Le lettere tra Tarzan e Bergoglio

No Gramellini, il Papa non esagera L’aveva già spiegato il Manzoni

No Gramellini, il Papa non esagera L’aveva già spiegato il Manzoni
21 Ottobre 2015 ore 14:03

Il fatto, di cui abbiamo già parlato qui, è il seguente. Il 17 ottobre, il Guardian ha dato notizia di un’attiva corrispondenza tra il Papa e Andrea Alzetta, noto come “Tarzan”, militante dei centri sociali, dirigente di un’organizzazione che occupa le case a Roma ed ex consigliere comunale. Alla cui missiva Bergoglio ha risposto – dice il quotidiano britannico – inviando un «warm encouragement». La lettera non è stata scritta dal pontefice in persona, ma dagli uffici vaticani; o meglio, da monsignor Peter B. Wells, assessore della Segreteria di Stato. Poco cambia, perché nel suo messaggio si legge, in effetti: «Il Papa invia una parola di paterna comprensione e vivo incoraggiamento. Egli più volte ha richiamato l’attenzione degli organi competenti in favore dei più deboli». Così ora Alzetta ha rilanciato e, riferendosi al Papa, ha espresso il desiderio: «Vorremmo incontrarlo».

 

Una cosa almeno questa storia epistolare fra “Tarzan” Alzetta l’Okkupatore e il papa l’ha messa in chiaro: che la scuola italiana non serve proprio a niente. O meglio: serve per sfornare i migliori fisici al mondo e grandissimi scienziati in genere. Quanto a letterati lascia invece piuttosto a desiderare. Stamani – è appunto il caso – blizquotidiano.it se ne esce con un titolo curioso: Vaticano: «Vai, Tarzan». Ma il Papa sa chi è Alzetta? Sotto: la foto del medesimo con un megafono che dovrebbe significare rivolta, manifestazione, gente arrabbiata.

 

5532b5be-fc28-4455-a256-528d719b0b99 (1)  lettera_papa_tarzan

 

Ma già nei Promessi SposiMa è la domanda che colpisce, perché è la medesima che un personaggio non dei minori rivolge – nel capitolo XXIII dei Promessi Sposi – nientemeno che ad un alto papavero vaticano, il cardinale Federigo Borromeo. La storia è nota: il personaggio, di cui viene taciuto il nome ma che sappiamo essere un Visconti (nientemeno anche lui) faceva da qualche tempo l’Alzetta della situazione in quel di Lecco. Resosi latitante, aveva occupato un castello il cui territorio era vietato alla polizia come certi quartieri di Napoli o di Casal di Principe. Un giorno questa primula rossa senza nome decide che forse poteva valer la pena andare a incontrare il cardinale Scola dell’epoca, ovvero il sunnominato Federigo. Scende dal suo quartier generale sopra Somasca e va a trovarlo in occasione di una sua visita pastorale in zona. Quando – nella generale confusione – il cardinale (cui il personaggio era stato annunciato da un tremebondo cappellano) lo vede, gli si rivolge in maniera a dir poco singolare: «Oh! – disse: – che preziosa visita è questa! e quanto vi devo esser grato d’una sì buona risoluzione; quantunque per me abbia un po’ del rimprovero!». L’innominato rimane un po’ fermo sulle gambe: «Ha detto rimprovero?». Sicuro, prosegue il cardinale: rimprovero perché dovevo essere io a venire da voi; non viceversa.

 

[Il cardinal Borromeo e l’Innominato, minuto 2:17:
«V’hanno detto bene il mio nome?»]

 

E qui appunto entra in scena blitzquotidiano, perché lo stupito interpellato risponde appunto come nel titolo da cui abbiam preso le mosse: «Da me, voi! Sapete chi sono? V’hanno detto bene il mio nome?». Certo che gliel’avevano detto. E pure bene. Fra l’altro, probabilmente i due si conoscevano da tempo, appartenendo alle più ragguardevoli famiglie della città e della regione intera che si stende dalle rive del Lago Maggiore a quelle dell’Adda. Ma appunto questo è ciò che rende la visita più preziosa agli occhi del cardinale: che quello scapestrato, cioè, nel dialogo: «Voi che almeno ho tanto amato e pianto, per cui ho tanto pregato; voi, de’ miei figli, che pure amo tutti e di cuore, quello che avrei più desiderato d’accogliere e d’abbracciare, se avessi creduto di poterlo sperare», proprio quello lì, aveva deciso di muoversi lui ad incontrarlo. E prosegue l’antenato dell’attuale signora Casiraghi: «Ma Dio sa fare Egli solo le maraviglie, e supplisce alla debolezza, alla lentezza de’ suoi poveri servi».

…e pure nella Divina CommediaLa stessa reazione dell’innominato l’aveva avuta Virgilio nella Commedia quando, trovatosi di fonte Beatrice (strani, questi nomi che si ricorrono) scesa a raccomandargli il suo Dante le aveva chiesto, più o meno: perché non hai avuto timore di venire in questo buco, lasciando il tuo paradiso? («Ma dimmi la cagion che non ti guardi / de lo scender qua giuso in questo centro /de l’ampio loco ove tornar tu ardi»). Sono le tipiche reazioni dei moralisti, quelli che pensano che il bravo giardiniere non dovrebbe mai metter le mani dentro la terra ed evitare le rose che hanno le spine. Virgilio arriva alla cima del Purgatorio. Per il Paradiso ci vuol altro che saper scrivere da dio.

E veniamo a Gramellini. Ha scritto Gramellini che il papa sta esagerando. Che dovrebbe piuttosto pensare agli appartamenti sfitti del vaticano. Primo: chi gli ha detto che non ci stia pensando. Secondo: aprire o non aprire quegli appartamenti dipende da lui, quindi è cosa che può fare. Ma che un altro, la libertà di un altro, si muova verso di lui, questo nemmeno Iddio lo può fare. Se le cose sono andate come sembra, la lettera di Tarzan è un miracolo che quelli di Lourdes sono niente, al confronto.

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia