«migliorare la vivibilità»

Per il minimarket in Città Alta Gori sta bussando al Circolino

Dopo le polemica, il sindaco spiega le sue intenzioni: «Lo chiedono soprattutto i residenti. In Cittdella? Stiamo ragionando anche su Sant’Agata»

Per il minimarket in Città Alta Gori sta bussando al Circolino
Cronaca 04 Febbraio 2019 ore 05:30

Foto in apertura di Max Carrè

«Un piccolo supermercato in Città Alta è necessario. Guardi, anche questa mattina camminavo sulla Corsarola e delle persone anziane mi fermavano e mi dicevano che sarebbe importante avere un punto vendita di questo tipo. Poi, sul dove metterlo, vedremo».

Si è parlato della Cittadella.

«Io avevo pensato a quel locale in piazza Cittadella perché è l’unico disponibile a livello di Comune, altre proprietà non le abbiamo. Ma si potrebbe pensare anche ad alcuni spazi in Sant’Agata, si potrebbe fare un ragionamento con la Cooperativa Città Alta».

 

 

Giorgio Gori, spiega le sue intenzioni dopo la polemica dei giorni scorsi riguardante l’idea di “aprire un supermercato in Città Alta”, notizia che è diventata fragorosa a partire da un’interpellanza presentata dalle minoranze in Consiglio comunale in cui si chiedevano chiarimenti. La paura di una grande struttura che snaturasse ancora di più la parte nobile della città è passata subito.

Lei pensa a una struttura di servizio.

«Certo, a un market di piccole dimensioni, al di sotto dei duecento-duecentocinquanta metri quadrati, con caratteristiche di servizio al quartiere, che non a caso la legge indica come “esercizio di vicinato”».

Tutte le botteghe di vicinato, ormai, rappresentano un servizio per i residenti.

«È vero, e non soltanto in Città Alta. Per questo stiamo ragionando sulla possibilità di classificare tutti i negozi di vicinato e le botteghe artigiane come servizi, con i relativi benefici fiscali. Anche Milano lo ha previsto nella bozza del nuovo Pgt».

In Città Alta non c’è soltanto il problema della carenza di botteghe di servizio.

«No, certo, lo sappiamo bene».

I bed & breakfast e le case vacanza stanno diventando una questione delicata.

«Tra il 2014 e il 2017, il flusso turistico in città è cresciuto del cinquantuno per cento, e questo è un fatto molto positivo. Ma va governato. La faccenda delle case vacanza, oltre un certo limite, diventa un problema. Se non vogliamo che nel giro di qualche anno si trasformi davvero in un villaggio vacanze, allora bisogna intervenire».

Come?

«Abbiamo affrontato il problema della sosta: da marzo gli ospiti di queste strutture non potranno più parcheggiare negli spazi riservati ai residenti, ma dovranno utilizzare gli stalli lungo le Mura, con un ticket giornaliero. Per le abitazioni, deve intervenire la Regione, ponendo un paletto fondamentale: il numero di…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 7 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 7 febbraio. In versione digitale, qui.

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