con musei, film e documentari

Reinhold Messner, anche a 75 anni fa rivivere il mito della montagna

Reinhold Messner, anche a 75 anni fa rivivere il mito della montagna
18 Settembre 2019 ore 11:36

«El Reinhold Andreas Messner (nassüü ‘l 17 de setember del 1944 a Barsenun) l’è un alpinista, scritur, pulitegh Südtiroles)». Tra i privilegi su cui può contare il più grande alpinista del nostro tempo c’è anche questa di avere una voce nella versione ladina di Wikipedia. Una voce che è tutta da leggere, anche perché non tanto tenera nei confronti del «mito»: «El Messner l’è vün di alpinista püssee cugnussüü al mund, ma anca vün di püssee cuntruversiaj» (se volete leggera questo è il link).

 

Ormai i capelli e la barba sono tutti bianchi, e le mani e le gambe per quanto sempre forti devono fare i conti con i limiti dell’età. Reinhold Messner ha compiuto tre quarti di secolo e certo non s’aspettava che una circostanza come questa attirasse tanta attenzione. A Castel Firmiano, il paese dove ha messo la sede principale dei suoi Musei della montagna, la festa è stata grande, con tanto di spettacolo musicale. Questione di popolarità, certamente. Ma anche questione di sponsor. Messner da questo punto di vista è un «uomo d’oro», e l’età non intacca questa sua autorevolezza. Il motivo è semplice: Messner ha sempre sposato la tecnologia all’alpinismo e quindi chi in questi anni ha proposto prodotti innovativi ha avuto in lui il testimonial perfetto e insostituibile. «Loris, amico che da oltre 30 anni collabora con me, ha pensato che comunque tre quarti di secolo andassero festeggiati», ha raccontato il grande alpinista. «Loris ha anche avuto l’idea di coinvolgere i miei vecchi sponsor, le aziende che, col loro appoggio economico e in materiali, mi consentirono di provare a realizzare i miei sogni d’avventura. Agli altri potrò far vedere come le loro sponsorizzazioni non sono servite soltanto a farmi andare in vetta agli Ottomila e o a farmi attraversare le distese di ghiaccio polari e i grandi deserti». Questo è Messner. Non sempre le cose gli sono andate bene, come racconta la perfida voce ladina di wikipedia: nel 2004 aveva provato infatti a candidarsi con i verdi bavaresi (Messner era stato eletto in Europa nel 1999) ma la sua candidatura era stata respinta. E sapete il motivo? «l’eva staa cataa a fà ‘na reclam a ‘na dita de füsij – cunt tant de füsil de casciadur in man che ‘l ciapa la mira…».

 

Ora non potendo più salire le grandi montagne come ha fatto per tutta la vita, ora le racconta con film e documentari che tornano su imprese epiche della storia dell’alpinismo, spalleggiato da uno dei suoi tre figli, Simon (un’altra figlia, Magdalena, si occupa invece della gestione e organizzazione dei MMM, i Messner Mountain Museum). «Ho sempre fatto lo storyteller con le mie conferenze», spiega. «Ora lo faccio anche per immagini, raccontando la storia dell’alpinismo e questi due film riguardano grandi scalate dolomitiche di 150 anni fa». Uno di questi film gli ha procurato anche una polemica con Cesare Maestri, il grande alpinista lecchese, in quanto mette in dubbio il fatto che nel 1959 fosse arrivato davvero in cima al mitico Cerro Torre (nella discesa morì il suo compagno di cordata). Messner si è spiegato così: «Il film l’ho fatto ora proprio perché Cesare vive e può far sentire la sua voce. Sarebbe stato da vigliacchi aspettare la sua morte. Ma nessuno può credere che lui sia salito sul Torre nel 1959».

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