Cronaca
Colpo di scena nelle indagini

Morti sospette all'ospedale di Piario Dietrofront del pm: non fu omicidio

Morti sospette all'ospedale di Piario Dietrofront del pm: non fu omicidio
Cronaca 18 Agosto 2016 ore 05:00

Se due mesi fa le morti sospette all'ospedale di Piario si iniziava a pensare non fossero poi così sospette, oggi c'è quasi la certezza: Anna Rinelli, l'infermiera 43enne indagata oramai da oltre 8 mesi con l'accusa di omicidio preterintenzionale, non c'entrerebbe nulla con le morti di diversi pazienti del nosocomio seriano. E, stando ad alcune indiscrezioni riportate dal Corriere della Sera Bergamo, il pm del tribunale di Bergamo Carmen Pugliese, titolare dell'indagine, starebbe per far decadere l'accusa nei confronti della finora unica indagata per omicidio, passando a ipotesi di reato decisamente meno gravi per poter comunque continuare a indagare sui fatti. Il capo d'accusa nei confronti della Rinelli, dunque, potrebbe diventare maltrattamenti oppure la somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica.

 

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La perizia scagiona l'infermiera. Un passo indietro obbligato quello che stanno per compiere gli inquirenti dopo che le perizie predisposte dalla stessa accusa hanno, di fatto, smontato il castello accusatorio. I medici legali Francesco De Ferrari e Andrea Verzelletti, dell’Università di Brescia, e il tossicologo Angelo Groppi dell'Università di Pavia, nelle rispettive perizie hanno infatti sottolineato come sia impossibile stabilire un nesso tra una serie di decessi di ex pazienti del reparto di Medicina e la somministrazione di Valium. In realtà una piccola quantità dello psicofarmaco era presente in tutti e cinque i cadaveri riesumati e analizzati, ma sebbene non fosse previsto dalle cure di quattro di loro non si può sostenere che la quantità somministrata sia stata tale da provocarne la morte. Anzi, gli esperti ritengono che il trattamento attuato durante il ricovero sia stato «corretto e progressivamente adeguato» alle condizioni dei pazienti, le cui morti non possono definirsi «inattese», visto che tutti avevano malattie di una certa gravità e ricoveri pregressi.

 

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La posizione degli altri indagati. È evidente, quindi, che la perizia scagioni in pieno la Rinelli dall'accusa di omicidio. E le tante coincidenze che avevano convinto il pm Pugliese della correttezza delle proprie accuse nei confronti dell'infermiera (la sparizione di flaconi di farmaci durante i suoi turni, il decesso dei pazienti proprio a ridosso dell'attività della 43enne, la stessa denuncia dell'ospedale) non possono nulla contro l'assolutezza scientifica dei test compiuti dai periti, in primis dal tossicologo, le cui conclusioni erano certamente le più attese. Nonostante ciò, la Procura molto probabilmente continuerà le indagini. Anche se non ha causato la morte, la somministrazione di Valium a pazienti a cui non era stato prescritto resta, a parere degli inquirenti, un atto da perseguire penalmente. Di conseguenza migliora anche la posizione degli altri 10 indagati per concorso colposo in omicidio preterintnenzionale. La caposala dell’infermiera, una 53enne di Oneta, il primario di Medicina dell’ospedale, un 65enne di Carobio degli Angeli, e altri 8 medici del reparto (una 54enne di Oneta, un 47enne di Songavazzo, una 52enne di Casazza, un 53enne di San Paolo d’Argon, un 58enne di Montello, un 59enne di Clusone, una 47enne di Seriate e una 46enne di Concorezzo) sono accusati dalla Procura di non aver vigilato sulle azioni della Rinelli, ma cadendo le accuse nei suoi confronti anche la loro posizione cambierà. Intanto quel che è certo è che non ci saranno nuove riesumazioni di cadaveri e che la Rinelli continua a non lavorare.

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