Cronaca
La gara è in programma domenica

Perché alla Milano-Sanremo non vincono più gli italiani?

Perché alla Milano-Sanremo non vincono più gli italiani?
Cronaca 20 Marzo 2015 ore 18:30

Una volta era la nostra classica, la corsa italiana famosa in tutto il mondo. E spesso a vincerla erano i corridori di casa, gente che si cambiava la vita mettendo una Milano-Sanremo nel curriculum. Oggi il mondo è cambiato, e il ciclismo pure. La stagione delle bici è globalizzata - si corre in Australia, in Argentina, nell’Europa dell’est e anche in Oman e a Dubai - e anche la Classicissima è diventata più moderna. Fatalmente, è diventata anche meno italiana.

Pozzato, ultimo italiano a vincerla. L’ultimo dei nostri a vincere sul lungomare è stato Filippo Pozzato, ma era il lontano 2006. Poi è toccato a spagnoli (Freire), svizzeri (Cancellara), inglesi (Cavendish), australiani (Goss, Gerrans), tedeschi (Ciolek), addirittura norvegesi (Kristoff, giusto l’anno scorso). Noi italiani più niente: non è il digiuno più lungo della storia, ma se insistiamo ancora un po’ ci arriviamo. Il record - diciassette anni senza un italiano primo - risale al 1970, quando Michele Dancelli si riprese la Sanremo. Prima di lui c’era stata la doppietta di Loretto Petrucci (’52 e ’53).

 

 

È cambiata pure la corsa. C’entra il fatto che negli ultimi anni, diciamo dal ritiro di Paolo Bettini in poi, abbiamo pochissimi specialisti di corse di un giorno. Veramente c’era Diego Ulissi, ma si è perso nelle pieghe di una brutta storia di salbutamolo. C’entra anche il fatto che ormai la Sanremo è diventata una corsa per velocisti: raramente vince chi parte da lontano. Anche se il ritorno al traguardo di via Roma, quest’anno, potrebbe incoraggiare un attacco sul Poggio. E qui torniamo a Pippo Pozzato: l’ultimo successo azzurro arrivò proprio così, con un attacco sull’ultima, mitica salita - erano lui e Ballan - e un vantaggio sufficiente ad andare a vincere di un niente sul gruppo guidato da Petacchi e Paolini.

Cipollini, Bettini e Petacchi. Gli anni Duemila erano cominciati bene per noi. Successo - ovviamente allo sprint - di Mario Cipollini nel 2002 (quell’anno poi il Re Leone chiuse diventando campione del mondo a Zolder). Successo di Paolo Bettini l’anno successivo: il livornese andò via sul Poggio con un gruppetto di azzurri, c’erano Celestino, Paolini e Di Luca, e nel finale resistette al ritorno del gruppo comandato dal solito Cipollini. Due anni dopo vinse Alessandro Petacchi, tre anni dopo appunto Pozzato. Da allora più niente. E dire che su una vittoria nella Sanremo si può anche costruire una carriera: chiedere a Giorgio Furlan (1994) o al suo successore Gabriele Colombo (1996). Per altri loro illustri colleghi invece la Classicissima è stata soltanto una ciliegina su una torta ricca di successi: così per Gimondi (1974), Saronni (1983), Moser (1984), Bugno (1990), Chiappucci (1991), Fondriest (1993).

 

 

Ma nessuno è come Merckx. In centocinque anni di Milano-Sanremo rimaniamo comunque i più premiati, con 50 successi. Inseguono, ma molto a distanza, i belgi (20), i francesi (12), e tedeschi (6), gli spagnoli (5), gli olandesi (3), quindi tutti gli altri, fino all’inedita vittoria norvegese della passata edizione. Nessuno come Eddy Merckx, sette volte primo. Sei successi per Costante Girardengo, mentre l’eterna sfida tricolore in questo caso l’ha vinta per sempre Gino Bartali, con quattro successi contro i tre di Fausto Coppi. Meglio non farsi prendere dalla nostalgia.

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