5,5 milioni di banconote sequestrate in 9 anni

A Napoli l’università dei soldi falsi in Erasmus i delinquenti europei

A Napoli l’università dei soldi falsi in Erasmus i delinquenti europei
25 Settembre 2014 ore 10:45

La Guardia di Finanza di Marcianise (Caserta) ha compiuto, mercoledì 24 settembre, l’ultimo sequestro di denaro falso. Oltre 17 milioni di euro in banconote da 50 euro, di ottima fattura e pronte ad essere immesse sul mercato. Parliamo di “ultimo sequestro” perché il traffico del denaro falso è un traffico che non si ferma mai e contro cui le Fiamme Gialle stanno combattendo, da anni, una guerra durissima. Tra il 2002 e il 2011 si stima che siano state sequestrate ben 5,5 milioni di banconote, per un valore di oltre 400 milioni di euro. E parliamo solo di quelle che sono state bloccate nel nostro Paese, perché in realtà, per l’eurozona, circola una quantità di denaro falso incredibile. E il 50% di questo proviene dall’Italia, più precisamente da Napoli e dintorni. A comunicarlo è il nucleo tributario della Guardia di Finanza, che lunedì 22 settembre ha reso noto che la capitale indiscussa del denaro contraffatto è la città partenopea e il suo hinterland: Giugliano, Afragola, Marano, Quarto, Pozzuoli e Aversa con gran parte del casertano.

 

macchinario produzione banconote

La Guardia di Finanza durante un sequestro presso una stamperia illegale di denaro falso

 

La scuola partenopea. Se pensavate che la pizza fosse la principale eccellenza di Napoli, dovete ricredervi: la vera eccellenza napoletana è la contraffazione del denaro. Il nucleo tributario della Guardia di Finanza del capoluogo campano ha infatti spiegato che, negli anni, nel capoluogo partenopeo s’è creata una vera e propria scuola della contraffazione, apprezzata e stimata in tutta Europa. I falsari nostrani hanno iniziato ad accogliere “studenti” da ogni parte dell’Unione, attraverso “viaggi studio” prettamente dedicati alla segreta arte della contraffazione. Una sorta di Erasmus, con cui i migliori falsari stranieri vengono premiati con un corso accelerato al cospetto degli indiscussi maestri assoluti di questa sofisticata arte: i falsari napoletani. Questa “università” della contraffazione, come spiega il comandante del nucleo antisofisticazione monetaria della guardia di finanza di Napoli, Gerardo Marinelli, al Corriere della Sera, è chiamata, in ambito comunitaria, Napoli Group. I “professori” sono gli storici falsari campani, dotati di elevatissima professionalità. Dopo che, per anni e anni, l’abilità in questione è stata tramandata solamente a pochissimi fortunati, davanti alla globalizzazione anche il panorama dei falsari locali ha deciso di aprirsi e di accogliere malviventi, soprattutto stranieri, vogliosi di imparare le tecniche base della falsificazione. Nonostante la scuola napoletana sia già attiva da qualche anno, sono ancora i falsari campani a dominare, incontrastati, il mercato. Le loro banconote son fatte talmente bene che, spesso, i macchinari in dotazione ai comuni negozianti non sono in grado di identificarle come false. Solamente la strumentazione in uso alla Banca d’Italia riesce a riconoscerle.

Un mercato molto lucroso. Mettere in piedi una stamperia illegale non è affatto cosa da poca. A Napoli ci sono delle regole precise e dei ruoli da rispettare. All’interno dell’organizzazione, poi, ognuno ha il suo ruolo. C’è il committente, che è colui che investe il capitale (di base, la spesa minima è di 200 mila euro per l’acquisto dei macchinari professionali); c’è il maestro tipografo, cioè il capo della fase operativa, colui che segue passo passo i lavori di realizzazione del denaro falso, che accompagna il suo team di tipografi e che si occupa della replica di ologrammi, filigrana e calcografia; c’è, infine, il grossista, che piazza le banconote sul mercato e ai dettaglianti. Una banconota ben riuscita può spuntare anche il 20% del proprio valore al primo passaggio. Ciò significa che, una banconota falsa da 100 euro, se ben replicata, al primo passaggio costa 80 euro. Più aumentano i suoi passaggi, più il ricarico diminuisce, passando dal 20% al 5-10%. Pensando alle stime fatte dalla Guardia di Finanza, possiamo capire quanto sia importante il mercato del denaro falso nei bilanci delle organizzazioni criminali campane. Per poter ottenere questi risultati, uno degli elementi fondamentali (oltre all’abilità dei tipografi) è la qualità dei macchinari. Difficile trovare a Napoli e dintorni una stamperia illegale non dotata di strumentazioni nuove di zecca o, quantomeno, di altissimo livello. Le banconote maggiormente replicate sono quelle da 20 e da 50 euro, perché sono quelle che circolano con maggior facilità, permettono guadagni superiori rispetto a quelle da 5 e da 10 euro, e la gente ci sta molto meno attenta che a quelle di taglio superiore. Per questo motivo, spiega il comandante Marinelli, il rinnovamento delle banconote da 5 e da 10 euro (queste ultime a partire da martedì 23 settembre) attuato dalla Banca Centrale Europea, è solo il primo passo alla lotta alla contraffazione. E pensare che, una volta, grazie al mitico Totò, sul traffico dei falsari ci si rideva sopra.

 

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