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Da un articolo del "Guardian"

Otto cose non vere sull’ebola

Otto cose non vere sull’ebola
Cronaca 18 Ottobre 2014 ore 08:40

Insieme all’Isis, l’ebola è probabilmente il fattore di maggior preoccupazione che in questo momento attanaglia il mondo; il tasso di mortalità, le cause del contagio, i rischi che si corrono viaggiando in aereo: da mesi, impazzano ovunque analisi e dati che hanno creato un vero e proprio clima di terrore sanitario. Nel tentativo di fare un po’ di chiarezza sulla terribile (questo è indiscutibile) epidemia, il Guardian ha stilato un elenco di otto credenze da sfatare circa il virus dell’ebola.

1) Contagio. Per quanto la maggior parte delle persone siano convinte del contrario, l’ebola, rispetto a tante altre malattie, non è particolarmente contagiosa. Come noto, la trasmissione avviene attraverso il contatto diretto con fluidi corporei di un soggetto infetto (sangue, saliva, sperma, sudore, vomito, urina, ecc.), a condizione però che l’individuo sano tocchi una di questa sostanze con una parte ferita del proprio corpo o attraverso una qualche mucosa: una concatenazione di circostanze che, in ambienti igienici, non è così facilmente verificabile.

2) Contagio da soggetto incubato. L’ebola ha un periodo di incubazione che può arrivare ad un massimo di 21 giorni, e comunque mai meno di 6-7: nel periodo in cui, nonostante il virus sia presente nel corpo, non si sono ancora verificati sintomi della malattia, non è possibile che avvenga un contagio. Bisogna piuttosto fare particolarmente attenzione nelle settimane immediatamente successive alla guarigione, poiché per circa un mese, nonostante il virus sia stato debellato, permangono tracce di ebola nello sperma, cosa che permetterebbe la trasmissione in caso di rapporti sessuali con il soggetto guarito.

3) Tasso di mortalità. Si è soliti affermare che l’ebola abbia un tasso di mortalità del 90 percento; questo era vero negli anni scorsi, quando si sono diffusi ceppi di questo virus in alcune zone dell’Africa. Ma l’attuale epidemia, che sta colpendo diversi Paesi del mondo, ha un tasso di mortalità decisamente più basso. Ad oggi, i casi di ebola accertati sono 8.914, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, di cui 4.447 hanno portato alla morte del contagiato. Ciò significa che la percentuale di decessi in caso di contrazione del virus è del 50 percento circa.

4) Quarantena. Nei primi giorni successivi alla definitiva incubazione, l’ebola presenta sintomi pressoché identici ad una comune influenza: febbre, tosse e mal di gola, dolori articolari, mal di testa. Ecco perché moltissimi soggetti, nelle zone più a rischio, vengono messi in quarantena con molto anticipo rispetto al momento della certificazione della contrazione del virus. Prevenire è senz’altro meglio che curare, ma molti dei casi che vengono citati in continuazione dai mass media si rivelano poi semplici malanni autunnali.

5) In aeroporto. Per quanto riguarda il traffico aereo, in primo luogo sono considerabili come viaggi a rischio solo le tratte provenienti dai Paesi dell’Africa Occidentale o su cui viaggiano individui recentemente stati in quelle zone. In secondo luogo, la proposta avanzata di munire ogni aeroporto di sensori rilevanti temperatura corporea e dati somatici dei passeggeri, creerebbe solo spreco di denaro, grandi rallentamenti del traffico e un’enorme quantità di falsi allarmi. Utile sarebbe invece operare un controllo completo ed efficace su tutti coloro che partono dai Paesi in cui il virus è diffuso.

6) L’impreparazione dell’Occidente. Anche questa è una credenza da sfatare, in quanto il sistema sanitario occidentale è prontissimo a far fronte ad un’eventuale diffusione dell’ebola, non solo da un punto di vista della circoscrizione dei casi e dell’evitare contagi, ma anche, giorno dopo giorno sempre di più, da un punto di vista della guarigione dei soggetti infetti.

7) L’Africa. In seguito allo scoppiare dell’epidemia, è ormai opinione condivisa che l’Africa sia un continente interamente in ginocchio a causa dell’ebola: è falso. Ci sono sicuramente alcuni Paesi, come la Guinea, la Liberia e la Sierra Leone, in cui la situazione è realmente drammatica, sotto tutti i punti di vista; ma il resto del continente non corre maggiori rischi dei Paesi europei.

8) Le proporzioni del disastro sanitario. Rispetto a tante altre malattie, l’ebola non rappresenta, attualmente, il più grande pericolo per la salute pubblica mondiale. Per esempio, secondo l’Oms quest’inverno si potrebbe scatenare, in varie zone del globo, una pandemia di influenza che potrebbe mietere molte più vittime dell’ebola, e alla quale, questa volta per davvero, in molti luoghi non si è davvero preparati a far fronte.