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Studio dell'Università di Rochester

Nell’uomo il sesso batte il cibo

Nell’uomo il sesso batte il cibo
Cronaca 18 Ottobre 2014 ore 13:22

Si chiamano Caenorhabditis elegans, ma di signorile e nobile avrebbero ben poco perché si tratta di una particolare specie di vermi cilindrici utili però nel definire, sembra anche nell’uomo, la propensione ai piaceri della carne. Ovvero i maschi, a qualunque specie faunistica appartengono, messi davanti ad un bel piatto di pasta o a un generico cibo ghiotto, o al fascino suadente della ‘femme’, non necessariamente ‘fatale’, non avrebbero dubbi. Come il mitico Ulisse cederebbero più facilmente e volentieri al fascinoso canto della sirene. A profilare questa marcata inclinazione per il sesso da parte dell’uomo (piuttosto che al cibo) è uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Rochester, pubblicato sulla rivista Current Biology, a cui i ricercatori, però, darebbero una giustificazione (o un merito): colpa anche di alcuni geni ‘cerebrali.’

Lo studio. La scoperta è stata fatta osservando il comportamento di questi piccoli inveCCi rtebrati, nei quali il cervello, ma della specie maschile, sembrerebbe programmato per sacrificare la capacità di individuare il cibo per sé e la prole a favore invece dela ricerca di un compagno. Il principio, secondo i ricercatori, sarebbe il medesimo anche tra gli umani: infatti, sebbene nella nostra specie numerosi comportamenti possono essere  influenzati da svariati fattori, tra cui le norme culturali e sociali, ve ne sarebbero però alcuni a base biologica su quali non si può trascendere. Tra questi il richiamo al sesso o al cibo. Ma non solo: questi fattori biologici aiuterebbero anche a spiegare le differenze di genere di fronte a un medesimo evento, cioè perché gli uomini reagiscono in un modo e le donne in un altro, e da un punto di vista della salute, perché i due sessi possono essere diversamente suscettibili ad alcuni disturbi neurologici.

I neuroni. Per arrivare a definire tutto questo, i ricercatori hanno focalizzato attenzione e analisi sull’attività di una singola coppia di neuroni presenti nei vermiciattoli, chiamati Awa, che controllano la percezione dell’odore. L’odore, insieme ad almeno altri due sensi, il gusto e il tatto, sono sensori critici per i Caenorhabditis e fondamentali per consentire loro il movimento e la percezione dell’ambiente; agiscono quasi da antenne che conducono sia la ricerca di cibo ma anche quella di un compagno. Ma non è così per tutti gli elegans: infatti, come in ogni specie animale anche fra questi vermi esistono i due sessi: i maschi e gli ermafroditi, che corrispondono al versante femminile della coppia umana, e benché essi siano in grado di auto-fecondarsi, possono fungere anche da partner di accoppiamento per i maschi.

Forti di questa distinzione della specie, ai ricercatori è stato possibile osservare che ermafroditi e maschi si comportavano in modo diverso quando esposti al cibo: i primi  tendevano a rimanere estasiati dai piaceri o dagli odori culinari mentre i secondi, i maschi, abbandonavano lo stimolo dell’appetito preferendo vagare alla ricerca del compagno con cui accoppiarsi. Ma c’è di più perché In un momento successivo alcuni di questi vermi maschi sono stati geneticamente programmati per essere maggiormente sensibili ai morsi della fame. Con il risultato che alla fine questi vermi resi affamati avevano dieci volte meno successo nella riproduzione se cedevano agli istinti delle fonte alimentare.

I preliminari della ricerca getterebbero quindi, a detta degli studiosi,una nuova luce sulle differenze genetiche tra uomini e donne. Ma non solo, ci sarebbero le premesse per pensare che programmando le proprietà di una cellula, in particolare quelle dei neuroni, dove la componente genetica sembra svolgere un ruolo importante nel modificarne la plasticità, si possano mutare alcuni comportamenti. Sebbene l’evidenza scientifica sia al momento correlata solo ai Caenorhabditis Elegans, è ipotizzabile che si possa estendere anche ad altri animali in quanto le scoperte comportamentali valgono, di norma, per le neuroscienze in generale. Indipendentemente dalla classe faunistica cui si appartiene.