Che cosa è il roof-knocking

«Uscite, tra cinque minuti distruggiamo la vostra casa»

«Uscite, tra cinque minuti distruggiamo la vostra casa»
14 Luglio 2014 ore 14:16

Il roof-knocking (significa “bussare sul tetto”) è la tecnica utilizzata dall’esercito israeliano per allontanare i civili dai luoghi che stanno per essere bombardati. Funziona così: un aereo o un drone spara un missile più o meno inoffensivo sul tetto di un casa per avvertire i suoi occupanti. Qualche minuto dopo il colpo di avvertimento, arriva la bomba vera e propria, che, di solito, distrugge l’edificio. Secondo l’esercito israeliano, lo scopo del roof-knocking è dare abbastanza tempo ai civili di lasciare un edificio, ma non abbastanza da permettere a eventuali miliziani di portare fuori missili o altri esplosivi.

La telefonata, il missile di avvertimento, la bomba. Il roof-knocking viene utilizzato dall’esercito israeliano almeno dal 2006. Molto spesso il missile è preceduto da un’altra misura di sicurezza: una telefonata. Numerosi testimoni palestinesi hanno raccontato di aver ricevuto una telefonata in cui una voce, dopo averli chiamati per nome, diceva: «Sono David. Ci sono donne e bambini nella casa. Uscite. Tra cinque minuti arriverà un missile».
Cinque minuti dopo la telefonata arriva il roof-knocker, il missile di avvertimento: è un ordigno senza testata esplosiva, o con un contenuto esplosivo molto ridotto. A volte vengono usati razzi di segnalazione luminosi oppure bombe che producono un boato fortissimo. A volte, il roof-knocker viene inviato direttamente sugli edifici che contengono depositi di armi o rampe di lancio, visto che, sostiene l’esercito israeliano, il preavviso è sufficiente a evacuare i civili, ma non a trasportare fuori il materiale militare.
Il tempo che trascorre tra l’arrivo del missile di avvertimento e quello del missile “vero” varia tra un minuto e un quarto d’ora.

 

 

 

Gli attacchi senza preavviso. Gli attacchi di precisione mirati ai leader di Hamas, al contrario, non sono preceduti da un avvertimento. Domenica 13 luglio, ad esempio, l’aviazione israeliana ha bombardato la casa di Tayseer Al-Batsh, capo della polizia nella Striscia di Gaza, senza fornire alcun preavviso e causando diversi morti e feriti tra le persone che stavano uscendo da una moschea vicina durante l’attacco.

Le raccomandazioni di Hamas. Sin da quando Israele ha cominciato ad utilizzare questa tecnica, i leader di Hamas hanno più volte raccomandato alla popolazione palestinese di non abbandonare gli edifici in seguito agli avvertimenti dell’esercito israeliano, ma anzi di coinvolgere i vicini e di raggiungere il tetto dell’edificio in gruppi numerosi, in modo che i piloti israeliani rinuncino all’attacco. Esistono diversi casi documentati di piloti israeliani che hanno annullato l’attacco dopo aver visto numerosi civili raggiungere il tetto di una casa dopo il primo avvertimento.

Una guerra psicologica. Hamas e alcune organizzazioni umanitarie accusano Israele di utilizzare il roof-knocking come un’arma di guerra psicologica. Secondo queste accuse, gli israeliani inviano telefonate di avvertimento e roof-knocker a numerose abitazioni che poi non vengono attaccate con il solo scopo di creare panico tra la popolazione.

 

 

ULTIME NOTIZIE DALLA PALESTINA

Settimo giorno di bombardamenti a Gaza. Sono oltre 170 i morti e più di 1200 i feriti. Il 22% delle vittime sono bambini. Sabato tre bambine disabili sono morte in seguito al bombardamento di un orfanotrofio. L’invasione per via terreste della Striscia sembra imminente e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato: «Non sappiamo quando questa operazione finirà: potrebbe richiedere molto tempo. Continueremo con l’offensiva a Gaza fino a che non avremo ristabilito la tranquillità». Nessuna pressione internazionale, ha aggiunto, potrà fermare Israele, che sta usando il doppio della forza rispetto a quella usata nella simile operazione lanciata a novembre del 2012. Finora sono stati compiuti 1220 raid aerei che hanno colpito oltre 630 lanciarazzi, 230 centri militari e 222 tunnel. Ma la conta dei raid, degli obiettivi colpiti, e soprattutto dei morti, sfugge di  mano a causa dell’inarrestabile escalation di violenza. Dei 48mila riservisti autorizzati dal governo, ne sono stati chiamati finora 42 mila.

