Grazie Nedved per il pestone

Non siamo contro la beneficienza ma che palle le partite del cuore

Non siamo contro la beneficienza ma che palle le partite del cuore
Cronaca 06 Giugno 2015 ore 03:00

E alla fine uno è così imbufalito che gli viene perfino da dire: Grazie Nedved! Stiamo parlando delle Partite del Cuore. E del fallo dell'ex centrocampista iuventino su tal Moreno che, a occhio, non doveva essere l'arbitro tondeggiante che ci fece uscire dai mondiali anni fa. Forse è il rapper che di cognome fa Donadoni?

 

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Torniamo alle partite. Già si comincia con gli annunci durante le trasmissioni normali dei giorni precedenti e delle ore appena prima, con i presentatori e le presentatrici che annunciano una serata succulenta a base di sorrisi a contratto ed entusiasmi da sorpresina nell’ovetto kinder con lo stesso tono forzosamente lieto di una madre consapevole che la notizia dell’imminente visita della zia coi baffi costituirà l’inizio di una immedicabile catastrofe per il figlio già in procinto di uscire con lo skate sotto braccio.

La stessa reazione di sorda e ribelle impotenza che si genera nello stomaco dello skater figlio si produce nel plesso solare degli spettatori dei programmi preserali all'incombere minaccioso delle famigerate Partite del Cuore. Con un'aggiunta di reazione allergica alla melassa da produzione Rai filogovernativa. Perché non è che non si voglia fare beneficienza. È che - se fosse vero che ci si vuole soltanto divertire - l'interpretazione dello spettacolo dovrebbe esser completamente rivista.

Metti l'altra sera. Da una parte una squadra che ci mancava solo Pippo Baudo e poi sarebbe stata perfetta come rappresentativa delle soffitte di via Teulada e dintorni. Dall'altra una compagine di vecchie glorie che, se avessero giocato davvero, non gli facevano toccare nemmeno un pallone, a quegli altri. E allora - visto che vogliamo divertirci in maniera sana ma vera - perché non mettere in scena uno spettacolo da Teatro della Crudeltà secondo i dettami del sublime Antonin Artaud? Una cosa che comincia coi cantanti che battono il calcio di inizio, poi gli altri rubano palla e cominciano a macinare tanti gol uno dopo l'altro che le uniche volte che le scarpette degli avversari avranno modo di risentire l'odore del cuoio sarà per la successiva palla al centro. Che so? una partita che terminasse 72 a 1, col gol della bandiera realizzato con i vincitori che fanno ala al passaggio del destinato goleador e il portiere che, sulla linea di porta, si produce in un inchino da maggiordomo. Una scena così varrebbe davvero un canone.

 

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Non si voleva scomodare Artaud?  E nemmeno Max Ernst, il pittore di La vergine sculaccia il bambino Gesù davanti a tre testimoni? vogliamo essere fino in fondo provinciali e perfino autarchici addirittura? Sarebbe bastato assoldare il rag. Fantozzi nel ruolo di radiocronista della partita fra scapoli e ammogliati della sua azienda. Non ci voleva molto a farselo venire in mente. Alessandro Preziosi in veste di portiere era un ragionier Filini perfettamente a proprio agio. Si muoveva in cerca della palla come quei nonni che, piegati in avanti e agitando le braccia sulla battigia, mimano per i nipotini inorriditi dell'acqua e pronti all'urlo isterico i movimenti del nuoto che loro non hanno, per altro, mai praticato. A un certo momento, mentre era sotto attacco, ha abbandonato addirittura la porta per andare a cercare qualcosa lungo la linea di fondo, tanto che gli stessi commentatori si son trovati imbarazzati: nemmeno loro capivano le ragioni di una scelta tattica così raffinata. Nel frattempo la palla rotolava in rete come succede talora che, superata la recinzione, finisca in strada, tra le auto.

Vuoi fare una cosa divertente? preparala almeno un po'. Soprattutto, vieta ai radiocronisti di ricordare a ogni piè sospinto che questa non è una partita vera e che i grandi giocatori in campo non si esprimono realmente al loro meglio. Altrimenti l'anno prossimo il canone, invece di pagarlo alla più grande azienda culturale del Paese, come son soliti ricordare a proprio disdoro i dirigenti di Viale Mazzini, lo versiamo direttamente nelle casse del Cuore e ci evitiamo di doverci subire le partite.

Perché ci va bene la melassa - anche se solo fino a un certo punto -, ci va bene che per la ricerca sulle malattie rare e rarissime qualcuno scucia qualche soldo (anche se poi non si capisce perché mai, se lo stesso qualcuno desiderasse scucire lo stesso ammontare per dotare di attrezzature la scuola dei propri figli, la Camusso e Pantaleo se la prendano così tanto). Ma tenerci per tutta la durata di una partita di fronte al più clamoroso dei falsi in atto pubblico, questo non è tollerabile da nessuno che si senta cittadino di una repubblica democratica, popolare e antifascista come la nostra.

 

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Ed è per questo che quando Nedved ha dato un pestone a chi gli aveva fatto un irrispettosissimo tunnel, e i radiocronisti hanno reagito con un risentito «No, questo no!», manco si trattasse della testata di Zidane a Materazzi, noi al di là dello schermo abbiamo esultato come si può esultare soltanto al riaccadere di un frammento se pur minimo - e sia pure infelice, per il piede di Moreno - di realtà in un universo che rischiava di sparire per sempre nelle nebbie del veltronismo più spinto.

E dunque, presidente Tarantola, eviti per il futuro che la sua stimata azienda abbia ad infliggerci simili spettacoli. Ma se proprio non potesse rifiutarsi di ammettere in prima serata gli ultimi residuati delle trasmissioni autogestite che fecero la trista fortuna della TV dell'Accesso, si prenda almeno la libertà di imporre fra gli autori l'ingegner Villaggio e l'avvocato Checco Zalone e obblighi tutti gli attori in campo a svolgere rigorosamente il ruolo loro assegnato. Così almeno lo sapremo che è tutto finto, e non ci verrà in mente di pensare che sia tale anche la ricerca cui si dichiarano destinati i fondi raccolti al botteghino, col numero in sovraimpressione o con qualche altra diavoleria. Perché alla fine, ahimé, anche questo dubbio finisce per prender piede, come direbbe Nedved.