autoriciclaggio, emissione e annotazione di fatture per operazioni inesistenti e indebite compensazioni d'imposta

Cronaca 10 Dicembre 2020 ore 09:22

Maxi frode fiscale nel settore dell’edilizia bergamasca, che vede 67 società e ditte individuali coinvolte, 79 persone indagate e ha portato al sequestro di disponibilità finanziarie e di beni per un valore di oltre otto milioni di euro. Gli indagati, a seconda del ruolo svolto, sono stati denunciati a vario titolo per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, al riciclaggio e all'autoriciclaggio, emissione e annotazione di fatture per operazioni inesistenti e indebite compensazioni d'imposta. Le sedi delle società coinvolte si trovano principalmente in provincia di Bergamo, ma anche in Veneto e in Emilia Romagna.

La frode era articolata secondo uno schema piramidale a tre livelli. Alla base vi erano una serie di società di capitali, amministrate da prestanome, create con l’unico scopo di contenere la forza lavoro, per assumere sulla carta dipendenti e utilizzate come centri di imputazione di tasse, oneri fiscali, contributivi, previdenziali ed assistenziali. Obblighi mai ottemperati. Le indagini, coordinate per circa tre anni dal sostituto procuratore Emanuele Marchisio e condotte dalla Guardia di Finanza di Treviglio, hanno permesso di scoprire che queste società erano di fatto evasori totali e che attraverso un sistematico ricorso a compensazioni d'imposta grazie all'utilizzo di crediti inesistenti facevano figurare solo sulla carta il regolare versamento dei contributi Inps e Inail a favore dei dipendenti. In questo modo potevano ottenere il Durc regolare, requisito imprescindibile per operare sul mercato fornendo manodopera.

A queste società ne erano collegate altre, poste nel mezzo dello schema piramidale ed effettivamente operative, che ottenuti gli appalti dalle aziende beneficiarie finali della frode, subappaltavano sistematicamente i lavori edili loro commissionati alle cartiere di primo livello. In questo modo società di dimensioni medio-grandi e solide, particolarmente attive sul mercato immobiliare, potevano sgravarsi delle incombenze fiscali, tributarie e previdenziali e, abbattendo i costi di gestione dell'impresa, riuscivano ad avere prezzi concorrenziali sul mercato.

Per recuperare le somme sottratte al fisco sono state eseguite numerose verifiche fiscali, grazie alle quali è stato ricostruito un giro di fatture false per oltre 30 milioni di euro e di indebite compensazioni d’imposta per oltre 4,2 milioni. Sono stati anche contestati ricavi non dichiarati per circa 25 milioni di euro e accertata un’evasione dell’Iva 3,4 milioni.