Il processo

Morte di Angelo Bonomelli, la difesa di Gherardi: «Non si aspettava quegli effetti. Ha avuto un'infanzia traumatica»

Il 34enne aveva già usato il Rivotril su altre persone senza conseguenze gravi; l'avvocato contesta la quantità versata nel tè al bar

Morte di Angelo Bonomelli, la difesa di Gherardi: «Non si aspettava quegli effetti. Ha avuto un'infanzia traumatica»
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Altra udienza nel processo per la morte di Angelo Bonomelli, l'imprenditore di Trescore morto a novembre 2022 dopo essere stato narcotizzato e derubato a Entratico dal gruppo composto da Matteo Gherardi, 34 anni e considerato l'ideatore della rapina, la fidanzata Jasmine Gervasoni, 25 anni, il padre Rodolfo Luigi, 69 anni e l'amico Omar Poretti, 26 anni.

Le posizioni in aula

La difesa, come riportato oggi (giovedì 20 giugno) dal Corriere Bergamo, ha in particolar modo insistito sul fatto che il giovane di Gaverina avesse già rapinato altre persone in passato con il Rivotril, senza che ci fossero conseguenze gravi, per cui punta alla derubricazione da omicidio con dolo eventuale a morte in conseguenza di altro reato. La Procura invece sostiene che il gruppo criminale sapesse che l'anziano poteva rischiare molto dopo la somministrazione del narcotico, ma che avesse comunque accettato l'eventualità che potesse sentirsi male e morire.

La parte civile, costituita dalla moglie e dai figli di Bonomelli, ha poi sottolineato come secondo loro la vittima sia stata abbandonata, in seguito alla rapina, nel parcheggio di Entratico.

La Difesa: «Gherardi non sospettava quegli effetti su Bonomelli»

L'avvocato Gianluca Quadri, che difende Gherardi junior (il ragazzo rischia 29 anni), in Aula ha dichiarato che il suo assistito non immaginava che drogando l'ottantenne con il farmaco ne potesse provocare il decesso. Si aspettava semplicemente che il suo bersaglio si addormentasse e poi si risvegliasse dopo qualche tempo, senza ricordare nulla. Il legale ha citato anche l'esempio dalla zia del 34enne, settantenne e malata oncologica, una delle sue presunte vittime, che finì in ospedale stordita ma senza altre conseguenze, nonostante il suo precario stato di salute.

Ha inoltre aggiunto che il suo cliente aveva preso a Bonomelli soldi e orologio, ma gli aveva lasciato il cellulare per poter eventualmente chiamare aiuto, anche se poi il dispositivo era stato preso da Poretti. L'averlo lasciato nel parcheggio dentro la sua auto sarebbe stato, per la Difesa, un altro accorgimento a tutela della sua incolumità e poi, ha concluso il legale, erano tornati alle 20 di quella sera per controllare che stesse bene, appurando che dormiva.

I carabinieri avevano però fatto visita all'imputato la mattina dopo, perché la vittima non era tornata a casa e il figlio sapeva che doveva incontrare Gherardi per affari. Allora il 34enne era tornato sul posto, scoprendo che l'anziano era morto.

I dubbi sul farmaco e la richiesta di attenuanti

Dagli esami del medico legale, all'ottantenne era stato somministrato in pratica quasi l'intero flacone, una quantità dieci volte superiore alla dose per uso terapeutico. A versare il narcotico era stato però Poretti, ma l'avvocato Quadri ha contestato comunque la quantità, perché se avesse usato il contagocce ci avrebbe messo troppo tempo per mettere quella quantità di nascosto nel tè poi offerto all'imprenditore.

Allo scopo di richiedere le attenuanti, il legale ha inoltre ricordato l'infanzia traumatica del suo assistito, tra problemi con la madre, anni in comunità e un affido che non aveva avuto un buon esito. Una strategia adottata anche dal difensore di Poretti, Luca Bosisio, che ha raccontato la perdita della madre quando era piccolo, il carcere per il padre, le difficoltà per la droga e la poca stabilità personale a livello lavorativo.

La famiglia non accetta le scuse

La famiglia di Bonomelli, che ha chiesto 1,3 milioni di euro di risarcimento, ha rifiutato le scuse degli imputati, sostenendo che se avessero voluto salvarlo, sarebbe stato possibile, perché la sede della Croce rossa era a poca distanza dal bar dove lo avevano narcotizzato.

La prossima udienza è fissata al 10 luglio, quando parlerà l'avvocato Roberta Zucchinali per Luigi Gherardi e Gervasoni, poi il 23 luglio si darà spazio alle repliche e verrà emessa la sentenza.

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