E non è detto che porti chissà quali risparmi

Meno deputati e senatori Una picconata alla democrazia

Meno deputati e senatori Una picconata alla democrazia
10 Ottobre 2019 ore 12:58

È stata davvero una vittoria dei cittadini il taglio dei parlamentari approvato trionfalmente martedì scorso dalla Camera dei deputati? Naturalmente l’onda dell’antipolitica porta ad applaudire a priori a un provvedimento come questo. Ma se si scende nel dettaglio qualche dubbio emerge. E non è detto che le cose siano come ci sono state raccontate. Il mantra che sta alla base della riforma costituzionale è che i parlamentari sono troppi, costano troppo e il Parlamento non è efficace come dovrebbe essere. Sul capitolo costi le cifre che sono state vendute sono molto lontane dalla realtà, come ha documentato l’Osservatorio dei conti pubblici italiani, presieduto da Carlo Cottarelli, uno che di spending review se ne intende. Il vicepremier Di Maio e il ministro Fraccaro hanno più volte sostenuto che il taglio dei parlamentari garantirebbe un risparmio di circa 500 milioni di euro a legislatura, ovvero 100 milioni annui. In realtà, il risparmio sembra essere molto più contenuto. Come riferito dal documento dell’Osservatorio il risparmio lordo annuo che si otterrebbe riducendo il numero di parlamentari di 345 unità ammonta quindi a 53 milioni per le casse della Camera e a 29 milioni per quelle del Senato, per un totale di 82 milioni. Il risparmio sull’intera legislatura (410 milioni) non sarebbe lontano da quello indicato da Di Maio. Peccato che i calcoli sono stati fatti al lordo, quindi includendo quello che lo stato stesso non incasserà come quota fiscale e contributiva. Il risparmio netto complessivo sarebbe quindi pari a 57 milioni all’anno e a 285 milioni a legislatura, una cifra significativamente più bassa di quella enfatizzata dai sostenitori della riforma e pari appena allo 0,007 per cento della spesa pubblica italiana. Quindi la metà di quanto ventilato.

 

L’altro «inganno» contenuto nella riforma è quello che riguarda la rappresentanza. Nel 1948, stendendo la Costituzione, era stato indicato il numero dei parlamentari rapportandolo alla popolazione, fissando un deputato ogni 80mila abitanti e un senatore ogni 200mila. Nel 1963 una riforma costituzionale aveva invece stabilito in 945 il numero complessivo di deputati e senatori, stabilendo un rapporto che fino a ieri era un deputato ogni 96.006 abitanti circa e un senatore elettivo (senza considerare i senatori a vita e i senatori di diritto a vita) ogni 188.424. Con la riforma approvata martedì il rapporto scende a un deputato ogni 151.210, e a un senatore ogni 302.420. Per quanto riguarda la Camera dei deputati, avremmo quindi 0,7 deputati ogni 100mila abitanti, a fronte dello 0,8 della Spagna, dello 0,9 di Francia e Germania e dell’1 del Regno Unito: l’Italia dunque è diventato il Paese europeo con il minor numero di eletti rispetto agli elettori.

 

Non è una questione neutrale, perché i territori minori rischiano di restare privi di ogni rappresentanza: e non a caso i piccoli Comuni hanno annunciato una protesta contro la riforma. Come ha detto Piercamillo Falasca, uno dei leader di +Europa la riforma trasformerà «il Parlamento in una Camera elitaria in cui saranno rappresentate le grandi città, ma dove non saranno rappresentati i cittadini della provincia che, in futuro, si dovranno scordare la conoscenza diretta di un parlamentare o la sua presenza sul territorio». Altro che vittoria dei cittadini…

 

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