Domenica il viaggio in Albania

Le minacce a Papa Francesco

Le minacce a Papa Francesco
17 Settembre 2014 ore 12:35

C’è molta preoccupazione intorno all’imminente viaggio di Papa Francesco in Albania, previsto per domenica 21 settembre. L’incolumità del Pontefice è argomento particolarmente pregnante già da qualche tempo nei corridoi del Vaticano, come confermato in queste ore dalle parole di Habeeb M. H. al-Sadr, ambasciatore iracheno presso la Santa Sede, e di Giuseppe Esposito, vicepresidente del Copasir (Comitato di controllo dei servizi segreti): entrambi si sono dichiarati preoccupati, viste le incessanti minacce che fioccano con frequenza nei confronti del Papa da parte degli alti gradi dell’Isis.

Un bersaglio dichiarato. Già all’inizio di luglio, Abu Bakr al-Baghdadi (il Califfo dello Stato islamico) era stato molto chiaro nell’indicare il Vaticano, e quindi Francesco, come obiettivo della guerra jihadista scoppiata in questi mesi. Nei giorni scorsi sono arrivate precise indicazioni a tutti i militanti presenti in Europa di “tenersi pronti con le cinture esplosive”, cosa che potrebbe far prospettare follie da un momento all’altro. Come espresso dal Ministro dell’Interno Alfano il 9 settembre, in occasione di un’audizione alla Camera, l’Italia è nei pensieri dell’Isis con particolare insistenza, essendo il nostro Paese storicamente la culla della cristianità, nonché il territorio che ospita lo Stato del Vaticano. Roma e il Papa sono quindi nel mirino del Califfo, che ha ufficialmente dichiarato come l’annientamento diretto della Chiesa e delle sue più alte gerarchie sia condizione imprescindibile per la tanto agognata islamizzazione del mondo.

Il viaggio in Albania. Quello nei Balcani è considerato un viaggio fortemente a rischio da parte del Pontefice: l’Albania, oltre ad essere un Paese a maggioranza musulmana (benché moderata), è stata negli ultimi tempi luogo di aggregazione per la Guerra Santa lanciata da al-Baghdadi, con oltre 300 volontari partiti per combattere in Siria o in Iraq. Il 19 giugno sulla pagina Facebook di Safet Kuduzovic, predicatore bosniaco salafita, nonché seguace del Califfato, è apparso un fotomontaggio di Papa Francesco con in fronte la scritta “Kafir”, che significa “miscredente”. Un’immagine che ha riscosso molto successo in tutta la zona dei Balcani, compresa l’Albania. Non solo: lo scorso marzo la polizia albanese ha arrestato sette reclutatori di jihadisti per la Siria. In Kosovo, a metà agosto, sono finite in manette una quarantina di persone sospettate di aver combattuto in Siria o Iraq e sequestrate armi automatiche ed esplosivi. I primi di settembre le autorità hanno arrestato l’imam della Grande Moschea di Pristina, Sefket Krasnici, anche in questo caso con l’accusa di reclutamento ed incitamento alla jihad. Una zona quindi, quella balcanica, particolarmente legata alle vicende dell’Isis, con l’Albania a giocare un ruolo nodale.

Niente allarmismi dal Vaticano. Nonostante i timori che trapelano dalle dichiarazioni di questi giorni, la Santa Sede invita comunque alla calma: per il momento, non ci sono motivi specifici che possano giustificare un possibile attacco a Papa Francesco, né domenica in Albania né durante la permanenza a Roma. Come ha affermato in queste ore padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano, non ci sono ad oggi rischi o pericoli imminenti che possano modificare i programmi e i viaggi del Pontefice (a fine novembre Francesco si recherà in Turchia, altra meta delicata). Ciò detto, la sicurezza intorno al Papa non è mai stata a livelli tanto elevati.

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