Migliaia di sfollati. Sono migliaia gli sfollati che cercano rifugio nelle scuole dell’Unrwa, l’agenzia Onu per i rifugiati. L’esercito israeliano, infatti, avvisa la popolazione degli imminenti bombardamenti. Lo fa con tre minuti di anticipo, con dei piccoli razzi sparati sulle case oppure lanciando dal cielo dei volantini che avvertono: «Chiunque trascuri le istruzioni dell’esercito metterà la vita di se stesso e della sua famiglia a rischio. Attenzione». Ma a Gaza non esistono rifugi antiaerei. È successo anche ieri a Beit Lahya, città nel nord della Striscia da dove, secondo fonti israeliane, partirebbe oltre il 30% dei 700 razzi sparati verso Israele. Dopo i ripetuti moniti alla popolazione Israele ha iniziato a dirigere un fuoco di artiglieria su quell’area, utilizzata secondo l’esercito come zona di lancio di razzi a lunga gittata. In questa situazione, negli ospedali mancano le medicine. Oltre la metà dei farmaci essenziali previsti dall’Oms e gli equipaggiamenti sanitari di base è terminata.

Gerusalemme e il resto del Paese. Il Jerusalem Post riporta un comunicato del braccio armato di Hamas, secondo cui «alla luce degli attacchi di Israele ai residenti della Striscia di Gaza, l’ala armata del movimento di Hamas ha deciso di rispondere all’aggressione israeliana, e vi avvisiamo di non compiere voli verso l’aeroporto Ben-Gurion, che sarà uno dei nostri obbiettivi oggi perché ospita anche una base aerea militare». A Gerusalemme, la situazione non è tra le più tranquille. Nei giorni scorsi due razzi sparati dal Libano sono caduti nella Galilea Occidentale, circa 150 km a nord di Gerusalemme e oltre 200 da Gaza. Immediata l’apertura del fuoco israeliano e altrettanto immediato lo scoppio di disordini tra esercito e manifestanti a Gerusalemme, soprattutto nella zona est, quella al di là della Linea Verde, occupata da Israele nel 1967. Fonti di stampa palestinese riferiscono di un accoltellamento nel quartiere ebraico della Città vecchia di Gerusalemme ai danni di una donna palestinese e dei suoi due figli da parte di estremisti ebrei israeliani. Dalla Siria è arrivato un razzo caduto sulle alture del Golan, a breve distanza da un avamposto militare israeliano. Non si hanno notizie di vittime. Anche in Cisgiordania non si fermano le retate e i rastrellamenti da parte dell’esercito israeliano: negli scontri a Hebron un ragazzo è stato ucciso dall’esercito di Tsahal.

Le reazioni internazionali. Intanto a Vienna, sono in corso i colloqui sul nucleare iraniano, al cui negoziato Israele si è sempre opposto. Nella giornata di domenica sono stati riuniti i ministri degli esteri dei Paesi 5+1, per discutere una proposta di cessate il fuoco a Gaza. La Comunità Internazionale ha rotto il suo assordante silenzio e i membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu hanno lanciato un “appello per la de-escalation della situazione” a Gaza, chiedendo «il ripristino della calma e una ripresa del cessate il fuoco del novembre 2012». Anche il Segretario di stato americano John Kerry, in un colloquio telefonico con il premier Netanyahu, si è pubblicamente offerto di mediare una tregua tra le parti. Il presidente palestinese Abu Mazen ha chiesto all’Onu che “lo Stato di Palestina sia messo sotto il sistema internazionale di protezione delle Nazioni Unite”. Anche la Farnesina si è mossa, “Il conflitto israelo-palestinese ha già devastato troppe generazioni. Serve una tregua immediata”, ha detto il Ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini, che da domani al 18 luglio sarà in visita in Israele e Territori  Palestinesi. Anche il sito Viaggiare Sicuri, pur non sconsigliando la meta, ha incluso l’area tra le destinazioni a rischio. Intanto, a Gaza, il massacro non si ferma.

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