Decine di corpi ritrovati

Messico, l’agghiacciante vicenda della fossa comune di Iguala

Messico, l’agghiacciante vicenda della fossa comune di Iguala
07 Ottobre 2014 ore 13:46

Si aggiungono particolari sempre più agghiaccianti alla vicenda della fossa comune rinvenuta dalle parti di Iguala, un sobborgo dello stato di Guerrero, in Messico. Il ritrovamento di questa tomba a cielo aperto (dove sono stati raccolte le spoglie di 28 persone) risale a qualche giorno fa, sabato 4 ottobre; ogni ora si aggiungono nuovi preoccupanti dettagli e scenari, legati a polizia corrotta, narcotrafficanti locali ed esecuzioni di massa.

La manifestazione del 26 settembre e gli scontri. Tutto ha avuto inizio venerdì 26 settembre, quando gli studenti della scuola Raul Isidro Burgos di Aytozinapa, nello stato di Guerrero, danno vita ad una manifestazione per celebrare il 46esimo anniversario del massacro di Tlatelolco (2 ottobre 1968), durante il quale oltre 300 giovani vennero uccisi dai reparti speciali della polizia a pochi giorni dalla cerimonia d’inaugurazione delle Olimpiadi di Città del Messico.

I manifestanti protestano anche contro la nuova riforma dell’istruzione e le misure discriminatorie in essa contenute che favorirebbero le scuole delle città rispetto a quelle delle zona rurali del Paese. Non passa molto tempo prima che si sviluppino violenti scontri con le forze dell’ordine. Gli studenti raccontano che alcuni uomini armati, spalleggiati da una ventina di agenti della polizia municipale, li hanno affrontati accusandoli d’aver rubato i loro veicoli. In pochi minuti, gli agenti aprono il fuoco contro i ragazzi, che tentano di rifugiarsi, terrorizzati, per le vie della città.

Il bilancio finale degli assalti è di sei morti: due studenti, due giovani calciatori, un tassista passato per caso sulla linea di fuoco e la sua passeggera. Altre 25 persone sono state ferite e 43 studenti sono da allora scomparsi, secondo quanto hanno denunciato i loro compagni di Ayotzinapa. Dal 26 settembre sono quindi iniziate le ricerche per far luce sulla scomparsa di questi giovani, fino al ritrovamento della fossa comune e al prender corpo della terribile verità: i cadaveri bruciati e pressoché irriconoscibili apparterebbero proprio agli studenti.

I primi arresti e le agghiaccianti ipotesi. Nel frattempo, sono già stati arrestati 22 poliziotti e altre 8 persone di ignota identità; di questi 31 individui, 29 sono addirittura già stati incriminati. Fra di loro, ce n’è stato uno che ha deciso di confessare e indicare alle forze dell’ordine il luogo in cui si troverebbero i corpi di molti degli studenti scomparsi. E infatti, a Pueblo Viejo, a 15 chilometri da Iguala, è stata rinvenuta una struttura di legno e rami su cui i giovani sarebbero stati bruciati con benzina e petrolio. Data l’irriconoscibilità dei corpi, bisognerà attendere gli esiti delle analisi del Dna dei cadaveri, che potrebbe richiedere dalle due settimane ai due mesi, per sciogliere ogni dubbio sull’identità dei morti; ma ormai sembra che davvero non ci possano essere equivoci.

Un massacro del genere non può però essere giustificato dalla sola repressione di una manifestazione. Ad avallare ancor di più quest’ipotesi, ci sono alcune registrazioni video che mostrano gli agenti arrestare e portare via un numero imprecisato di studenti: ciò significa che c’è stata una seconda e per ora ignota parte della vicenda, svoltasi successivamente agli scontri e a sangue freddo, che porta gli inquirenti a ritenere che ci possano essere stati abusi e vere e proprie esecuzioni da parte della polizia.

Un ulteriore aspetto che non può non essere preso in considerazione riguarda i legami delle forze dell’ordine dello stato di Guerrero, uno dei più poveri del Messico, con i trafficanti di droga locali: a partire da questo dato, le autorità ritengono che la morte e la scomparsa degli studenti possa essere profondamente intrecciata con i rapporti fra i tanti poliziotti corrotti e i narcos della zona.

Le proteste. In questi giorni sono nate numerose manifestazioni di protesta da parte delle famiglie dei giovani scomparsi contro il governo e le autorità di polizia: domenica 5 ottobre oltre duemila persone hanno bloccato il tratto di autostrada che collega Città del Messico ad Acapulco, al grido «Vivi li avete presi, vivi ce li dovete ridare»; sembra che questo sia solo l’inizio di una lunga serie di proteste, fino a quando non si sarà fatta piena chiarezza sulla vicenda.

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