E in Norvegia si fanno catene di pace assieme

Musulmani che aiutano gli ebrei Piccoli miracoli dal Nord Europa

Musulmani che aiutano gli ebrei Piccoli miracoli dal Nord Europa
05 Marzo 2015 ore 11:45

Arriva da Arlon, un piccolo comune di poco più di 25.000 abitanti e capoluogo del Lussemburgo belga, una notizia sorprendente per questi tempi. Nel comune della Vallonia l’antica sinagoga ebraica è in condizioni precarie e nell’ultimo periodo sono state sospese le funzioni, ma proprio nel momento più difficile la comunità israelita locale ha trovato un “alleato” inaspettato: i musulmani della zona. L’Ama (Associazione musulmani di Arlon) sta infatti cercando di sfruttare i mezzi a disposizione per tutelare un luogo di importanza pubblica.

La sinagoga. Costruito nel 1865, l’edificio di ispirazione romanico-bizantina costituisce, assieme al cimitero al suo interno, il più longevo luogo di culto ebraico dell’intero Belgio. La comunità israelita della cittadina è molto ristretta e conta circa 50 persone, che mettendosi assieme non sono riusciti a coprire i costi per il restauro del luogo. Le autorità pubbliche hanno ritenuto inagibile il luogo ed ormai prossimo al crollo, ma nessuno si aspettava che, a soccorrere gli ebrei, sarebbero arrivati proprio gli islamici.

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«Atto di cittadinanza». Mohamed Bouezmarni, Segretario Generale dell’Ama, durante la preghiera del venerdì della comunità islamica ha lanciato la proposta di una sottoscrizione pubblica per permettere i lavori di restauro. «Per noi è un normalissimo atto di cittadinanza, ma visto quello che sta accadendo non è così banale. In quanto responsabile di un luogo di culto comprendo bene le difficoltà della nostra comunità ebraica. Non hanno alcun posto adatto per pregare. Siamo pronti a dare una mano a questo restauro di interesse generale nel nome dei valori di generosità e sostegno reciproco».

Nella II Guerra Mondiale fu usata come fienile. L’invito è ovviamente aperto a tutti i cittadini, di nazionalità belga e non, disposti a offrire un contributo per la causa comune («Occorre un lavoro di molti anni che richiede la collaborazione delle autorità religiose e laiche»). L’obiettivo prefissato è quello di andare oltre e costruire assieme qualcosa di positivo, e il “caso della sinagoga” sembra proprio calzare alla perfezione. Il rabbino locale, Jean-Claude Jacob, è entusiasta del sostegno dei musulmani e si augura che, essendo patrimonio della Vallonia, l’edificio venga agevolato nelle spese in modo che in breve tempo possa tornare ad essere agibile, evitando il crollo. Dopo che durante la Seconda Guerra Mondiale vennero tratte in salvo le tavole della Torah, quando i nazisti utilizzarono l’edificio come un fienile, un altro piccolo miracolo potrebbe permettere al luogo di ritrovo della comunità ebraica di sopravvivere.

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Norvegia e Danimarca. Il caso belga giunge ad ulteriore conferma di un moto di solidarietà musulmano-ebraica, già visto a fine febbraio in Norvegia e Danimarca. Nei due paesi scandinavi infatti erano scattati dei moti di protesta pacifica contro l’attentato di Copenaghen di sabato 14 febbraio, quando Omar Abdel Hamid El-Hussein, terrorista islamico pregiudicato, aveva ucciso 2 persone e ferite altre 5. Una delle vittime era stata uccisa davanti a una sinagoga durante un evento sulla libertà d’espressione, organizzato in seguito ai fatti di inizio gennaio alla redazione di Charlie Hebdo. Sia nello stato danese, nonostante la proibizione da parte della polizia per questioni legate alla sicurezza, che in quello norvegese, gli appartenenti alla comunità islamica hanno deciso di creare delle catene umane davanti alle sinagoghe più importanti della nazione, volendo sottolineare il totale distacco dell’islam dalla violenza degli attacchi terroristici e la solidarietà nei confronti degli ebrei colpiti dall’attentato (non a caso lo slogan più utilizzato è stato “No all’antisemitismo, no all’islamofobia”).

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