il verde in città

«Non abbattete gli alberi di piazza Dante». La nuova battaglia di Barbara Baraldi, l'amica delle piante

Sono quattordici, sani e vigorosi. Ma il nuovo progetto non li prevede. «A rischio anche la fontana del ’700»

«Non abbattete gli alberi di piazza Dante». La nuova battaglia di Barbara Baraldi, l'amica delle piante
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Barbara Baraldi è pronta a scendere in campo, a tentare di fermare la mannaia che sta per abbattersi sugli alberi di Piazza Dante, olmi e bagolari piantati nei primi Anni Cinquanta per donare un po’ di ombra e di frescura a una piazza che veniva giudicata troppo assolata. Il nuovo progetto di sistemazione della piazza prevede l’eliminazione degli alberi, per ragioni legate anche alle ampie radici che andrebbero a creare problemi alla struttura sottostante, a circa cinque metri di profondità, l’ex albergo Diurno. Dice Barbara: «Io non capisco perché questa amministrazione, in tutte le piazze dove è intervenuta, abbia sempre tentato di eliminare gli alberi. Sempre. Basta vedere quello che è successo in piazzale degli Alpini: ora è una spianata desertica che d’estate produrrà un gran calore. Perché gli alberi non soltanto danno ossigeno, ma mitigano anche l’effetto del caldo. Sempre gli interventi effettuati hanno eliminato il verde. Anche in piazzetta Santa Lucia volevano tagliare quelle splendide magnolie e per fortuna le abbiamo salvate. Ma perché? C’è un accanimento contro gli alberi. Danno fastidio».

Barbara Baraldi è amica delle piante, le difende ovunque, a spada tratta, rimettendoci di persona. Come quando rinunciò alle ferie per salvare i platani di via Fara, di fronte al famigerato parcheggio. «Lo faccio perché le piante sono essenziali per l’umanità. E se si abbatte un albero di settant’anni, con la chioma florida come questi olmi e bagolari, hai voglia di mettere a dimora pianticelle di quaranta centimetri! Il novanta per cento morirà, e comunque gli effetti li vedresti soltanto dopo quindici anni. Gli alberi sono un patrimonio, vanno salvati a ogni costo. Ormai in tutto il mondo civile è questa la politica; al primo posto si mette la salvaguardia del verde, degli alberi, in ogni progetto. A Bergamo succede il contrario: gli alberi danno fastidio, eliminiamoli. Ma è assurdo, soprattutto in una situazione di emergenza climatica come la nostra».

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